PERCORSI D’ARTE SACRA: ROTONDELLA

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IOLANDA CARELLA E SALVATORE SEBASTEsebaste puglia riconoscente

carella

 

 

Giacomo Racioppi attesta che, in documenti dell’Ughelli del 1291 e in altri atti del XVI secolo, Rotondella è detta Rotunda Maris per distinguerla dall’altra Rotonda o forse per la sua particolare posizione di fronte al mare Ionio. Rotunda Maris, costruita sulla collina, era soltanto un palazzo fortificato, di proprietà del principe di Salerno, Ferrante Sanseverino. Cominciò a popolarsi nel 1518 e ne dà conferma il monaco Fiore nel suo libro Calabria illustrata, edito alla fine del Seicento. Il centro appartenne ai Sanseverino, poi fu comprato nel 1540 da Astorgio Agnese e trasformato da luogo fortificato in un piccolo villaggio, popolato dai coloni del feudatario. Nel 1638 Giambattista Carafa l’ebbe in eredità e poi lo vendette a Girolamo Calà nel 1661. Nel Settecento il feudo passò alla famiglia Ulloa di Lauria.
Rotondella diventò comune autonomo nei primi anni dell’Ottocento.
Nel Risorgimento accolse un gruppo di patrioti d’origine carbonara, insediò la setta della “Giovine Italia” e lottò sia contro l’oppressione sia per fini sociali e repubblicani. Nel 1866 un drappello di rotondellesi partecipò alla terza guerra mondiale tra i “Cacciatori delle Alpi”.
Durante il periodo del brigantaggio, la Guardia nazionale si distinse nella repressione dei briganti.
Nel bosco del monte Coppolo L. Quilici, coi suoi studenti, sta effettuando delle ricerche sui ruderi antichi.

1-centro-storico-rIl centro storico è urbanisticamente molto interessante (fig. 1) poiché le case si snodano ad anelli elicoidali intorno alla sommità di due colline.
Tra queste abitazioni si nota (fig. 2) la Torre d’avvistamento detta Saracena,                                                                    2-torre-saracena-r

edificata nel XVI secolo a scopo difensivo e le varie case nobiliari del Seicento e del Settecento: il Palazzo Baronale Albisinno e i palazzi Rondinelli, Cospito, Agnese.3-balconi-r

Le antiche abitazioni, abbellite da meravigliosi balconi (fig. 3) in ferro battuto del XVIII secolo, testimoniano quanto era diffuso all’epoca, l’artigianato nel paese.

4-portale-rDa ammirare sono i vari portali (fig. 4-5), che si contrappongono tra loro per varietà di forme e di decorazioni ed impreziosiscono le vie del centro storico.
Su alcuni muri pubblici o privati, messi a loro disposizione, gli studenti universitari, che s’in5-portale-rtendono di arte,  hanno dipinto interessanti murales.6-lamie-di-bitonte-r

Da vedere (fig. 6) le lamie di Bitonte costruite nel XVIII secolo: sono robusti pilastri in pietra che sostengono una struttura di mattoni con volte a crociera. Su di esse poggiano anche le case.
Nel centro storico si trova la Chiesa Madre S. Maria delle Grazie, che fu edificata nel 1587, ma fu completata nei primi decenni del Seicento. Fu ampliata tra il 1750 e 1755 ed assunse l’aspetto attuale.7-s-m-delle-grazie-r

Nuovamente ristrutturata (fig. 7) è stata riaperta al culto il 20 marzo 2000. La facciata semplice richiama un tempio greco con lesene e trabeazione, interrotta da un portale e da due finestre laterali.

8-acquasantierarL’interno, a destra dell’ingresso, conserva (fig. 8) un’acquasantiera in pietra su piedistallo finemente scolpito a forma di conchiglia. Nel fondo della vaschetta, contenente l’acqua santa, è raffigurato un serpente, simbolo del peccato originale.
Sempre a destra si notano le settecentesche sculture lignee di San Leonardo e di Sant’Antonio abate, la statua manichino dell’Addolorata e quelle di San Giuseppe e Santa Teresa del Bambino Gesù in cartapesta del XX secolo. Sull’altare ci sono la statua manichino della Madon9-immacolata-rna del Rosario e la scultura del Cuore di Gesù in cartapesta.

A sinistra si trovano le statue dei Santi Medici in c10-s-maria-delle-grazie-rartapesta del XX secolo, la scultura in legno policromo del Settecento, raffigurante (fig. 9) l’Immacolata e la scultura (fig. 10) di Santa Maria delle Grazie del Seicento.

Quest’opera, in legno policromo di tradizione espressionista locale, è pervasa da una sottile grazia, che dà alle immagini della Madonna e del Bambino una nobile espressione di bellezza.
Inoltre la chiesa conserva due tele del XVIII secolo raffiguranti la Madonna col Bambino e la Madonna, il Bambino e gli angeli che suonano.

11-annunziata-rSempre nel centro storico, si trova (fig. 11) la Chiesa dell’Annunziata del XVII secolo, forse la più antica, intorno alla quale sorse il primo nucleo ab12-s-filomena-ritativo.

La facciata è molto semplice, a capanna. L’interno è a navata unica col tetto a capriata di legno.

Conserva (fig. 12) la statua lignea di Santa Filomena del Settecento.

 
La Chiesa di Sant’Antonio da Padova faceva parte del complesso monastico francescano degli Zoccolanti, edificato tra il 1650 e il 1661. Sorse per volere di Astorgio Agnese per adempiere ad un voto e alla sua morte, per testamento, donò ai monaci parte dei suoi averi. I francescani abitarono il convento fino al 1862 quando divenne proprietà dello stato 13-parrocchia-s-a-da-padova-rcon la legge Siccardi.
Attualmente del convento è rimasta soltanto un’ala del porticato.

La chiesa, però, rimase luogo di culto dei fedeli e divenne nel 1976 (fig. 13) la Chiesa Parrocchiale di Sant’Antonio da Padova, da ammirare per l’interesse storico e artistico.
L’interno in stile barocco, ad una sola navata, conserva pre14-s-francesco-rgiate decorazioni barocche, un altare (1905) in marmo policromo, le statue in legno policromo del Settecento di (fig. 15) San Francesco d’Assisi, San Pasquale Baylon, Santa Rosa da Lima e Santa Lucia.
Da ammirare ancora due tele del Settecento, di scuola napoletana, raffiguranti San Rocco e Santa Lucia.
Sparse nelle campagne vi sono le masserie fortificate e accanto ad una di loro la Chiesetta della Madonna del Lauro.

Bibliografia
Giovanni Montesano, Rotondella e il suo territorio nell’Età Moderna, Lavello (PZ), Alfagrafica Volonnino, Edizioni Osanna Venosa, 1997.
Giacomo Racioppi, Storia della Lucania e della Basilicata, Roma, Ermanno Loescher & C., 1889. Ristampa anastatica, Matera, Grafica BMG.

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Sull' Autore

Salvatore Sebaste

SALVATORE SEBASTE Salvatore Sebaste (Novoli di Lecce 1939), pittore, scultore e incisore. Consegue la maturità artistica all’Istituto d’Arte di Lecce e al Magistero di Belle Arti di Firenze. Si perfeziona, poi, nelle tecniche incisorie presso lo studio calcografico di Mario Leoni, a Bologna. Vive a Bernalda (MT), in Corso Umberto, 51. Sito internet ed e mail: www.salvatoresebaste.com e info@salvatoresebaste.com Svolge un’intensa attività pittorica, grafica e scultorea negli studi di Bernalda (MT), Bologna e Milano. A Bernalda, dal 1966, il suo laboratorio calcografico è punto d’incontro e di animazione culturale di artisti contemporanei. In questo studio ha stampato, nel 1980, otto acqueforti di Joseph Beuys, le uniche realizzate dall’artista tedesco. Dal 1975 al 1977 è stato Presidente del circolo culturale “La Scaletta” di Matera, dove ha fondato, con altri amici artisti, la “Scuola libera di grafica”. Nel 1992 ha esposto i suoi libri d’arte a “The Museum of Modern Art” di New York ed è inserito nel catalogo “The artist and the book in twentieth - century Italy”, a cura di Ralph Jentsch (Ed. Allemandi, Torino). Nel 1994 ha partecipato alla mostra del libro d’arte al Museo Guggenheim di Venezia ed è presente nel catalogo de “I libri d’artista italiani del Novecento” (Ed. Allemandi, Torino). Dal 1956 ad oggi ha realizzato numerose e importanti rassegne personali e collettive in Italia e all’estero. Sue opere di pittura, scultura e grafica sono collocate in edifici pubblici, chiese, musei e piazze. La sua documentazione artistica si trova negli archivi storici: Biennale di Venezia, Quadriennale di Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, Biblioteca Nazionale RAI di Roma, Galleria per l’Arte Italiana del Novecento a Firenze, Kunsthistorisches Institut a Firenze, Dipartimento delle Arti Visive dell’Università degli Studi di Bologna, Museo Comunale d’Arte Moderna e dell’Informazione a Senigallia (Ancona), Fondazione Re Rebaudengo a Guarene (Cuneo), Centro culturale polivalente a Bagnacavallo (Ravenna), Schweizerische Gesellschaft der freund von kunstauktionen di Max Bollag a Zurigo, Museo d’Arte delle Generazioni Italiane del ‘900 “G. Bargellini” di Pieve di Cento, Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, Libreria Bocca di Milano. Negli anni ’90 suoi “scritti d’arte” sono stati pubblicati su “Basilicata Regione Informazioni Risorsa Cultura” del Consiglio Regionale di Basilicata e sul settimanale “Cronache lucane”. “I percorsi d’Arte” dei 131 paesi della Basilicata e I Profili d’artisti lucani sono inseriti sul sito Internet: http://www.basilicatanet.it Su You tube si trovano documenti-video. Nel 1982 ha pubblicato la prima monografia: “Necessaria Poiesi”, a cura di Franco Vitelli. Ed. Centro Studio “Il Subbio”. Matera, Nel 1998, per l’edizione “Novaluna” Associazione Culturale Internazionale di Brescia, ha pubblicato “Pensieri in movimento”, diario di appunti e riflessioni critiche su e intorno all’arte. Nel 1998 fa fondato la Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea Bernalda-Metaponto, di cui è stato Direttore. Nel 1999 ha pubblicato la monografia di pittura “Sebaste”, per l’edizione “Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna Bernalda-Metaponto”. Il percorso artistico (oltre quarant’anni d’intenso lavoro) è stato elaborato da Rino Cardone. La prefazione è di Claudio Spadoni. Dal 2005 è socio vitalizio della “Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente” di Milano. Nel 2006 pubblica la monografia di grafica ”Salvatore Sebaste - Grafica”, a cura del Consiglio Regionale di Basilicata. Il percorso artistico è stato ricostruito da Elisabetta Pozzetti. La prefazione è di Paolo Bellini. Nel 2007 pubblica la monografia di “Scultura” a cura di Loretta Fabrizi e Anoall Lejcard. Edizioni la “Spiga d’Oro” di Metaponto. Nel 2010, in occasione della mostra antologica presso il Castello Carlo V di Lecce, pubblica la monografia “Il Demone della forma” a cura di Mariadelaide Cuozzo dell’Università di Basilicata, edizione la ”Spiga d’Oro” Metaponto. Dal 2007 ha esposto in importanti Musei Archeologici con opere di scultura e pittura d’ispirazione alla Magna Grecia: 2007 “Metabos”. Evento di sculture. Catalogo con testo di Antonio De Siena. A cura de “La Spiga d’oro”. Museo Archeologico Nazionale di Metaponto. 2011 “Antichi segni nuovi percorsi”. A cura di Salvatore Bianco, Antonio De Siena e Maria Torelli. Museo Archeologico Nazionale di Policoro. 2012 “I Profumi della Magna Grecia”. A cura di Antonio Giambersio e Maria Torelli. Museo Archeologico Nazionale Dinu Adamesteanu di Potenza. 2013 “L’Ebbrezza di Dioniso”. A cura di Francesco Perillo e Antonio De Siena. Museo Archeologico Nazionale di Melfi. 2014 -“I Profumi della Magna Grecia”. A cura di Antonio Giambersio e MariaTorelli. Museo Archeologico Nazionale “Domenico Ridola” di Matera. -“L’Ebbrezza di Dioniso”. A cura Antonio De Siena. Museo Archeologico Nazionale di Metaponto. ------------------------------------------------------------ JOLANDA CARELLA Jolanda Carella nasce a Bernalda in una famiglia d’insegnanti elementari, tra le quali va ricordata la zia Ascensa Lafratta, donna molto rigorosa nel fare il proprio dovere e sempre pronta a dedicarsi agli altri. La giovane Jolanda riceve in famiglia un’educazione culturale di ampio respiro, in una casa fornita di libri e dove si discute frequentemente di temi sociali. Sviluppa, quindi, una personalità forte e autonoma, originale e dinamica rispetto ai canoni tradizionali della femminilità dell’epoca, specialmente nell’Italia meridionale. La spiccata spiritualità e la sensibilità per le problematiche sociali furono inoltre influenzate dalla frequentazione di alcune associazioni presenti sul territorio. Docente per quarant’anni nella Scuola Elementare, ove ha ricoperto incarichi di fiducia: vicaria del Capo d’istituto, segretaria del Consiglio di Circolo, coordinatrice delle insegnanti di classi parallele, è apprezzata e amata ancora oggi dai suoi alunni e colleghi. Come docente approfondisce meglio alcuni argomenti delle attività curriculari e, con il coinvolgimento di genitori ed esperti, pubblica: “Se avessi la bacchetta magica”, “Uomini di pace”, “Bernalda”, il mio paese”. Nel 1960 conosce l’artista Salvatore Sebaste e nel 1965 lo sposa. S’inserisce, quindi, nel campo delle arti figurative: studia, viaggia col marito per l’Europa, visita musei, conosce critici d’arte, scrittori e poeti. Collabora con l’artista da cinquant’anni nella realizzazione di vari eventi culturali espositivi; cura i molteplici cataloghi e libri d’arte di Salvatore Sebaste e di altri artisti lucani. Nel 1961 diventa socia del Circolo culturale “La Scaletta” di Matera, collaborando alle varie iniziative. Nel 1963, con Salvatore Sebaste, fonda l’Associazione Culturale “La Spiga d’Oro”, (di cui è presidente) che diventa poi casa editrice, con sede a Metaponto. Negli anni ’90 collabora col marito a: “Scritti d’arte” (pubblicati su “Basilicata Regione Informazioni Risorsa Cultura” del Consiglio Regionale di Basilicata e sul settimanale “Cronache lucane”), “I percorsi d’Arte” dei 131 paesi della Basilicata e i “Profili d’artisti lucani”. Nel 2001 è eletta vice presidente dell’associazione culturale “Novaluna” di Brescia e di Metaponto. La sua casa è frequentata ancora oggi da personaggi del mondo culturale regionale e nazionale. Nel 2003 costituisce a Bernalda una sezione della F.I.D.A.P.A., federazione (opera in tutto il mondo) che valorizza le donne che operano nel campo delle Arti, delle Professioni e degli Affari. Per tre volte eletta presidente, sempre nel C.P.S., ha organizzando concerti, convegni in particolare sulla medicina e sull’archeologia. In collaborazione con le socie ha pubblicato: “Ricette Pittate”, “il Santuario extraurbano di San Biagio alla Venella” e “L’universo femminile tra incanto e disincanto”.

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