POLITICA GENTISTA O POLITICA TRA LA GENTE: LA POST-VERITA’

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nino carella

nino-carellaUno dei maggiori problemi contemporanei è la comunicazione politica. Tanto che l’ex premier Renzi, inaspettatamente (secondo i suoi calcoli) sconfitto su quello che doveva essere il suo capolavoro – la riforma costituzionale a lungo cercata e mai compiuta – ha apertamente parlato di post-verità, attribuendo la sua sconfitta alla comunicazione, e nello specifico alla comunicazione che viaggia in rete, più o meno lontana dalla realtà dei fatti, ma potentissima nell’attecchire e farsi strada nella mente degli elettori.

Chi è causa del suo mal, però, pianga se stesso. Perché anche l’ultimo premier (come peraltro tutto il fronte del SI al referendum) ha fatto ampio e largo uso di post-verità e propaganda lungo il corso del suo incarico. Sottovalutanto, probabilmente, che essa abbassa le naturali difese della diffidenza e dell’incredulità solo quando è diretta contro qualcuno. E che invece sostenere un’azione, un personaggio, una causa, armati solo di propaganda, non è mai una buona idea. Non funziona granchè. Anzi, è molto spesso controproducente, perchè smorza l’entusiasmo di chi pur volendo sostenere, percepisce l’inganno.

Nei pochi anni di militanza attiva che ho alle spalle, ho raccolto la prova che la maggior parte delle bufale, degli slogan, o dei commenti gentisti che hanno grande presa su internet, non sopravvivono a lungo, fuori di qui. 

Sono come potentissimi agenti patogeni: virulenti nel corpo che invadono, ma fragilissimi fuori di esso. Basta infatti uno scarto di pochi gradi centigradi per distruggere batteri che possono potenzialmente mietere milioni di vittime, trasmettendosi senza interruzione da un organismo ospite ad un altro.

Allo stesso modo, basta uno scambio di battute dal vivo per smontarle tutte, e tirar fuori tutta la impreparazione e l’approssimazione di chi se ne fa potentemente scudo.

La post-verità non si combatte quindi con dosi altrettanto massicce di propaganda di segno contrario. Rimane un’unica, faticosa ma affascinante, soluzione: dobbiamo tornare a confrontarci di più nelle piazze, nei circoli, nei bar. 

Fuori dal diretto contatto umano, non esiste politica, non c’è crescita collettiva, ma solo un facile ed economico controllo delle masse.

Della quale siamo d’altra parte tutti insieme vittime e carnefici: ogni volta che pigiamo con così tanta leggerezza, il tasto “condividi”.

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Sull' Autore

Ho impostato il navigatore in direzione aziendale ma, blaterando di democrazia e di sviluppo, ho svoltato a sinistra finendo dritto addosso a un blog: ed erano già passati quarant'anni.

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