by ROCCO SABATELLA
I membri dell’European Club Association stanno per vedere esauditi i loro desideri. Le forti pressioni che da un po’ di tempo a questa parte hanno esercitato nei confronti dell’ Uefa stanno per portare i risultati sperati. E riguardano il nuovo format che dovrà assumere la Champions League a partire dal 2019. Non è una data presa a caso ma rappresenta l’inizio temporale del nuovo triennio dei diritti televisivi che nelle aspettative delle super società europee dovrà assicurare nuova linfa vitale ai loro bilanci. Per questo è scontato che la nuova struttura organizzativa della maggiore competizione calcistica europea sarà il biglietto da visita da presentare al tavolo delle trattative tra l’Uefa e le più importanti televisioni del continente europeo. Trattative che verosimilmente cominceranno l’anno prossimo. E non potranno essere assolutamente procrastinate né dall’organismo che guida il calcio europeo né dalla stesse società. Per interessi diversi ovviamente, ma che poi hanno un fine ed un obiettivo comune. Infatti l’Uefa si è ormai resa conto che il muro contro muro verso l’Eca non avrebbe portato che ad un solo risultato: e cioè la nascita della Superlega europea insistentemente minacciata nell’ultimo periodo e che avrebbe svuotato quasi completamente l’Uefa del suo potere. Dopo l’uscita di scena del presidente Platini, la nuova governance dell’Uefa ha capito perfettamente che era giunto il momento di venire incontro al progetto delle società dell’Eca. E che mira finalmente a ripensare la formula della Champions. Che cambierà drasticamente nel senso che le 12 superpotenze calcistiche europee,Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco, Atletico Madrid,, Chelsea, Psg, Benfica, Juve, Manchester City e United, Arsenal e Liverpool, avranno un ruolo centrale nel nuovo format. Che prevede sempre all’inizio otto gironi da 4 squadre ciascuno e di queste 32 squadra almeno 24 dovranno provenire dai maggiori campionati europei. Grazie ad un sistema misto che prevede gare di qualificazioni ma anche la partecipazione attraverso le “wild card”, cioè l’invito a partecipare. Alla fine dei gironi si qualificherebbero due squadre per gruppo. Per un totale di 16 che verrebbero suddivise poi in due gironi da otto squadre. Con partite di andata e ritorno e alla fine delle 14 giornate le prime classificate dei due gironi andrebbero a disputare la finale della nuova Champions League. L’Eca ha molta fretta nell’approntare questo progetto perché si sta verificando adesso un fatto molto strano: la Premier League inglese è diventata più remunerativa, in fatto di guadagni, rispetto a chi vince la Champions. Un esempio illuminante ed esemplificativo? Chi vince la Champions si mette in tasca un centinaio o poco più di milioni di Euro. Chi invece ha la fortuna di arrivare primo nel massimo campionato inglese si porta a casa la ragguardevole cifra di 180 milioni. E club della Premier di fascia media arriverebbero a guadagnare solo dai diritti televisivi l’importo a cui ha diritto la vincente della Champions. Per questo c’è la necessità di accelerare e di rendere la nuova Champions una fabbrica di soldi anche esportandola nei mercati commerciali emergenti come Cina, Stati Uniti e India. Adesso l’impegno dell’Eca e dell’Uefa è tutto proteso nel mettere a punto alcuni dettagli organizzativi. Che riguardano la ricerca di 25 date in più per i gironi da otto della nuova formula della Champions e che dovranno arrivare dalla riduzione degli organici dei rispettivi campionati e dal penalizzare le attività ufficiali delle squadre nazionali: che secondo il progetto dovranno essere concentrati da maggio a fine luglio con l’addio alle amichevoli.
