TRAGEDIE E COMMENTI

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Giampiero D'Ecclesiis TRAGEDIE E COMMENTIGIAMPIERO D’ECCLESIIS

E’ strana, proprio strana la rappresentazione della società italiana che viene fuori dai Social, confesso che spesso osservo i post, i commenti o anche semplicemente la distribuzione dei “mi piace” e resto basito.

La quantità di commenti scorretti, inopportuni, di post grondanti invidia malcelata, voglia di rivincita personale, demagogia di basso livello è veramente imponente.

Tra i tanti, ci sono due casi mi hanno colpito in maniera particolare: la tipologia di commenti che hanno riguardato la terribile tragedia di Decca e quelli che, più recentemente, hanno trattato l’omicidio di Fermo. In entrambi i casi sono stati postati commenti insulsi ed inopportuni, privi di attenzione, di empatia, di rispetto; in entrambi i casi sono prevalsi i distinguo, la voglia di precisare, il tentativo di utilizzare demagogicamente delle tragedie a supporto di una visione politica.

La tragedia di Decca.

Indubbiamente non conosciamo gli estremi dettagli della vicenda ma una cosa è chiara e lampante, le povere vittime della mattanza, torturate e uccise, sono state le vittime di un commando islamista, ossia di persone ispirate da una visione dell’Islam violenta, distorta, sbagliata quanto volete voi, ma innegabilmente legata a quella religione e non ad un’altra.

Niente rivendicazioni sullo sfruttamento della mano d’opera a basso costo, niente lotta di liberazione dei poveri e degli oppressi, tirare fuori le multinazionali, lo sfruttamento del lavoro a basso costo e cose del genere, in una riflessione a caldo su una strage così efferata, è molto più di una dimostrazione di insensibilità.

C’è di più e di molto peggio, c’è il vezzo antico di parte della sinistra storica italiana di tirar fuori argomentazioni varie, utilizzando in maniera surrettizia la scusa dell’analisi di un fenomeno, per giustificare ciò che giustificabile non è.

Il vezzo antico del collateralismo, più o meno mascherato, che non passa mai.

Badate bene che chi scrive non è cieco, non mi sfuggono affatto le mille contraddizioni del sistema, lo sfruttamento dei continenti più poveri, i mille intrighi e le mille questioni geopolitiche e geostrategiche legate a quanto accade nel Medio Oriente e in Asia, ma tutto questo non basta.

Se si volessero analizzare lucidamente le ragioni che hanno portato all’ascesa dei fascisti in Italia, dei nazisti in Germania e dei nazionalisti in Giappone sappiamo bene tutti (o quasi) che molti, moltissimi, furono gli errori, le connivenze, le convenienze dei vari stati europei e la stessa cosa vale per l’ascesa dei bolscevichi in Russia, è un fatto che Lenin sia stato inviato in Russia dai tedeschi e ben rifornito di mezzi economici.

Ciò detto c’è qualcuno che pensa che sulla base di questi presupposti si possano giustificare i fascisti, i nazisti o i comunisti sovietici per guerre, massacri, sterminio di ebrei e di oppositori? C’è qualcuno che osa pensare che sarebbe stato meglio se la seconda guerra mondiale l’avessero vinta i tedeschi?

Io penso di no e sono arciconvinto che il terrorismo islamista e l’ideologia politico-religiosa cui esso è funzionale vadano combattuti senza dubbi e senza eccezioni o distinguo.

Certo molto dipende anche dalla mia visione agnostica, dalla mia convinzione che le religioni, tutte, siano un balocco per bambini, inutile e falso, e che siano tollerabili solo nella misura in cui riescono ad essere sterilizzate da una società autenticamente laica e secolarizzata e che, di conseguenza, attesa la mia visione, uno stato teocratico per me è il male assoluto.

Resta evidente che non faccio distinzioni tra le diverse religioni anche se è indubbio che, nel  periodo storico attuale il nemico pericoloso è l’Islam, essendo il cristianesimo, finalmente, una belva a cui la storia ha già provveduto a strappare i denti.

Il dato di fatto è che uomini e donne italiani e non, in un ristorante di Decca, sono stati fatti a pezzi a colpi di machete, scannati, sparati e tutto questo con le altre considerazioni, valide o meno che siano sull’ingiustizia del sistema, non ha un cazzo a che fare.

L’omicidio razzista di Fermo

 

Di matrice contraria, ma ugualmente disdicevoli ai miei occhi, i post e i commenti che sono seguiti l’omicidio razzista di Fermo.

Persone che normalmente sono ragionevoli, o appaiono tali, condividono post di altri spacciando disinformazione e seminando odio.

Il problema va molto al di là di sapere se il nigeriano abbia reagito agli insulti prendendo il tizio di Fermo a pugni e rimanendo vittima di un solo singolo pugno per disgrazia, oppure se (come pare più probabile dalla ricostruzione fatta dai mezzi di informazione più credibili e autorevoli) sia stato fatto segno di un pestaggio da parte di uno o più individui e sia morto per le botte.

Il problema è la visione sottesa, la necessità di farsi parte attiva di un ragionamento finalizzato sostanzialmente a dire “La versione ufficiale è falsa, il Nigeriano non è vittima, è stato lui a picchiare per primo” utile a sostenere la tesi guasta dei Salviniani, dei fascisti da accatto che pullulano la rete.

Fascistelli senza coraggio, quelli che sul social network postano saluti romani ma che in pubblico dicono no, io sono di destra, non sono fascista, quelli che –io no, non sono razzista, ma il problema sono gli immigrati, che vengono qui a non fare un cazzo e a approfittare-, di quelli che ogni tanto postano articoli dal titolo “Agli immigrati 10 euro al giorno mentre i pensionati fanno la coda alla Caritas” e questa mia considerazione non toglie nulla alla mia convinzione che i flussi migratori vadano governati.

Ma il dato di fatto è che un uomo è morto, un uomo che viveva qui nella nostra comunità, che era fuggito dalla sua terra per salvarsi la vita, che qualcuno si è sentito in dovere di apostrofare la sua donna “scimmia africana” con quello che, in una versione o nell’altra, ne è tragicamente conseguito.

Chi non lo capisce è in malafede e pericoloso, perché dimostra plasticamente, che pur di far valere la sua tesi è disposto a tutto, che a lui dei morti di Decca o dell’assassino di Fermo non gli frega nulla, gli interessa cinicamente usare il caso per sostenere la sua tesi. Il passo che separa l’uccisione della verità dall’uccisione di un uomo è assai piccolo, molto più piccolo di quanto non si pensi.

Non si può essere democratici senza avere la mente aperta, sposando a priori una visione, che magari potrà anche essere corretta sul piano dell’analisi di sistema ma che, quando viene piegata per giustificare la morte di un uomo o di più uomini o donne, diventa una mistificazione, un falso, un assassinio della verità.

Viviamo un periodo orribile, pieno di morti e di odio, di terrore e di ignoranza, ma quello che è peggio è che mai come in questo periodo le coscienze tendono ad assopirsi, la capacità critica scricchiola dietro gli interessi di parte.

La morte di un uomo o di una donna è sempre una tragedia, chi specula sulle tragedie è anch’esso un assassino. Un assassino della coscienza, del libero giudizio, un assassino vigliacco perché attacca le menti dei più deboli, dei meno strutturati e le manipola per cercare di creare uno zombie utile ai suoi scopi.

 

 

 

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Sull' Autore

Giampiero D'Ecclesiis (Miles Algo) è un geologo. Forse anche per questo riesce ad amare la profondità dei luoghi e della terra. Poeta e scrittore pubblica i suoi racconti e le sue poesie in anteprima sulla pagina Facebook e sul suo blog. Nel 2008 presenta un libro di sue poesie dal titolo “Fantasmi Riflessi” cui segue, nel 2009, il suo primo lavoro narrativo “Vota Antonio, Viaggio semiserio in una campagna elettorale del 2009” (Arduino Sacco Editore). Nel 2012 per la collana “Scritture in metamorfosi” curata dall’Associazione culturale LucaniArt, pubblica una silloge di poesie dal titolo “Graffi nell’anima”. Con il suo racconto “150° Unità d’Italia – 20 luglio 1915, Isonzo” vince il primo premio della sezione Narrativa adulti del 1° Concorso letterario Nazionale “Premio Carolina D'Araio” e, sempre nella stessa occasione, con la poesia “Salendo al paese” il terzo premio della sezione Poesia adulti. Pubblica “Due avventure di Giovacchino Zaccana viaggiatore” in una raccolta di racconti editi dalla casa editrice Pagine nella collana “Nuovi autori contemporanei”. Nel 2014 pubblica il libro “Ipnotiche oscillazioni ed altre storie” Edizioni Universosud cui segue, nel 2015 sempre con la Casa Editrice UniversoSud, il libro di racconti “Giovacchino Zaccana – Appunti disordinati di viaggio”. Collabora con giornali e con riviste on line pubblicando poesie, brevi racconti e riflessioni di natura sociale e culturale. Ha un rapporto critico con il mondo che lo circonda. E’ curioso, irriverente. Odia ed ama la politica. Preferisce quella di prossimità. E’ capace di animare eventi complessi quando la letteratura, la musica, il teatro e la poesia possono restituire una occasione anche ai luoghi che vive. Così ha fatto rendendosi ‘testimonial’ del bisogno di spazi verdi fruibili nella sua amata Potenza, di luoghi da sottrarre all’amianto, all’incuria e all’abbandono.

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