ITALIAE MISERIAE
Francamente questo ennesimo “scandalo al Ministero della cultura” l’avevo un po’ snobbato, ancora sazio del gustosissimo affaire San Giuliano con tutto il suo carico di particolari piccanti, squallide spiegazioni e imbarazzanti singhiozzi. Oggi, incuriosito, mi sono messo su a cercare di capire il fatto.
In calce all’articolo troverete tre link, rispettivamente a Fanpage, al Post e al Fatto Quotidiano, la lettura dei tre, al netto delle diverse comprensibili inquadrature, forniscono un quadro abbastanza preciso del fatto e, grazie anche ad un recap dei fatti precedenti, consentono di farsi un’idea abbastanza precisa della miseria che c’è dietro e sotto.
Ai link che allego in fondo potrete leggere, seguendo i rimandi, così come ho fatto io, i fatti con maggiore estensione e avere accesso alle fonti di informazione da cui sono partito, in sintesi la questione, per come l’ho capita io, è la seguente.
La radice di tutto è una inchiesta del programma Le Iene (Mediaset) del 2017, che analizzava alcuni finanziamenti erogati dall’UNAR (ufficio nazionale contro le discriminazioni razziali) retto dall’Avv. Spanò nominato dal Governo Renzi, sostenendo che“...avesse finanziato con fondi pubblici, tra i molti, un progetto promosso da una associazione che secondo avrebbe avuto come attività prevalente organizzare serate e incontri in locali notturni e nel cui contesto ci sarebbero stati anche rapporti a pagamento. Spano, secondo quanto risultava alle Iene, era inoltre iscritto a questa associazione” -Il Post.
Potete ben immaginare quale possa essere stata la reazione della non ancora Presidente del Consiglio Meloni che sul suo profilo facebook scrisse piena di indignazione “Chiediamo che l’UNAR, il sedicente Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei ministri, venga chiuso oggi stesso. L’Italia non ha alcun bisogno di un “ufficio” che con una mano finanzia un’associazione gay nei cui circoli si consumerebbero rapporti sessuali a pagamento e con l’altra scrive lettere ai parlamentari per censurare il loro pensiero. Non un euro in più delle tasse degli italiani deve essere buttato per pagare lo stipendio a dei signori, come il direttore dell’UNAR Spano, che in evidente conflitto d’interessi assegnano decine di migliaia di euro di soldi pubblici ad associazioni di cui sono soci.” con la conseguente, prevedibile, imperiosa richiesta di dimissioni dello Spanò.
Quel che successe poi è che Spanò, legittimamente colpito dalle accuse, nonché dal disvelamento pubblico del suo orientamento sessuale, decise di far causa a diversi giornalisti e testate servendosi del patrocinio dell’Avvocato Carnabuci che, nel tempo e successivamente, diventò il suo compagno di vita.
Interessante e intrigante è la circostanza, riportata da alcuni giornali, di una possibile “origine” di questo primo “scoop” legata a contrasti nell’ambito del mondo dell’associazionismo, connesso alla ripartizione dei finanziamenti alle diverse sigle, associazioni esistenti.
Prendiamo tale circostanza, riferita dai mezzi di informazione, per quel che è anche se, conoscendo un poco il mondo delle associazioni, la circostanza che ci possano essere stati mugugni o lamentele, o peggio, appare verosimile.
Or bene, successivamente (2018), lo Spanò iniziò una collaborazione con la fondazione dell’ex ministra di centrosinistra Giovanna Melandri che, successivamente, conferì un incarico di consulenza legale anche all’Avvocato Carnabuci (quello che aveva assistito Spanò negli strascichi della vicenda Report del 2017). Quando poi la Melandri assunse la presidenza del MAXXI, il museo romano di arte contemporanea, conferì al Carnabuci un incarico di consulenza, mantenuto per tutti gli anni successivi. Nel 2022, infine, anche Spanò entrò nel team del MAXXI diventando segretario generale del museo.
Oggi Report, atteso che tra Spanò e Carnabuci c’è una relazione personale di tipo sentimentale, rileva quello che, a suo modo di vedere, sarebbe un conflitto di interessi. Che Carnabuci abbia avuto l’incarico molto prima dell’entrata di Spanò pare, per i giornalisti di Report, non avere alcun peso, ma la mia è solo una notazione a margine.
Nel 2022 il futuro ministro Giuli subentra alla Melandri nella presidenza del MAXXI e, conseguentemente, inizia una collaborazione con il Segretario Generale del Museo, Spanò. Infine, quando Giuli diventa ministro, a settembre, Spanò venne promosso come suo capo di gabinetto.
Ho cercato di fare sintesi senza amputare elementi e senza fare omissioni rispetto al quadro che potrete comunque autonomamente approfondire seguendo i link e i rimandi che troverete in fondo al mio articolo.
Veniamo alle Italiae miseriae di cui al titolo dell’articolo.
Innanzitutto, è interessante notare che questo povero (mi si passi il riflesso automatico di empatia) Avvocato Spanò (2017) quando collabora con le istituzioni sotto un governo di centro sinistra, viene messo sotto la lente d’ingrandimento dal programma “Le Iene”, alias Mediaset, con tutto quello che ne consegue, per una “inchiesta” finalizzata a buttare discredito sul mondo LGBT e, in maniera per niente surrettizia, sullo stesso Spanò in qualche misura indicato come il sostenitore di iniziative nell’ambito delle quali si agiva anche alla prostituzione.
Poi (2024) , quando Spanò collabora con il Ministero sotto l’egida di una maggioranza di centro-destra, Report denuncia un “supposto” conflitto di interessi rispetto ad incarichi che il suo compagno aveva in essere (ben da prima che lo Spanò stesso assumesse l’incarico di segretario) con il Museo MAXXI. Insomma, magari il conflitto a spaccare il capello forse c’è anche ma diamine, davvero ci sono andati con la lente di ingradimento quelli di Report questa volta! Ma non è finita.
Già all’atto di nomina a capo di gabinetto dell’Avv. Spanò da parte del neoministro Giuli, come la premier Meloni ha ricordato, c’era stata una polemica ” da Fratelli d’Italia”. Polemica partita, ovviamente, ripescando il sordido dall’inchiesta del 2017 sollevata dalle IENE sul mondo dell’associazionismo Lgbtq.
L’associazione Pro Vita sostiene che il ministro Giuli non avrebbe mai dovuto promuovere un funzionario legato al Pd di cui lo stesso centrodestra pretese le dimissioni nel 2017 per lo scandalo all’Unar e Palazzo Chigi non avrebbe mai dovuto dare il suo benestare“. Il tocco di glamour in salsa nera viene da una chat locale del partito di Meloni in cui l’uomo sarebbe stato definito “pederasta” da Fabrizio Busnengo (FdI), coordinatore del Municipo IX di Roma.
Meravigliosa la chiosa di questo patetico figuro che lasciando l’incarico avrebbe dichiarato: “Lungi da me attaccare Spano da un punto di vista omofobo, ho semplicemente riportato il sentiment della base elettorale rispetto alla sua nomina“!!! (SIC).
Insomma, tirando le fila, l’ennesimo scandalo al Ministero della Cultura mi sembra figlio di una inchiesta iniziale imbastita da un programma di denuncia di destra (LE IENE), delle invidie/competizioni all’interno del mondo delle associazioni per accaparrarsi denari pubblici, dell’ipocrisia congenita di certa parte delle istituzioni, di quella che a me pare una trappola, anche piuttosto ingenua, escogitata dalla redazione di Report, che credo possa considerarsi una testata di denuncia “antisistema” e dall’enorme grossolana rozzezza della “classe dirigente” di FdI.
Entrambe le parti avverse, in maniera veramente disgustosa, hanno provato e provano a distorcere i fatti nella speranza di ricavare un modesto, miserabile utile di propaganda. Al netto di tutto questo c’è una incommensurabile balena bianca di non detto dietro le dimissioni del Capo di Gabinetto del Ministero della cultura che mi porta a programmare al più presto una bella scorta di pop corn convinto che questa compagine di potere ci darà ancora tante belle soddisfazioni.
• https://www.fanpage.it/politica/cose-successo-nel-caso-del-ministro-giuli-e-il-capo-di-gabinetto-spano-dallinchiesta-alle-dimissioni/
• https://www.ilpost.it/2024/10/23/dimissioni-spano-ministero-cultura/
• https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/10/23/esclusivo-nuovi-scoop-di-report-e-pressioni-del-governo-anche-il-nuovo-capo-di-gabinetto-di-giuli-verso-le-dimissioni-e-durato-solo-10-giorni/7740648/