La notizia è sensazionale in un territorio geologicamente giovane e in evoluzione come quello della penisola italiana che registra numerosi episodi di sismici concentrati prevalente lungo la dorsale appenninica, è normale è una catena in piena fase evolutiva, sul Pollino sono state studiate faglie che scorrono con movimenti asismici. Sarà perchè le geoscienze sono cenerentola in un paese che poco investe in innovazione e ricerca, sarà che la Basilicata balza alle cronache per le sue georisorse (ibrocarburi) e i problemi di mancata vigilanza, analisi, tutela dell’ambiente dove le georisorse portano poco sviluppo e innovazione nella tutela dell’ambiente, ma conclamati casi perdite di idrocarburi dai serbatoi del COVA, notizie di nuove scoperte geologiche trovano poco spazio, se non per gli addetti ai lavori, nel mare magnum dell’informazione.
Nella zona del Pollino per la prima volta in Italia, si legge in un comunicato stampa divulgato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), la presenza di movimenti lenti di faglia durante le sequenze di terremoti di bassa magnitudo che contribuiscono a spiegare perché, rispetto al resto dell’Appennino, in quest’area i terremoti di magnitudo più elevata sono meno frequenti. Lo studio è stato pubblicato su Scientific Reports di Nature (http://www.nature.com/articles/s41598-017-00649-z) durante la lunga sequenza sismica che ha interessato il Pollino dal 2010 al 2014, non si sono verificati solo terremoti ma anche dei lenti e continui scorrimenti di faglie privi di attività sismica. A svelarlo per la prima volta lo studio appena pubblicato sulla rivista Scientific Reports di Nature di un team di ricercatori dell’INGV, dell’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IREA-CNR) in collaborazione con il Dipartimento di Protezione Civile. I risultati dello studio gettano una nuova luce sulla sismicità in epoca storica nell’area del Pollino.
Il primo autore del lavoro è Daniele Cheloni, Ricercatore INGV che spiega come “Negli ultimi anni è stato evidenziato che le sequenze sismiche di terremoti di bassa magnitudo sono spesso accompagnate da scorrimenti asismici, anche se la mancanza di un numero sufficiente di misure di deformazione del suolo durante tali sequenze ha impedito, finora, la verifica di questa ipotesi nell’area italiana”.
I terremoti sono causati da movimenti di faglie che avvengono molto rapidamente e in tempi dell’ordine di pochi secondi. In alcuni casi però le stesse faglie possono muoversi lentamente (nell’arco di settimane o mesi) senza generare terremoti è questo il fenomeno noto come scorrimento asismico.
La dimostrazione della presenza contemporanea di attività sismica e di movimenti asismici, è stata effettuata da i ricercatori che si sono affidati ai dati delle stazioni GPS (costellazione di satelliti del Global Positioning System) della rete RING dell’INGV (http://ring.gm.ingv.it), installate nel 2011 nell’ambito di un progetto INGV di studio della deformazione tettonica nell’area del Pollino, e alle immagini radar raccolte dai satelliti COSMO-SkyMed dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), fornite nell’ambito dell’iniziativa ASI Open Call COSMO-SkyMed.
Alla ricerca ha partecipato Eugenio Sansosti Primo Ricercatore dell’IREA-CNR, che spiega: “I dati satellitari a nostra disposizione, hanno garantito un elevato dettaglio nello spazio e nel tempo inimmaginabile con altri sensori, permettendoci di misurare deformazioni del suolo anche molto piccole e lente, come quelle legate agli scorrimenti asismici”. Ciò è stato possibile anche grazie alla intensificazione delle acquisizioni satellitari sull’area del Pollino messa in atto dall’ASI, su indicazione della Protezione Civile, durante la sequenza sismica. I dati satellitari un’enorme mole disponibile necessitava di un’accurata e delicata operazione di elaborazione. “Abbiamo utilizzato tecniche innovative, sviluppate presso il nostro Istituto nel corso degli anni, per risalire alle variazioni nel tempo del segnale di deformazione”, precisa Gianfranco Fornaro, Primo Ricercatore delI’IREA-CNR, “e il successivo confronto dei risultati con i dati GPS non ha lasciato alcun dubbio sull’affidabilità delle nostre misure”. I risultati ottenuti sono importanti per la comprensione della sismicità nell’area del Pollino. Le testimonianze storiche degli ultimi secoli non mostrano evidenze di eventi sismici significativi che invece interessano le aree adiacenti dell’Appenino e della Calabria. “Il movimento asismico contribuisce al rilascio di una parte della deformazione tettonica che verrebbe altrimenti rilasciata dai terremoti. Questo può spiegare perché, rispetto al resto dell’Appennino, i terremoti di magnitudo più elevata sono relativamente meno frequenti nell’area del Pollino. Ulteriori progressi nella comprensione dei fenomeni sismogenetici nell’area italiana non possono prescindere dai sistemi osservativi come la rete GPS RING, la missione COSMO-SkyMed e la Rete Sismica Nazionale”, conclude Nicola D’Agostino, Primo Ricercatore dell’INGV e coordinatore della ricerca.
L’attività sismica nell’area del Pollino, al confine tra Basilicata e Calabria, è caratterizzata da numerose scosse tutte di modesta entità. La sismicità continua a insistere sul settore occidentale della regione, già interessato dall’attività nei mesi scorsi come si legge nei comunicati reperibili sul sito dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), e proprio da quest’area oggeto di studio e monitoraggio è stato possibile attraverso l’uso di Radar satellitari e GPS rilevare scorrimenti di faglie asismici.
L’area del Pollino, che si trova tra la Basilicata e la Calabria, è stata interessata negli ultimi anni da una sequenza sismica caratterizzata da periodi di attività frequente intervallati da periodi di relativa calma. Dal 2010 ad oggi sono avvenuti più di 6100 terremoti, la maggior parte dei quali di magnitudo modesta (M < 3.0): 46 hanno avuto magnitudo compresa tra 3.0 e 4.0, sono stati registrati due eventi di magnitudo tra 4.0 e 5.0 ed uno di magnitudo ML pari a 5.0 (Mw 5.2), avvenuto il 26 ottobre 2012.
Storicamente il massiccio del Pollino nel passato non ha avuto terremoti distruttivi (magnitudo Mw superiore a 6) quindi è considerato come una zona di gap sismico, cioè un’area dove l’occorrenza dei terremoti è storicamente scarsa o quasi nulla. invece, studi paleosismologici, che analizzano i terremoti molto antichi, hanno trovato prove significative dell’esistenza di importanti faglie che possono essere considerate attive come la faglia del Pollino e la faglia di Castrovillari.
La mappa di deformazione del Pollino (Calabria) tra il 2012 e il 2014 è visibile al seguente link: https://youtu.be/2odzgXaiYrs
