Total. Il tavolo in Regione lo decidono loro

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GIUSEPPE DIGILIO

“Gentile Regione Basilicata, la Total parteciperà volentieri al tavolo convocato il 5 novembre, con spirito di dialogo, a condizioni che (…).”:

Inizia così la lettera recapitata dalla Total alla Regione Basilicata. Una lettere di disponibilità, ma con tanto di richieste precise che dimostrano, qualora ve ne fosse bisogno, che le compagnie petrolifere trattano volentieri con le istituzioni, ma avendo sempre qualcosa di concreto da ottenere a fronte di una concessioni minime di interesse.

La battaglia sindacale avviata dai lavoratori da alcune delle aziende sub appaltartici, Lucapp e Itc Impianti, però, non è solo una battaglia di pochi addetti, ma riguarda l’intera forza lavoro impegnata nell’impianto di estrazione. Circa 800 lavoratori, a fronte di 55mila barili di petrolio estratti.

La Total, per partecipare al tavolo regionale della trattativa con i sindacati, convocato dalla Regione Basilicata, chiede innanzitutto che la regione e i sindacati, si adoperino affinché si sciolga il presidio dei lavoratori. Cosa di per se inaudita, giacché chiede anche di essere sollevata dalle responsabilità rispetto alle inadempienze delle aziende appaltatrici e sub appaltatrici.

Ora, chiedere ai lavoratori di superare la protesta come condizione imprescindibile per parlare della protesta, è davvero cosa antisindacale che mira a inasprire i toni e non a ripianare le controversie, ma cosa più grave, ai limiti dell’osservanza del diritto, è la richiesta di essere sollevata in via morale, civile e sindacale delle responsabilità che dovrebbero essere addossate esclusivamente alle aziende che la Total ingaggia per svolgere lavori nel suo cantiere. E così, la Total crede di poter violare i principi del diritto italiano sulle responsabilità e sull’obbligo di vigilanza sulle società appaltatrici che, di fatto, eseguono lavori per conto della società appaltante.

Le promesse di migliaia di assunzioni, a fronte di poche decine di persone considerate evidentemente meno uguali rispetto a quelle che la Total promette di assumere in futuro, non sembrano essere garanzie certe finché non si definisce lo spazio temporale nel quale si colloca la parola “futuro” per la Total. Così genericamente trattato, il tempo futuro, a noi sembra distante dai bisogni degli attuali lavoratori ai quali deve essere garantito il presente e anche il futuro. Nel frattempo, si calcolano i lauti profitti che la società trarrà dall’estrazione di circa 55mila barili al giorno. Nulla in confronto delle promesse sulla clinica medica, sulla formazione e sulla ristrutturazione delle case che, tra l’altro, non sono neanche mai stati quantificati come contropartita. Aggiungendo, alla lista delle regalie, la fornitura gratuita di Gas. Fornitura stralciata d’ufficio, dall’accordo sulla compensazione del risarcimento ambientale. Risarcimento parziale già stabilito nell’accordo di programma.

Nella stessa lettera, la Total, afferma di aver sempre rispettato la legge e, se anche non ha osservato l’obbligo di bloccare la produzione prima di non avere sottoscritto gli impegni sul monitoraggio ambientale e dopo aver disatteso il divieto di produzione notificato prima dal ministero e poi dalla regione, chiede di sedersi al tavolo dettando le sue condizioni.

Neanche i coloni in terre lontane pretendevano tutto questo. Vedremo se la Basilicata, per una volta, sarà in grado di difendere i suoi cittadini e la loro terra da questi neo colonizzatori. Nel frattempo, va la nostra solidarietà ai lavoratori che continuano a scioperare per un diritto loro negato.

Giuseppe Digilio

 

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