Tra i tavoli del vecchio bar
una cervogia in un canto appartato
tra le assordanti voci
di uomini che dissipano in cattive abitudini
e lì che tende invano
un doloroso sorriso
su quel che gli resta
di un altro giorno
l’eremo di Michele
è uno specchio fedele del suo piacere
Michele piange i suoi transiti
la domenica di buon mattino
verso il camposanto
tra le croci raccoglie
i silenzi di un eterno canto
anche se non parla
tra i vital soffi
sente ancora di essere rilevante
la sua storia
è una storia di altri cento
stesse solitudini
nel Paese che perde le sue facce
in un triste calar di ombre
s’innalzano le anime
sembrano danzar un infinito girotondo
