La stradina che sale alla vecchia pietra quadrata è sempre lì, piccola, angusta, ignota alla gran parte delle persone l’ho scoperta una volta durante una escursione tra le mie solite montagne, girato il grande faggio, dietro un tasso imponente, un lastricato incerto sale verso la montagna.
Si inerpica rapido, tra cespugli di pungitopo e faggi secolari, mezzo sepolto dalle foglie della passata stagione eppure sempre visibile all’occhio di chi lo cerca, la grande rupe calcarea frastagliata da mille fratture e ammantata di blocchi caduti fa paura, come un dente spezzato emerge tra le foglie e ti sovrasta, il molare spezzato perduto di un vecchio gigante.
Alla sommità della rupe una piccola depressione, semi circolare, disegnata dalla casualità della natura e poi via via sbozzata in maniera più netta dall’uomo e al centro, come un piccolo altare, la pietra quadrata.
Ci sono luoghi strani in questa Regione, vecchi come l’uomo e misteriosi, abitati dal gufo e dal ramarro che non amano l’uomo e il curioso, luoghi a cui bisogna avvicinarsi con rispetto che, se li si sa ascoltare, raccontano storie antiche, sussurrate tra i rami da bocche sdentate, da ascoltare con gli occhi socchiusi, tra le ombre incerte degli alberi e le piccole chiazze di sole.
….Avanzava incerta la vecchia masciara, bisbigliando maledizioni, l’aveva scacciata il vecchio prete, grasso come una femmina gravida, con quella vocetta stridula e quella bocca sempre unta di grasso. Biascicava omelie velenose la domenica prima di rimpinzarsi dei polli e delle uova che gli portavano in tributo i suoi parrocchiani, sussurrava parole di miele alle sue parrocchiane si faceva affidare i bambini, e li baciava. Vecchio grasso porco maiale, e poi si toccava, da solo, nel buio del confessionale.
L’aveva visto, senza volerlo una sera che era andata a chiedere la carità, era entrata in canonica senza pensare, trovandolo con la sottana alzata e la mano impegnata. Non si era coperto il maiale e l’aveva invitata ad avanzare ‘che aveva del cibo da darle, indicandole il piccolo membro stretto che stringeva nella sua mano.
Lo sputo che gli tirò in faccia le valse il suo odio.
E’ una strega! Vecchia megera!
L’aveva cacciata dalla Chiesa e via via aveva cominciato a seminarle veleno e odio, fino a quella sera.
Arrivarono in gruppo, facce ostili di contadini impauriti ed aizzati, e furono calci e bastoni, e sputi ed insulti fino al limite del paese e poi pietre mentre Lei, donna di stracci, si allontanava.
“ Aguares, Amdusias, Asmodeus, Malphas, Sallosh, Seth; Vassago, Astaroth, Azazel, Beelzebub” biascicava la vecchia I nomi dei demoni e dei principi dell’inferno invocandoli ad uno ad uno mentre saliva al monte invocandoli a morte contro il grasso sacerdote.
Il sacerdote morì strozzato durante la cena, con una patata trangugiata intera che gli andò di traverso e Maria, la sua vecchia perpetua disse ai compaesani che era morto per le maledizioni della strega maledetta.
L’inseguirono nel bosco fino alla rupe roccioso, e a quel modesto rifugio sulla sua cima, le cacciarono l’anima a colpi di roncola, l’ultimo su quella strana pietra quadrata, dove c’era il suo focolare, spento a fiotti di sangue, poi bruciarono tutto ed andarono via.
Sono luoghi strani, io ci vado di rado, quando sono molto triste e o molto arrabbiato e resto lì a guardare il sasso quadrato e chiudo gli occhi e in silenzio aspetto quel filo di vento che spira sempre tra i rami dei faggi, che mi soffia sul viso strani racconti, o immagini strane.
Oggi mentre ero seduto una mano gelata ha sfiorato il mio viso e un odore di fumo e di carne bruciata mi ha raggiunto improvviso.
Un brivido di freddo e sono sceso dal monte.
Mi ha inseguito una cantilena sussurrata, cantata da una voce roca.
Nero, vero, sfiora il tuo viso
lacrima salata senza paradiso
vola nella notte una lacrima persa
notte d’inverno dalla luna tersa,
carni bruciate, donne in processione
il diavolo ti aspetta dentro al tuo portone
corre nel vicolo veloce un gatto nero
canta a mezzanotte il gallo davvero
anime perse che cantano all’Inferno
verrà anche il tuo giorno
una notte d’inverno
un giorno di novembre
che ti sembrerà eterno
verrà da te la morte
ti condurrà all’inferno.
Con un brivido sono sceso dal monte e mi sono detto: “Cazzo ma io in questo posto nun c’aggia venì cchiù!”, poi ho fatto un gesto scaramantico antico ed usuale agli uomini, volgare ma efficace.
