Tolve: San Rocco tra lingua, canti e devozione

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La lingua di Tolve

A 30 km a nord-ovest di Potenza, su uno sperone arenario, a 568 metri sul livello del mare, sorge il comune di Tolve. Il paese è il punto di rilievo n. 31 dell’ A.L.Ba (Atlante Linguistico della Basilicata) e conta 3.160 abitanti. Il toponimo è incerto. Probabilmente va connesso a una base *tolb-/*tolf- del sostrato di significato sconosciuto. Racioppi ne dà una fantasiosa interpretazione facendolo derivare da un latino terraulvae “pianta palustre di terreni acquitrinosi”. Il nome dialettale è Tòlvë [ˈtɔlvə] e il nome dei suoi abitanti è tëlvisë [təlˈvisə].

La parlata di Tolve è una delle numerose perle che formano il tesoro linguistico lucano e presenta i seguenti fenomeni evolutivi:

  • laterale geminata (doppia) latina –LL- > occlusiva dentale sonora –dd- ad esempio:

spaddë [ˈspadːə] ‘spalla’

pèddë [ˈpɛdːə] ‘pelle’

cuóddë [ˈkwodːə] ‘collo’

capiddë [kaˈpidːə] ‘capelli’;

  • rotacismo, ossia il mutamento dell’occlusiva dentale sonora (-)D- iniziale di parola o intervocalica latina in vibrante alveolare (-)r- ad esempio:

u rèndë [u ˈrɛndə]‘il dente’

u rištë [u ˈriʃtə]‘il dito’

u pèrë [u ˈpɛrə]‘il piede’.

Secondo le ultime inchieste condotte in occasione della revisione del I e del II volume dell’Atlante Linguistico della Basilicata, il fenomeno è in perdita nei nomi dei numeri. Oggi prevale ad esempio la forma dudëcë [ˈdudəʧə] invece di rurëcë [ˈrurəʧə] ‘dodici’, sidëcë [ˈsidəʧə] invece di  sirëcë [ˈsirəʧə] ‘sedici’, dëciassèttë [dəʧaˈsːɛtːə] al posto di rëciassèttë [rəʧaˈsːɛtːə].

Rimanendo sempre nell’ambito del consonantismo possiamo evidenziare altri fenomeni che caratterizzano il dialetto di Tolve:

  • evoluzione della sequenza latina (-)G+E,I in (-)š- (-)[ʃ]- ad esempio:

šinërë [ˈʃinərə] ‘genero’

šënnarë [ˈʃənːarə] ‘gennaio’

šëvërijë [ʃəvəˈrijə] ‘giovedì’

La lingua di Tolve, quindi, fa parte dell’estesa e coesa area lucana che presenta l’esito (-)š- (-)[ʃ]-, in contrapposizione all’area meridionale regionale nella quale si rileva l’esito (-)i-    (-)[j]- e all’area dei comuni gallo-italici che presentano esito (-)g-  (-)[dʒ]-.;

  • betacismo: come per la maggior dei dialetti della Basilicata, anche il dialetto di Tolve presenta questo fenomeno ossia l’evoluzione di (–)B-  del latino in (–)v-  (-)[v]- ad esempio:

vasë [ˈvasə] ‘bacio’

vòcchë [ˈvɔkːə] ‘bocca’.

Inoltre anche la lingua di Tolve presenta il fenomeno della metafonia  che interessa le vocali medie alte e basse /e/, /ɛ/ ed /o/, /ɔ/ che, influenzate dalla -i o dalla -u in posizione finale, subiscono mutamento, ad esempio:

u rèndë [u ˈrɛndə]‘il dente’ , i rindë [i ˈrində ] ‘i denti’

u pérë [u ˈperə]‘il piede’, i pirë [i ˈpirə]o i piérë [i ˈpjerə]‘i piedi’.

Per quanto riguarda il repertorio di articoli che la lingua di Tolve presenta troviamo:

u [u]per il maschile singolare ad esempio u nasë [u ˈnasə]‘il naso’;

i [i]per il maschile plurale ad esempio i rindë [i ˈrində]‘i denti’;

la [la]per il femminile singolare la rècchië [la ‘rɛkːjə]l’orecchio;

i [i]per il femminile plurale i rècchië [i ‘rɛkːjə]le orecchie.

Se i sostantivi iniziano per vocale, indipendentemente dal loro genere e numero, l’articolo sarà l’  [l].

l’ucchië [‘l‿ukːjə] ‘l’occhio’, l’ucchië [‘l‿ukːjə] ‘gli occhi’;

l’ògnë [‘l‿ɔɲːə] ‘l’unghia’, l’ògnë [‘l‿ɔɲːə] ‘le unghie’;

Riguardo gli articoli determinativi, un altro fenomeno da segnalare è il raddoppiamento fonosintattico (RFS): la consonante iniziale di un sostantivo femminile plurale viene rafforzata se questo è preceduto dall’articolo determinativo. Ciò accade in presenza anche degli altri determinatori femminili plurali:

la mènnë [la ‘mɛnːə]‘la mammella’ ma i mmènnë [i ˈmːɛnːə]‘le mammelle’

la manë [la ‘manə]‘la mano’ ma i mmanë [i ˈmːanə]‘le mani’.

Il dialetto di Tolve, come la maggior parte dei dialetti meridionali, pospone i possesivi con i nomi di parentela:

attanëmë [aˈtːanəmə] ‘mio padre’

fratëmë [ˈfratəmə] ‘mio fratello’

frattë [ˈfratːə] ‘tuo fratello’

sòrmë [ˈsɔrmə] ‘mia sorella’

figliëmë [ˈfiʎːəmə] ‘mio figlio’

 

Uno sguardo all’A.L.Ba

I nomi di parentela rappresentano un campo particolarmente interessante da vari punti di vista. La famiglia ha da sempre rappresentato per l’essere umano le fondamenta della propria vita sociale. Proprio nell’ambito semantico della famiglia il dialetto di Tolve presenta un tipo lessicale molto particolare, arcaico e oggi, purtroppo, in perdita: šòššë [ˈʃɔʃ:ə] “nonno”  che convive con le forme tattarannë [tatːaˈranːə] (anticamente utilizzato dai ceti sociali più bassi) e paparannë [papaˈranːə]. Oggi i giovani hanno del termine šòššë  solo una conoscenza passiva e, tra l’altro, credono che indicasse il bisnonno. Il tipo lessicale è molto singolare in quanto in altre aree della Basilicata, al sud in particolare,  esso è usato per indicare la sorella e non il nonno.

 

Il canto di San Rocco

San Rocco di Tolve è tra i Santi più amati della Basilicata. Tantissimi sono i pellegrini che ogni anno raggiungono la cittadina per omaggiare il santo di Montpellier. Ancora oggi, percorrendo antichi tratturi moltissimi devoti raggiungono a piedi il santuario rocchiano. Secondo la leggenda, le truppe francesi in ritirata abbandonarono nelle campagne tolvesi, la statua lignea del Santo. Secondo i registri parrocchiali, San Rocco cominciò ad essere venerato qui nel corso del Settecento, in concomitanza con alcuni eventi catastrofici del tempo, quali la peste e il terremoto del 1783, ‘oscurando’ la devozione per San Nicola di Bari, protettore di Tolve fino a quel momento. Agli inizi del Novecento, la vita agricola e i tempi della mietitura, avrebbero costretto i devoti a dividere i festeggiamenti in due diversi momenti: uno il 16 agosto per i ‘pellegrini della marina’ provenienti da Montemilone, Palazzo San Gervasio, Genzano, Banzi, Grassano, Oliveto Lucano, Calciano, Forenza, Acerenza e Oppido Lucano che, in quella data, avevano già raccolto il grano e un altro il 16 settembre dedicato  ai ‘pellegrini della montagna’, provenienti da Vaglio, Potenza, Tricarico, Stigliano, Accettura, Campomaggiore, Pietrapertosa e Castelmezzano, che ad agosto non avevano ancora mietuto. Se un tempo, il doppio appuntamento riusciva a ‘contenere’ e a distribuire in maniera ordinata il flusso dei fedeli, oggi non è più così e i devoti sono veramente tantissimi. Basta percorrere il corso, a partire dalle prime ore del 16 agosto o del 16 settembre per rendersene conto. Entrambi i lati della strada principale di Tolve sono pieni di bancarelle che vendono di tutto, è tutto un brulichio di voci e di dialetti differenti. A volte, a stento, si raggiunge la “Casa del Pellegrino”, dove si può toccare con mano la profondità della devozione a San Rocco. Tantissimi sono gli ex voto donati al Santo: dipinti, foto, vestiti da sposa, oro, effetti personali, trecce lunghissime di capelli. La commozione dei fedeli è davvero forte ed è palpabile già sul sagrato della Chiesa. Nel giorno della festa le messe si susseguono in maniera ininterrotta fino al momento della processione. L’uscita del Santo lascia storditi anche i non credenti. Il sole di mezzogiorno batte sull’oro (una quantità enorme di collane, bracciali, anelli e ornamenti di ogni tipo) che ricopre l’intera statua di San Rocco, portata a spalla dai fedeli, per circa tre ore, lungo le strade di Tolve. Anticamente, dinanzi al Santo, si disponevano giovani donne vestite di bianco che reggevano borse piene di denaro usanza persa negli anni. Oggi, durante la processione, si vedono i cinti votivi, i fedeli che camminano scalzi e i bambini che ‘per grazia chiesta o ricevuta’ indossano l’abito del Santo. Ma è ciò che si può ascoltare che più caratterizza la processione in onore di San Rocco. Alle marce sinfoniche della banda si alterna il canto dei devoti. Un canto, a volte così urlato da diventare incomprensibile e insieme disperato. Il canto è composto da moltissimi versi che ripetono in maniera circolare il medesimo schema musicale. Accompagnato dalla fisarmonica, il canto è quasi ininterrotto e copre molto spesso la voce orante del sacerdote. Il ritornello si ripete ogni due versi ed è il seguente:

 “evviva Sandi Ròcchë e Sandi Ròcchë evviva, evviva Sandi Ròcchë ca inda Tòlvë sta” [ɛ’v:iva ‘sandi  ‘rɔk:ə e ‘sandi  ‘rɔk:ə  ɛ’v:iva ɛ’v:iva ‘sandi  ‘rɔk:ə ka ‘inda ‘tɔlvə sta] “Evviva San Rocco e San Rocco evviva, evviva San Rocco che dentro Tolve sta”.

L’inno è diventato parte della cultura tolvese, in esso vengono narrate alcune vicende della vita di San Rocco tra cui quella che lo vede ancora bambino, abbandonare la sua casa e i suoi averi, per farsi pellegrino. Moltissimi sono i miracoli del Santo, che un giorno, in una città, bussò al portone di una ricca casa:

“S’affaccë la turënzèllë in fënëstrèllë «cché vvaië facènnë béll’uomo mijë in questa giornata»” [s‿a’f:at:ʃə la turən’ʣɛl:ə in fənə’strɛl:ə k:e ‘v:ajə fa’ʧɛn:ə b:ɛ’l:‿womo ‘mijə in ‘kwesta d:ʒor’nata] “Si affaccia una donzella alla finestrella: «Che vai facendo, mio bell’uomo, in questa giornata» (ritornello);

“«e òggë nun_gë n’éië carëtatë, ng’è u patrunë a llittë gravë ammalatë»” [e ‘ɔd:ʒə nun dʒə ‘n‿ejə karə’tatə nd:ʒ‿ɛ u pa’trunə a ‘l:it:ə ‘gravə am:a’latə ](ritornello); “«Oggi non c’è n’è carità, c’è il padrone a letto gravemente ammalato»” (ritornello) ; (…..);

“«nu_vvòglië nnè llëmòsënë nnè ccarëtatë, la vòglië fa na visëtë a lu malatë»” [nu ‘v:ɔʎ:ə n:ɛ l:ə’mɔsənə n:ɛ k:arə’tatə la ‘vɔʎ:ə fa na ‘visətə a lu ma’latə]“«non voglio né elemosina, né carità, la voglio fare una visita all’ammalato»”(ritornello); (…..);  

“arruwatë a lu miénzë dë la scalë, u sègnë dë la sanda crócë lë fécë farë” [ar:ə’watə a lu ‘mjenʣə də la ‘skalə u ‘sɛɲ:ə də la ‘sanda ‘kroʧə lə ‘feʧə ‘farə] “arrivato al centro della scala, il segno della santa croce gli fece fare” (ritornello); (…..);

“e quannë nella stanzë fuië endratë ngë fécë tre ccrócë nda lu piéttë” [e ‘k:wandə ‘nɛl:a ‘stanʣə ‘fujə en’dratə ndʒə ‘feʧə tre ‘k:roʧə nda lu ‘pjet:ə]“e quando nella stanza fu entrato gli fece tre croci sul petto” (ritornello);

 “ngë lë fécë tre ccrócë sandë a lu piéttë së auzë u malatë ra nda lu liéttë” [ndʒə lə ‘feʧə tre ‘k:roʧə ‘sandə a lu ‘pjet:ə sə ‘auʦə u ma’latə ra nda lu ‘ljet:ə] “gli fece tre croci sante sul petto, si alza il malato da dentro il letto” (ritornello).

Alla famiglia del miracolato che voleva sdebitarsi regalando al Santo una somma di denaro, il pellegrino San Rocco rispose : “«ijë l’aggë fattë pë l’amórë dë Ddijë»” [‘ijə  ‘ l ͜   ad:ʒə  ‘fat:ə pə l ͜   a’morə də ‘d:ijə] “Io l’ho fatto per l’amore di Dio” (ritornello);

 “së fòssë chi: danarë e chi: tërnisë sarijë chiénë la fòndë ru: paradisë” [sə ‘fɔs:ə ki: da’narə e ki: tər’nisə sa’rijə ‘kjenə a ‘fɔndə ru para’disə] “se fosse per i denari o per i tornesi sarebbe piena la fonte del paradiso” (ritornello);

“së fòssë chi: tërnisë e chi: danarë sarijë chiénë la fòndë ru: marë” [sə ‘fɔs:ə ki: t:ər’nisə e ki: da’narə sa’rijə ‘kjenə la ‘fɔndə ru ‘marə] “se fosse per i tornesi o per il denaro sarebbe piena la fonte del mare” (ritornello);

 “së fòssë chi: dënarë e chi: zambugnë sarinnë chiénë sèttë lammiunë” [sə ‘fɔs:ə ki da’narə  e ki ʣam’buɲ:ə sa’rin:ə ‘kjenə ‘sɛt:ə la’m:junə] “se fosse per il denaro e per le zampogne sarebbero piene sette grosse cantine” (ritornello).

A questo punto della storia, San Rocco lascia la città del malato e si reca a Roma. Qui i prodigi del Santo arrivano all’orecchio del Papa che davanti al santo pellegrino esclama: “tiénë sti bbèll’uócchië strëlucèndë më parënë dë nu sandë veramèndë” [‘tjenə sti b:ɛ’l:‿wok:jə strəlu’ʧɛndə mə ‘parənə də nu ‘sandə vera’mɛndə] “tieni questi begli occhi luminosi, mi sembrano veramente quelli di un santo” (ritornello);

“tiénë a bbòcca tutta risë më parë nu sandë ru: paradisë” [‘tjenə a ‘b:ɔk:a ‘tut:a ‘risə mə ‘parə nu ‘sandə ru para’disə] “tieni questa bocca tutta sorriso, mi sembri un santo del paradiso” (ritornello).

Dopo aver toccato varie città tra cui Napoli e Montpelier, San Rocco fa ritorno nella città del malato miracolato. A questo punto dell’inno si scopre che la città dell’uomo guarito è proprio Tolve: “vòglië na chiésa fabbrëcatë, mmiénzë a la piazzë dë Tòlvë e l’aia pëttarë” [‘vɔʎ:ə na ‘kjesə fab:rə’katə ‘m:jenʣə a la ‘pjat:sə də ‘tɔlvə e ‘l‿aja pə’t:arə] “voglio una chiesa fabbricata in mezzo alla piazza di Tolve e la devi pitturare” (ritornello). L’uomo può, in questo modo, ‘omaggiare’ il Santo per la grazia ricevuta.

Altri eventi vengono narrati nell’inno e anche citati altri Santi come San Paolo, Sant’Antonio e San Nicola di Bari. Bellissimi sono i versi finali del canto che ci ricorda che molti sono i vantaggi per i fedeli che canteranno la storia di San Rocco:

“chi la sapë cchiù mmèglië së faccë avandë” [ki la ‘sapə k:ju ‘m:ɛʎ:ə sə ‘fat:ʃə a’vandə]“(in riferimento alla storia del canto) chi la conosce meglio si faccia avanti” (ritornello);

 “ng’è cchi la candë e chi la dicë, ng’è Ssandë Ròcchë ca në bbënëdicë” [ndʒ‿ɛ k:i la ‘kandə e k:i la ‘diʧə ndʒ‿ɛ ‘s:andə ‘rɔk:ə ka nə b:ənə’diʧə] “C’è chi la canta e chi la dice, c’è San Rocco che ci benedice” (ritornello);

“ng’è cchi la candë e chi la dóna, ng’è Ssandë Ròcchë ché a nnoi ci perdóna” [ndʒ‿ɛ k:i la ‘kandə e k:i la ‘donə ndʒ‿ɛ ‘s:andə ‘rɔk:ə ke a ‘n:oi ʧi per’dona] “C’è chi la canta e chi la dona, c’è San Rocco che a noi ci perdona” (ritornello);

“ng’è cchi la candë trènda ggiornatë, onórë al Paradisë s’à gguadagnatë” [ndʒ‿ɛ k:i la ‘kandə ‘trɛnda d:ʒor’natə o’norə al para’disə s‿a   ͜g:wada’ɲ:atə](ritornello);

 Infine i devoti chiedono di essere perdonati: è probabile, infatti, che abbiano commesso qualche errore, aggiungendo o togliendo qualche verso al canto. Probabilmente non si tratta nemmeno di veri e propri errori. Ogni credente infatti, chiedendo il miracolo che il proprio cuore desidera, può trovare nel canto a San Rocco un piccolo spazio. L’ultimo verso è pronunciato in italiano: “La storia incominciata è già finita, se ho fatto qualche errore mi compatite”.

L’ADL di Tolve

Alfabeto Dialetto Lucani _ TOLVE

 

La lingua di Tolve_Teresa Graziano

Uno sguardo all’A.L.Ba_Teresa Graziano

Il canto di San Rocco_ Irene Panella

L’ADL di Tolve_Giovanna Memoli

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