RIPROPONGO: LA POTENZA CHE VORREI – DARE VOCE AI CITTADINI

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di ROCCO PESARINI

 

 

Inizio a ricondividere gli articoli che scrissi ormai tre anni, prima dell’ultima campagna elettorale amministrativa, perché devo rinfrescarmi la memoria su quello che desideravo per la nostra città all’epoca e, in gran parte, desidero tutt’oggi atteso che sbirciando qua e là molti di quei “desideri”, suggerimenti, consigli, riflessioni sono rimaste lettera “morta” nemmeno più sulla carta ma in un freddo articolo scritto su un blog.

Il primo capitolo si intitolava “LA POTENZA CHE VORREI  Capitolo 1 – Dare voce ai cittadini potentini”, lo scrissi il 1 febbraio 2019 (quasi tre anni fa) e recitava così:

Il 2019 è un anno importante per Potenza perché, oltre alle tante volte citate ricorrenze, si andrà al voto per eleggere il nuovo Sindaco ed i nuovi consiglieri comunali che avranno il compito di amministrare (bene, si spera) questa città fino al 2024.

Ammetto che attendo questa campagna elettorale con piacere misto a sfizio e curiosità.

Sono curioso di leggere i nomi di candidati (quelli “veri” però e non i semplici riempi – lista messi li per accattare la propria trentina di voti tra familiari e amici).

Mai come questa volta sono curioso di leggere programmi, promesse e proposte elettorali (seguo molte tematiche della mia città ed ho le mie idee in proposito) di coloro che ci chiederanno il voto per amministrare tanti aspetti della nostra vita di tutti i giorni.

Ieri ho pubblicato un post sul mio profilo facebook in cui chiedevo ad amici e conoscenti di indicare un solo progetto, una sola idea, una sola proposta che vorrebbero fosse attuata da chi andrà a sedersi nella “stanza dei bottoni” comunale. Tante proposte, tanti suggerimenti, qualche provocazione, qualche battuta da buontempone: ne è uscito fuori un quadro composito, interessante, variegato di cose da fare e/o realizzare valorizzazione del centro storico, viabilità, riqualificazione rionale di Bucaletto, ritorno della ZTL, stadio, eventi, al Parco Fluviale del Basento, incremento servizi nelle aree rurali e tanti altri spunti di riflessione.

La cosa che più mi ha colpito positivamente è stato però constatare che l’attaccamento di tanti potentini alla propria città è forte: c’è passione, ci sarebbe voglia di impegnarsi, di proporre, di suggerire. Le idee non mancano: magari non tutte sono realizzabili o fattibili ma quantomeno andrebbero discusse e valutate.

E allora prima di strade, ponti, centro storico, eventi e chi più ne ha più ne metta, la prima cosa che dovranno fare i futuri amministratori di sta città sarà quello di instaurare finalmente, una volta per tutte, in maniera fissa ed organizzata, un dialogo continuo ed effettivo con i cittadini.

Devo riconoscere che l’attuale amministrazione ha sempre mostrato apertura al dialogo. Non lo nascondo che ho un ottimo rapporto con diversi assessori e consiglieri e che non è mai mancata la possibilità di incontrarsi e confrontarsi su tante problematiche o aspetti della vita cittadina.

Ciò che però occorre e quel dialogo fisso e costante sopra citato.

Come realizzarlo?

Con le rappresentanze di quartiere. Chiamatele comitati, associazioni, circoli, chiamatele come vi pare ma questo è il primo passo da fare per stabilire quel dialogo e quel confronto tra amministrazione e cittadini.

Fatto questo poi immagino incontri fissi (trimestrali o semestrali o anche annuali) tra il sindaco, la giunta ed

il consiglio e le rappresentanze per trattare ogni aspetto della vita dei quartieri della nostra città.

Il tutto però presuppone due condizioni: amministratori desiderosi di rendere sistema questo dialogo aperto

e democratico con il cittadino e cittadini finalmente capaci di rendersi cittadini attivi, propositivi e partecipativi (perché non si migliora in alcun modo la propria città lamentandosi di essa soltanto scrivendo o commentando un post sul social network preferito).

Questo il primo capitolo de LA POTENZA CHE VORREI.

Ci leggiamo al secondo capitolo.”

Rileggo e penso che, a parte la notizia che prima o poi saranno ripristinati i Comitati di Quartiere (sperando che la politica ne resti fuori), quegli spunti di riflessioni e mezze speranze sono rimaste e continuano a rimanere, a distanza di quasi tre anni, del tutto disattese.

Secondo me, continuare a non ascoltare i cittadini, siano essi associazioni, comitati o rappresentanze, continua ad essere un grave errore, soprattutto perché avverto sempre più stanchezza anche in coloro che, solitamente, non sono mai stati avari di proposte, progetti e disponibilità a contribuire e dare il proprio apporto.

E se mollano pure questi ultimi citati, sta città davvero diventa un deserto.

Poi non dite che non vi avevo avvisato… al prossimo capitolo de La Potenza che vorrei.

 

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Rocco Pesarini

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