di ROCCO ROSA
Con l’esperienza si progredisce, perché si corregge e si migliora. A patto che dopo ogni esperienza, si trovi il modo di analizzarla, di discuterla e di trarne conclusioni. Uno dei mali italiani è che si vive tutti sotto i riflettori e, appena spente le luci, si pensa ad altro. Lo fa la politica, lo fanno i giornali, dove il forno della cucina ha bisogno sempre di legna nuova. E invece è la cenere che va indagata, perché essa è concime per la crescita . Che cosa ha detto la tragedia bianca dell’Abruzzo e del Molise?
- Che la protezione civile ha bisogno di integrarsi con l’Esercito, e che questo deve riconvertirsi verso i compiti di intervento nelle calamità, migliorando il suo addestramento e provvedendo al rinnovamento specialistico del parco macchine. La proposta di un volontariato militare di 6 mesi non è sbagliata
- Che la protezione civile non può avere un modello standard di intervento per il Paese, ma che deve rivedere la sua mission alla luce delle peculiarità regionali, analizzando e rivedendo i piani regionali. Terremeto e neve insieme saranno pure un fatto rarissimo, ma deve essere contemplato e sopratutto organizzato in un piano operativo che abbia la pronta reperibilità di uomini e mezzi
- Che stiamo pagando l’abbandono dei territori da parte di Anas e di Enel in nome di una politica economica che punta sempre alla realizzazione del nuovo e non alla manutenzione del vecchio. Il risparmio fatto eliminando persone dal territorio lo si sta pagando cara. Ci fosse stata l’Enel di quarant’anni fa, la luce sarebbe arrivata in 4 ore e chi ha conosciuto le nevicate del 56 e quelle del 64 può testimoniare che quando le squadre sono sul posto, conoscono le cose, le strade, i pericoli e il modo migliore per intervenire. Oggi le squadre interne non ci sono e il tutto è esternalizzato a ditte che fanno tante cose e nessuna bene. Stessa cosa per l’Anas le cui strade provinciali, d’inverno non possono essere lasciate sparire sotto una coltre bianca ma devono essere passate e ripassate con i mezzi fino a renderle comunque transitabili e pronte. Un new deal politico deve partire da qui: da una spesa pubblica riconvertita in direzione del funzionamento delle cose che ci sono, quando funzionamento significa lavoro, presenza dell’uomo sul territorio e reperibilità sul posto delle figure che servono. Non sarebbe male discutere di queste cose in un consiglio regionale e formulare un piano di lavoro da presentare alla conferenza Stato-Regioni.
- Il consiglio dunque è questo: tutti bravi e tutti eroi , in una situazione che ha sorpreso per la sua atipicità e che , sorprendendo, ha mostrato crepe nell’organizzazione sul territorio.