Pian piano si fa strada la consapevolezza che quelli di prima sapevano che cosa significasse governare la Regione, e forse, lo sapevano così tanto da considerarla tout court cosa loro, mentre questi di adesso non sanno da dove cominciare ma si muovono già nella idea che la regione è cosa loro. A quasi un anno il bilancio politico è una borsa vuota, quello istituzionale contabile ancora da farsi. Però il tempo è stato speso per prendere di mira le postazioni, discutere, accapigliarsi, metterci il cappello,cercare di toglierlo ed il tutto con una spregiudicatezza , una libertà di movimento, un vocabolario che danno l’impressione di una incapacità ad andare oltre il sedersi. Se la giustificazione è “ l’hanno fatto gli altri prima, adesso tocca a noi”, allora possiamo dedurne che i nuovi cominciano da dove i vecchi sono caduti, e cioè dalle cose che hanno determinato la sfiducia della gente in una classe politica ( clientelismo, occupazione del potere, scelte fiduciarie e non meritocratiche) e la crescita di un sentimento di ribellione verso la cosidetta casta regionale. E cominciando dalla coda, ogni giorno che passa, rischiano di fare il gioco degli sconfitti perchè si prendono i privilegi e non sono in grado, nella maggior parte di produrre capacità programmatoria e gestionale, del tipo di quella che l’energia politica del decennio scorso ha prodotto. Tutti i dati statistici confermano che la Basilicata ha portato in questi dieci anni risultati migliori delle altre regioni meridionali in settori come la sanità ( i lea sempre rispettati) , l’agricoltura, il turismo, l’ambiente. Ma , al di là dei dati, tutti convergono sull’esistenza, almeno con Pittella, di un quadro programmatorio certo, culminato con la firma del patto per la Basilicata: una visione organica di sviluppo nel quale , insieme ai numeri, c’era la composizione di un modello di sviluppo ( ricerca, piano industriale, infrastrutture) che cercava di recuperare in maniera veloce il gap con l’altra parte del treno Paese. Molti ricorderanno le critiche alla scelta di Pontecagnano e dev’essere con una certa soddisfazione che il Governatore uscente ha letto l’interrogazione dell’on. Lomuti nella quale chiede ai ministri di lavorare anche sui collegamenti di quella struttura con la Basilicata perchè è un aeroporto strategico per la val d’agri, il potentino e il lagonegrese, cioè due terzi della popolazione lucana. Questo per non parlare delle filiere che hanno portato i grandi marchi dell’agroalimentare a mettere tenda in Basilicata, o dello sforzo fatto sulla grande comunicazione media per portare Matera e la Basilicata all’attenzione europea e mondiale. Avesse accolto il suggerimento di mettersi a capo della rivendicazione meridionalista denunciando l’esproprio che da cinquant’anni viene fatto delle risorse meridionali con i conti truccati della spesa storica, avrebbe potuto svolgere un ruolo di primo piano. Quello che è stato è stato e frutto di una visione miope della politica è il regalo di una nuova maggioranza di destra che o non sa esprimere le potenzialità dei singoli settori ( che pure ci sono) ingabbiata in una rigidità decisionale e verticistica che praticamente rischia di preferire la staticità del controllo alla dinamicità del movimento, oppure ha geneticamente poche potenzialità e si accontenterà di gestire il girono per giorno, raccogliendo tutto quello che il convento può passare alla politica. Dispiace per una persona come Bardi, gentiluomo di altri tempi, ma , pure se ha grande volontà di uscirne bene da questa avventura, non si è dotato né di strumenti né di persone che possano guardare un po’ più lontano. E di questo passo, ogni giorno avrà la sua pena. Rocco Rosa
REGIONE, OGNI GIORNO LA SUA PENA
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