RAID DELL’ODIO ON LINE, I GRANDI DI INTERNET VANNO PER VIE LEGALI

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DONATO MARCHISIELLO

 

 

La nota piattaforma di contenuti Twitch ha portato in tribunale utenti che rivolgevano offese di stampo razziale e sessuale nei confronti di streamer di colore o Lgbtqia+ .Sin dai suoi albori, internet ha vestito due mise completamente diverse: da un lato, strumento insostituibile di informazione e discussione, dall’altro veicolo di “umori” e azioni tese ad un progressivo “buio” etico e morale. Purtroppo, in questa ultima non particolarmente aggradante combriccola, vi sono anche decine di utenti che, a partire dai primissimi di agosto hanno avviato una vera e propria campagna d’odio su Twitch contro alcuni utenti, “rei” d’appartenere al mondo Lgbtqia+ oppure d’esser di colore. Per chi non lo sapesse, Twitch è una titanica piattaforma online di contenuti, seguitissima specialmente dai più giovani, dove migliaia di utenti, chiamati in gergo streamer, imbastiscono veri e propri show online, creando delle pseudo emittenti televisive dove trasmettono contenuti quali videogame, ma anche talk-show e chat dal vivo con il pubblico, che può non solo commentare e partecipare attraverso apposite chat, ma anche eventualmente supportare gli streamer con delle donazioni. Una piattaforma in grado, nei suoi dieci anni di vita, di macinare numeri da capogiro: nel solo 2020, gli utenti hanno visionato oltre 1 trilione di minuti di contenuti in diretta, con una media di circa 30milioni di persone connesse contemporaneamente al giorno. Gli “hate raids”, ovvero raid dell’odio, non sono purtroppo nuovi sulla piattaforma di streaming, seppur nell’ultimo mese la situazione è divenuta totalmente fuori controllo: decine e decine di gruppi di utenti, tramite la creazione di identità fasulle sulla piattaforma e l’uso di software in grado di “spammare” intere frasi a ritmi regolari e in modo automatico, hanno preso di mira diversi streamer invadendo le loro dirette con frasi ingiuriose o violente. Una situazione così pesante ed endemica che, ben presto, diversi streamer si sono rivolti direttamente a Twitch per arginare il fenomeno, creando l’hashtag #TwitchDoBetter durante i primi di agosto per portare alla ribalta il problema.

Un problema che, invece, altri creatori di contenuti hanno cercato di risolvere in modo autonomo, arrivando ad utilizzare una sorta di “bottoni anti-panico” durante la diretta, per “silenziare” l’audio dello show o limitare in modo sostanziale i messaggi nelle chat, seppur gli strumenti abbiano solamente in parte rallentato l’azione dei “troll”. Dal canto suo, Twitch ha sin da subito invitato gli utenti vittima di comportamenti illeciti a segnalare gli stessi attraverso gli strumenti disponibili di base, oltre che implementare, così come riportato da Wired, ulteriori strumenti di controllo per irrobustire le “difese” in chat. Ma, nonostante migliaia di account bannati nell’arco di un solo mese, il colosso dello streaming online ha pensato di portare la battaglia in tribunale, in modo particolare denunciando alla Corte di San Francisco due persone, residenti in Olanda e Austria, ritenute responsabili di «prender di mira persone di colore e appartenenti ai gruppi Lgbtqia+» attraverso l’uso di contenuti «molesti di carattere sessuale, razzista, omofobico» ecc. Secondo quanto si apprende dai documenti depositati dai legali del colosso di internet presso la corte di San Francisco, i due, dapprima “bannati” dalla piattaforma online, avrebbero continuato nel loro malevolo operato dapprima creando nuovi alias e migliaia di account fasulli gestiti attraverso appositi programmi, per poi alterare i propri “raid” cambiando modi e tempi di “intervento” nelle dirette degli streamer, per allontanare da sé i sospetti. Secondo i dati diffusi da Twitch, i due avrebbero creato circa 3mila bot in grado di perpetrare uno spam regolare e organizzato di «insulti razziali, rappresentazioni grafiche di violenze contro minoranza e asserzioni d’appartenenza al Klu Klux Klan». In aggiunta, in base ai dati presenti nel reclamo legale presentato da Twitch, i due sono ritenuti parte integrante di una vera e propria “comunità dell’odio”, in grado di organizzare azioni mirate e su vasta scala.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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