Forse il 2019 non vedrà più quel ponte di ferro nei Sassi, quella genialata che ha fatto parlare di come si può imbruttire una città proprio nel momento in cui essa cerca di attestarsi al turismo mondiale. Sembra, ma il condizionale ancora ci vuole, che sia rrivata la decisione di farlo fuori e soprattutto siano stati trovati anche i soldi per farlo. Se dovessimo conteggiare quanto costa ad una città il cattivo gusto di qualche progettista o di qualche amministratore che prima di pensare all’estetica si preoccupa della direzione in cui spendere i soldi, c’è tanta di quella gente che dovrebbe rifondere le casse pubbliche, considerato che è da queste che è arrivato il via libera a certe brutture. Mi ricordo che Giovanni martemucci lo aveva definito tempo fa un monumento allo spreco , firmato da tre amministrazioni consecutive, quattro se si mette anche, come dice il collega, la breve parentesi di Buccico. Insomma ,ognuno ci ha messo del suo o in termini di intervento diretto oppure in termini di disinteresse o di noncuranza. Il ponte è stata la risposta sbagliata ad un intervento atteso e necessario, che era quello di ricostituire un percorso di penetrazione nei sassi, dopo il crollo di un tratto stradale preesistente. Ci vuole una soluzione che si innesti armonicamente nel tessuto urbano del rione, che ne rispetti l’ambiente in termini di preservazione e di riqualificazione, che introduca agevolazioni per i disabili, che curi la ferita nuova prodotta dal ponte stesso. E’ evidente che dopo la cattiva esperienza fatta, non basta dire ad uno: pensaci tu, ma bisogna operare con trasparenza e con il coinvolgimento dei cittadini, nelle forme che meglio servano a raccoglierne idee e suggerimenti. ( foto videouno)
QUEL PONTE….
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