
ANNA MARIA SCARNATO
di ANNA MARIA SCARNATO
Ho conosciuto Rocco Rosa nell’anno 1968. Io abitavo nello stesso palazzo di Teresa, la fidanzata che è divenuta sua moglie. Dapprima solo una conoscenza indispensabile ad un saluto all’incontro sul pianerottolo di casa, di domenica mattina, giorno in cui Rocco, veniva da Potenza a Bernalda. Mi sembrò subito una persona riservata, non prodigo di parole, prudente nella comunicazione, una persona che, in assenza di una conoscenza profonda dell’altro, non si apriva facilmente ad una interazione di amicizia. E già il suo impegno giornalistico serio, e il suo profondo sguardo che scrutava l’animo delle persone, i loro pensieri, i loro bisogni, si rivelava in questi primi approcci relazionali tra noi. L’esigenza di conoscere bene le persone, di farsi un giudizio da sé, indipendentemente da quanto la mia amica Teresa gli aveva detto, ecco ciò che ho compreso dopo.
Non è passato tempo né occasione che tra noi non si potesse instaurare un legame di rispetto e gentilezza. Spesso accompagnavo Rocco e Teresa al mare di Metaponto, a Praia, ad Acquafredda, a Maratea, anche durante visite ispettive alle colonie estive. Mi piaceva stare in loro compagnia e il tempo che trascorrevo rafforzava sempre più il sentimento fraterno che provavo. A me che la Domenica la trascorrevo in casa, in famiglia e che, dopo la messa, passavo ad aiutare a mettere ordine in casa e a studiare, uscire e visitare luoghi sconosciuti, a me che a 17-18 anni ciò che mi concedevo era guardare dai vetri della cucina, con un libro in mano e uno sguardo verso corso Umberto che da lì si scorgeva, la loro attenzione era interruzione di una noia domenicale, di un giorno di chiusura scolastica e di conseguenza di mancanza di rapporti con le amiche della classe. Non dimenticherò mai il mio primo viaggio in treno da Metaponto a Potenza con Teresa, ospiti in casa Rosa, dove conobbi la gentilezza della signora Rosa, madre di Rocco, Gino suo fratello. Il treno mai preso, Potenza mai visitata, tante novità nella mia vita che piano piano mi portavano a smorzare il provincialismo culturale e ad entrare in un’aura aperta e ricca di tanti stimoli. Il rispetto e l’amore puro di Rocco per Teresa divenivano per me il sogno, l’immaginazione di un modello di vita coniugale ideale. Inutile dire che ero innamorata di loro. Mi sentivo arricchita come persona, respirando valori che erano già in me ma che avevano bisogno di conferme attraverso esperienze esterne alla mia famiglia. Negli anni, quel tempo che spesso logora i legami, la lontananza per il loro matrimonio e la residenza nel capoluogo lucano, non ci ha allontanati, non ha fatto disperdere ciò che ognuno di noi custodiva nel cuore verso l’altro. Il suo impegno giornalistico e il suo sguardo sul mondo lucano e non solo, la passione per la terra nostra, necessariamente lo portava a percorrere un cammino politico, lontano dall’apparire sulla scena, anche per carattere, ma portante nell’affermazione dello sviluppo di programmi che nascevano dai bisogni rilevati nei territori lucani, in Sanità, nelle attività Produttive, nell’Agricoltura, campi che ha attenzionato con tanta cura, durante diversi avvicendamenti amministrativi regionali. La consapevolezza che interessarsi di politica è determinare le scelte migliori per un popolo, osservare e denunciare senza ledere la dignità delle persone, sono state le costanti di un modello giornalistico indipendente e imparziale rispetto ad un’appartenenza di partito. Ed è ciò che ha richiesto e ritenuto esigibile dai giornalisti iscritti all’ordine o scrittori per passione che informano i lettori con i loro contenuti online sul giornale diretto dal Direttore Rocco Rosa, Talenti Lucani. E per me Rocco diveniva sempre più non solo modello di amicizia pura, anche ispiratore della persuasione che scendere in campo per cambiare ciò che non rappresenta il bene per una comunità fosse una cosa possibile per me, insegnante che viveva il sociale attraverso il lavoro, che conosceva le famiglie e i bisogni, l’ambiente fisico delle Scuole e i problemi strutturali. Con i suoi preziosi consigli, la sua fiducia in me rendeva fattibile la mia candidatura per una politica di Centro, in un contesto di persone per bene come Rocco Rosa, oggi sempre più raro, una candidatura, un impegno capace, come diceva, “di costruire ponti tra la nostra gente, i partiti e le Istituzioni”. Premonitore di uno scollamento sotto gli occhi, oggi, di noi tutti. Mi ha insegnato che è possibile, se amiamo veramente il popolo e non per servircene, se il nostro sguardo supera la superficialità permeata di interessi per sé e per pochi, e si fa profondo, se respira insieme al cuore.

Ed io ho voluto seguirlo, in politica e nel giornalismo, a modo mio, e non tanto per me quanto per il rispetto verso il suo onesto pensiero che condividevo, per lui che con il suo acume cercava di portarmi a scoprire le mie possibilità, le risorse umane da spendere oltre ciò che io stessa mai avrei pensato di capitalizzare in politica e nel campo della comunicazione giornalistica di Talenti Lucani. “Rocco, Direttore, come ti pare questo pezzo, io non sono una vera giornalista, ho passione per la scrittura”. “Bellissimo”, la sua corta risposta. Spesso mi sono chiesta se desiderasse incoraggiarmi a scrivere come bisogno di mantenere un contatto sociale per salvarmi dalle sofferenze della vita o perché il contenuto fosse interessante. Quando ho tentato di conoscere risposta mi distoglieva, quasi infastidito, esortandomi ad alzare la testa e ad andare avanti, alimentando la speranza in cui credere sempre.
Tanto, amico mio, tanto, Direttore, potrei scrivere di te come uomo, marito, padre, serio professionista. Il mio ricordo di te esce fuori dalle forme convenzionali di un necrologio che rappresenta un abbandono, un distacco dalla vita terrena, una perdita. Io ti sento vicino alla tua amata famiglia, ai tuoi amici, a me, ad Antonio, a noi che abbracciasti come poche persone sanno fare, un’ultima volta, ai miei figli. Da sportivo che sei stato, da camminatore, scalatore di passi montuosi irti e rischiosi conquistati con fede e per amore, da escursionista ed “esporatore dei territori e della natura umana”, oggi, mi piace immaginarti arrivato sulla cima più alta, come nei nostri pensieri, più vivo che mai a godere di quello in cui hai creduto, il sommo Bene, per cui hai lavorato, a pregare per noi. Il tuo esempio di onestà, la tua intelligenza, la tua sensibilità e il carattere schivo di lodi, onori o ricompense, ancora ci accompagnerà fino al nostro incontro. E allora io credo che Terra e Cielo non sono Vita e Morte. VITA, solo VITA.