REDDITO DI CITTADINANZA: FAKE NEWS E REALTA’

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RICCARDO ACHILLI economista

 

In un Paese attraversato da un’ondata culturalmente di destra, in cui l’individualismo, benché poco metodologico e molto “fai-da-te” sembra essere l’unica cifra che regge una collettività oramai stanca, l’introduzione del Reddito di Cittadinanza da parte del precedente Governo Conte ha dato luogo ad un flusso infinito ed interminabile di lamentele, critiche, fake news ed attacchi strumentali.

Dimenticandoci che, fino all’introduzione del Reddito di Cittadinanza, eravamo l’unico Paese europeo privo di uno strumento universalistico di contrasto alla povertà, e che non eravamo adempienti ad una raccomandazione del Parlamento Europeo del 2011, che suggeriva l’introduzione di un sistema analogo, nel momento in cui, dalle mille sperimentazioni fatte, a livello nazionale e di alcune Regioni (fra le quali la Basilicata) si è passati, finalmente, ad uno strumento universale, l’animo egoistico che ha impedito agli italiani di diventare un popolo riemerge in tutta la sua forza. Ci tocca adesso sentire le cazzate salviniane sulla priorità al lavoro rispetto all’assistenzialismo, quando lo strumento prevede esattamente di avviare al lavoro i suoi beneficiari, e quando nessuno si degna di spiegare come sia possibile reimpiegare un disoccupato di lungo periodo ultracinquantenne privo di qualsiasi qualificazione. E’ ovvio che i manovratori della campagna anti-Reddito di Cittadinanza abbiano come unico bersaglio non lo strumento in sé, ma qualsiasi intento di tentare di redistribuire la ricchezza, in un Paese in cui la crisi e decenni di tagli ai servizi pubblici essenziali hanno scavato un fossato di diseguaglianze: l’indice del Gini, un parametro statistico il cui valore è tanto più alto quanto più cresce la disparità nella distribuzione del reddito fra gruppi sociali, cresce da 31,2 nel 2008 a 33,4 nel 2018, superando addirittura la media europea, che è di 30,6.

I miliardi allocati al primo serio tentativo, da decenni a questa parte, di fare redistribuzione, evidentemente servono per distribuire incentivi ad imprese che non sanno innovare, o a finanziare tagli fiscali ai redditi più alti: è noto che flat tax leghista e Reddito di Cittadinanza sono finanziariamente incompatibili per il bilancio dello Stato.

Adesso l’onda lunga delle cazzate arriva anche in Basilicata, fra strepiti ed alti lai perché, su 16.000 domande presentate per il Reddito di Cittadinanza, non si è ancora creato un posto di lavoro. Naturalmente nessuno dice che la causa è di tipo amministrativo: fino al prossimo mese di dicembre, infatti, i Navigator ed i Centri per l’Impiego saranno impegnati esclusivamente a redigere e sottoscrivere i Patti individuali di inserimento, ovvero gli strumenti di base per poi orientare il beneficiario verso il lavoro. Quindi non vi è ancora una attività di orientamento al lavoro, ed è pertanto impossibile che i beneficiari, che intanto non sono i 16.000 che hanno fatto domanda ma i 10.500 che se la sono vista approvare, possano trovare lavoro.

Detto questo, nessuno vuole nascondere le tante farraginosità dello strumento: a mio avviso poco si è fatto per individuare indicatori di coerenza fra tenore di vita e Isee dichiarato, al fine di stringere maggiormente le maglie dei controlli ed identificare i tanti furbetti. Poi il requisito della dichiarazione Isee non copre chi ha perso il lavoro nell’anno stesso della richiesta di accesso al beneficio, diventando un nuovo povero, troppo nuovo per poter fare domanda. Ma soprattutto, in un territorio difficile come quello lucano, con Centri per l’Impiego che sono su livelli di performance modestissimi, è difficile pensare che soltanto 13 Navigator animati da tanta buona volontà possano fare la differenza. Forse se si fossero coinvolti i sindacati nella fase di prestazione di servizi per il collocamento, sul modello olandese, si sarebbe potuto fare meglio.

In generale, le esperienze sin qui vissute (ed in particolare, a livello nazionale, la valutazione fatta della sperimentazione di Reddito Minimo di Inserimento, fra 2000 e 2004, ed a livello lucano il rapporto di valutazione sul reddito di cittadinanza, da me elaborato nel 2008) portano a ritenere che, in aree depresse a basso potenziale di creazione occupazionale, il tasso di uscita per reperimento di un lavoro tramite strumenti come quello del Reddito di Cittadinanza si aggiri attorno al 10-15%. Essa fu di circa il 9-10% per il reddito di cittadinanza lucano, quella di uno strumento analogo utilizzato nelle regioni più povere dell’Ungheria, considerato un caso di eccellenza, si aggira attorno al 12-13%.

Ci sono diversi motivi che giustificano tali performance apparentemente modeste. I due motivi principali risiedono, da un lato, nella “trappola della povertà”: un sussidio tende a produrre una propensione a non accettare nuovi lavori, e quindi le condizionalità, in termini di orientamento al lavoro, devono essere estremamente rigide, e fattualmente verificate. Dall’altro, la platea: uno strumento come quello analizzato si rivolge allo strato di più ardua occupabilità e di maggiore emarginazione socio-lavorativa, ed è quindi ovvio che, rispetto ad altre platee, tipicamente non beneficiarie dello strumento, esso tenda a conseguire risultati meno evidenti.

Detto questo, non dobbiamo nemmeno dimenticare che un 10% di persone strappate all’emarginazione e riavviate in un circuito lavorativo non è un risultato socialmente disprezzabile. Né dobbiamo dimenticare che il sussidio monetario è erogato allo strato più povero della popolazione (al netto dei furbetti) che ha una propensione marginale al consumo più alta della media, e che quindi innesca fenomeni di crescita della domanda aggregata e del mercato. Ed infine, forse, non sarebbe male avere un approccio più etico alle questioni sociali, anziché pretendere una religione del merito e del lavoro anche per chi da tale tipo di parrocchia del capitalismo, per vari motivi (sfortuna, incapacità, malattia) è stato cacciato via.

C’è invece un’altra critica che vorrei fare agli strumenti lucani, dal reddito di cittadinanza a quello di inserimento, passando per il Copes, che mi hanno visto, grazie ad una persona che non dimenticherò mai, ovvero Adriano Abiusi, fra gli estensori ed i valutatori. Se non sbaglio, l’ultima platea del reddito di inserimento, che è stata prorogata fino al 31 dicembre 2019, conta 2.200 beneficiari circa. Ma i beneficiari di Reddito di Cittadinanza, per i quali ad oggi è già stato stipulato il Patto individuale, e che quindi hanno una condizione accertata di bisogno economico, sono 3.600 circa, senza contare gli altri 7.000 la cui domanda è stata accettata.

Ciò significa che gli strumenti regionali che abbiamo messo in campo in questi ultimi anni, soprattutto per limitatezza delle risorse finanziarie appostate, si sono rivelati molto al di sotto del fabbisogno sociale di protezione dalla povertà. Ancora oggi abbiamo che il 36% circa delle famiglie lucane si addensa nel 20% più basso dei valori della scala dei redditi, mentre solo il 6% si colloca nel 20% più alto.  In qualche misura, cristallizzandosi negli anni, le platee dei vari provvedimenti regionali di sostegno al reddito hanno creato una sorta di” élite” (mi si passi il termine assolutamente inadeguato), cioè un circuito chiuso di bisognosi con esclusione dell’accesso ai bisognosi “ancor più bisognosi”. Ed occorre interrogarsi su questo. La cristallizzazione delle platee con annessa riduzione, o mancato aumento, delle risorse disponibili necessarie ad ampliarle o quantomeno rinnovarle, hanno svuotato di significato le politiche contro la povertà regionali, ed hanno ulteriormente segmentato i più poveri in categorie create attorno all’accesso a determinati provvedimenti pubblici. O tali provvedimenti sono universalistici, o nel tempo tendono a creare dei plafond rigidi, questo sì, assistiti e pronti anche al voto di scambio. E questo vale anche per altre categorie disagiate: una su tutti, i forestali.

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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