ROCCO, IL DIRETTORE CHE GUARDAVA AL FUTURO CON NOSTALGIA

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di Gianfranco Blasi

C’era una volta una Potenza che credeva nel futuro. Che si specchiava, negli anni del boom economico, nelle sue nuove strade, nei palazzi che salivano verso il cielo, nei sogni di una provincia che sapeva trasformarsi. È lì che è cresciuto Rocco Rosa: in una città che allora si immaginava più grande e più giusta, in una stagione che oggi appare lontana come un miraggio, ma che per lui non è mai tramontata davvero.

Rocco era un potentino autentico, figlio di quella stagione magica. La portava dentro, come un codice d’onore: nello sguardo, nel passo deciso, nel modo di raccontare. Lo sport, che ha amato e praticato, è stato il primo campo della sua tensione civile. Poi è arrivato il giornalismo, la sua vocazione vera. E infine la pubblica amministrazione, dove ha servito con rigore, da dirigente regionale, guadagnandosi la stima di politici, colleghi e cittadini. Aveva un carattere schietto, a tratti impetuoso. Ma bastava poco perché tornasse il sorriso, perché alla fiamma dell’irruenza seguisse subito la mano tesa della conciliazione. In lui convivevano fermezza e misura, slancio e riflessione.

Il grande amore, però, è stata la politica. Non quella gridata, non quella da palcoscenico. Piuttosto, la politica come costruzione razionale, come architettura di idee. Rocco era un teorico raffinato, uno stratega silenzioso. Alcune delle battaglie più significative degli ultimi decenni a Potenza hanno portato il suo sigillo invisibile: come l’elezione a sindaco di Gaetano Fierro nel 1999, o la successiva esperienza con il movimento politico di Clemente Mastella.

Quando scriveva un comunicato, ogni parola aveva un peso. Non si limitava a descrivere: suggeriva, orientava, tracciava rotte. Era un artista della tastiera, uno che con il lessico costruiva visioni. Le sue frasi sapevano graffiare, ma anche curare.

Riformista sì, ma con un’anima sociale e culturale che negli anni della Seconda Repubblica lo avvicinava alla sinistra. Nei suoi editoriali su Talenti Lucani – piattaforma che ha animato con passione fino alla fine – non nascondeva il rammarico per lo smarrimento del centrosinistra lucano. Ne denunciava la frammentazione, la mancanza di progetto, la perdita di quella razionalità programmatica che era per lui la vera essenza del fare politica. Non capiva – o forse non voleva capire – le derive emotive, gli eccessi della democrazia diretta, le scorciatoie delle leadership carismatiche. Lui era figlio di un’altra epoca, di una politica fatta di pensiero, di confronto, di costruzione dal basso. Una politica che aveva il passo lungo della programmazione e lo sguardo largo della visione. Rocco amava la sua famiglia. Vi si è dedicato con dedizione silenziosa e profondamente autentica, senza mai separare l’uomo pubblico da quello privato. Negli ultimi dieci anni, ci siamo ritrovati. Da avversari politici a compagni di pensiero, di dialogo, di amicizia. Mi ha offerto spazio e fiducia su Talenti Lucani, rispettando la mia voce liberale e popolare, diversa dalla sua ma mai distante nell’onestà dell’intento. Con Leonardo Pisani e con lui avevamo immaginato un futuro comune per quel piccolo grande laboratorio di idee che è stato il nostro giornale.

Quel futuro oggi resta orfano, ma non vuoto. Perché Rocco ci ha lasciato un’eredità preziosa: la fede nella parola, il culto della riflessione, la nostalgia operosa di chi guarda avanti senza rinnegare il passato.
Un testimone da raccogliere, con quella stessa gentile ostinazione che era il tratto distintivo del nostro amico direttore.

Avanti, Rocco. Con lo sguardo rivolto al futuro e un pizzico di nostalgia democristiana nel cuore.

 

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Sull' Autore

Scrittore, Poeta, Giornalista

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