POLITICA, A BERNALDA E’ DI SCENA LA METAMORFOSI

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ANNA MARIA SCARNATO

Nel teatro Stabile di Potenza, sta andando in scena una performance sulla Metamorfosi di Franz Kafka con una coreografia ed un’interpretazione alla ricerca della perfezione artistica ed esistenziale del personaggio . A Bernalda, in questo momento di campagna elettorale che precede le votazioni amministrative di ottobre, sincronicamente sul palco un candidato sindaco cerca di fare accettare la sua metamorfosi politica dalla folla dei comizi negando quasi la convinzione ideologica  di adesione alla Lega di Salvini annunciata tout  court alla popolazione nel 2019, nascondendo i motivi nonostante la sua libertà gli potevano permettere scelte personali legittime se non fosse per le giustificazioni quasi puerili che oggi si vogliono dare a bere a chi ascolta. Mai avremmo pensato di trovare termini di paragone tra la trama del romanzo di Kafka e quella che su di un palco-scenico di paese si svolge nella realtà.  Ecco che l’immaginario che altro non è se non ricerca di risposte all’esistenza dell’uomo, spiegazione delle reazioni e comportamenti umani ed anche illusione di vivere una realtà che non appartiene, si concretizza nella vita di chi cerca di perfezionare il suo impegno politico attraverso performance sempre più ricercate e mutazioni che spiazzano e le cui vere cause non vengono mai rivelate. E’ una crisi esistenziale difficile da spiegare, una ricerca del meglio per sé, come molti sono portati a pensare, celata dalla giustificazione di farsi ascoltare da chi della Lega comanda a Roma e portare a casa risultati per il territorio. In caso contrario potrebbe tornare sui suoi passi e ulteriormente fare scelte politiche diverse.

E il popolo? Una buona parte, come nel romanzo kafkiano avviene che l’ambiente circostante rimane sostanzialmente estraneo e indifferente nei confronti della mutazione del personaggio del romanzo , sembra essere assuefatta all’assurdo di una situazione non chiara. E assente di stupore, quasi non riguardasse il valore della sincerità, l’alterità come fondamento dell’affermazione del proprio io, la trasparenza fondamentale elemento nemico della finzione, del nascondimento di interessi personali, è essa stessa alla ricerca di giustificazioni  alle quali ognuno riconosce ragioni solo per dare ragione o per non affrontare la realtà dei fatti che impegnerebbe maggiormente la mente che oggi sembra addormentarsi in sogni spesso illusori .  La politica che si fonda sulla negazione di se stessa o sulla finzione della propria identità  non può essere sul palco dove possono solo le Arti  che si devono  considerare degne di tale nome come la Musica, il Teatro, la Danza, la Poesia, le Arti grafiche e scultoree ed altre che evocano sentimenti puri e stimolano gli spettatori ad usare del suo per riflettere su quello che dal palco delle rappresentazioni arriva loro e sul palco accade. Sono queste le Arti che parlano della vita, dei sentimenti, degli addii, dell’amore, della libertà.

Quando la politica vuole assoggettare un pensiero, omologarlo e con la bugia si presenta alla folla compromettendo la sua elaborazione personale e diversificata della realtà dei fatti , non è degna di essere sul palco poiché da arte scade a tradimento di un’elevazione a funzione utile all’uomo, alla sua esistenza, alla sua sopravvivenza, alla civile convivenza ed essenziale alla ricerca  delle migliori soluzioni ai problemi della quotidianità. Se la politica  trascura l’esistenza dell’uomo,  soggetta com’è , sempre più spesso,  alla metamorfosi del pensiero, e del tutto indifferente al rapporto con la base elettorale e alla esigenza del popolo di conoscere persone e programmi  , il tutto si riduce ad uno squallido teatrino nel quale magari si parla con odio dei vecchi amici e con sussieguo dei vecchi nemici. Una sceneggiata nel senso peggiore del termine. Questi palchi meritano la presenza di gente che “sotto” ci vada con gli stessi sentimenti di chi da “sopra” è lontano dalla gente di tanta distanza. Alla finzione che sui palchi è di scena può corrispondere una sorta di “presenza assenza” di gente che spesso è lì per condizionamenti , quasi obbligata chissà, da un rapporto di lavoro che si ha necessità di mantenere. E il cartellino di presenza continua, fuori dall’orario di lavoro, ad essere “timbrato” anche sotto al palco. Non ci meraviglieremmo certamente se sul palco elettorale si esibisse una politica personalistica e arrivista e se in tali condizioni la gente di “sotto” fosse spettatrice mossa solo da speranza di un posto di lavoro( magari  senza concorso ) ,di  un aumento di ore settimanali se dipendenti , di conferma della ennesima promessa di svolta lavorativa, di un lavoro come dipendente  per i figli sul palazzo, attraverso i concorsi che si dovranno pur fare, di una modalità di svolgimento fotocopia dei precedenti. E’ questa la politica che dai palchi deve scendere poiché non li merita come non merita l’ascolto della povera gente che “sotto “ di loro “paga “ un biglietto caro per uno spettacolo indecente . E’  sanguisuga di forze che si sviliscono al suo cospetto, è “parassita” che si alimenta dal basso per crescere alto.  E’ la politica della Metamorfosi di Kafka , trama che si vorrebbe cambiare nella conclusione dell’opera con pagine scritte dal popolo che ritrova la sua identità e la ragione di vivere e non si lascia morire nella quotidianità illusoria, un tipo di politica che del popolo  non ha cura se non quando la paura di perdere la faccia sa illudere come mai. Perché osservare e riferirci solo da spettatori a comportamenti di attori politici più arditi che in altre realtà, come Melfi per esempio, si fanno rappresentare dal simbolo del partito di appartenenza Lega sulla  lista elettorale per le amministrative senza mascheramento in compagine civica per misurarsi come forza in un territorio che potrebbe essere restio per tanti motivi a votarla? La verità ha bisogno di coraggio. La bugia è debolezza ed ha già perso prima che si vada al voto.

 

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