di ROCCO PESARINI
Nella nostra città si parla spesso, e spesso a sproposito, di cultura.
Potenza è una cittadina culturalmente attiva ma ho l’impressione sia poco attiva invece, tranne rarissime eccezioni, nel produrre eventi, nel pianificare e realizzare iniziative che vadano nel senso di scoprire o riscoprire non la cultura tout court, bensì la cultura potentina, intesa come dialetto (o vernacolo che dir si voglia), tradizioni, costumi, fatti e personaggi storici o di fantasia ma pur sempre riconducibili alla “storia cittadina” (si pensi alle maschere del carnevale e, perciò, al nostro Sarachella o Sarachedda).

E, in questo panorama che personalmente trovo abbastanza povero sia per l’esiguo numero di coloro che realmente vi si dedicano sia per la mancata o insufficiente attenzione dell’amministrazione, un posto di assoluto rilievo lo ricoprono Teresa Tancredi e la Compagnia Teatrale Dialettale La Pretoria.
Anche sabato scorso (11 dicembre) Teresa e La Pretoria sono stati protagonisti di una commedia in vernacolo di assoluto valore – Muscatiedd’ e Malvasia – che è già andata a collocarsi a buon diritto nel filone dei brillanti spettacoli teatrali ideati e messi in scena dalla compagnia dialettale potentina.
Una compagnia teatrale che continua, ed è un dato per nulla scontato, a registrare il sold out per tutte le commedie che porta in scena, in una città dove la partecipazione agli eventi non ha mai particolarmente brillato.

E questa grande partecipazione popolare, oltre a ripagare Teresa e i suoi ragazzi e ragazze dal duro e certosino lavoro di ideazione e messa in scena degli spettacoli, testimonia come la gente potentina mantenga inalterato il suo interesse per questo genere di spettacoli e di cultura.
“Stiamo cercando da sempre di portare avanti un discorso culturale difficile, complesso ma di assoluto fascino e valore” afferma Teresa “che risiede nella precisa volontà di scoprire e far riscoprire la nostra lingua vernacolare, le storie e i personaggi che la nostra città possiede e tramanda da sempre”.
“Ho la nomea, tra i miei collaboratori, di essere un ”generale di ferro” ma, purtroppo, credo sia l’unico modo per portare in scena delle opere teatrali che assicurino e mirino a quell’operazione culturale che tanto ci sta a cuore da quando siamo partiti e alla quale mi dedicherò finchè ne avrò la forza” aggiunge Teresa.
Operazione culturale che, ribadisco, meriterebbe oltre al plauso e alla partecipazione sempre massiccia della gente potentina, maggiori attenzioni in termini di programmazione e finanziamento anche da parte dell’amministrazione comunale, magari pensando a dei momenti ci condivisione e compartecipazione delle realtà artistiche e associative che si occupano di questo importante filone.
Filone che conduce necessariamente ad un concetto di “potentinità” antico ma al tempo stesso nuovo, foriero di sviluppi culturali, artistici e turistici assai interessanti.
Ma come ogni cosa, è un’operazione che necessita di fondi, di strumenti e di programmazione.
Se non si procederà in tal senso, la compagnia La Pretoria e le poche altre realtà attive in questo settore continueranno ad essere delle mosche bianche, con sempre crescenti difficoltà di portare avanti le loro attività.
Mi auguro che l’amministrazione comunale e i competenti assessorati, sindaco in testa, vogliano accogliere questo mio invito o suggerimento che dir si voglia.
(N.D.A. della compagnia adoro Sarachedda, prima e finora unica commedia teatrale in vernacolo putenzes’ dedicata alla nostra storica maschera carnevalesca, secondo me giusta vincitrice del Premio Eventi Potentini nella categoria Teatro nel 2019)