STORIE DI TRASPARENZA NEGATA

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ida leonedi IDA LEONE

Parla di trasparenza negata, ma anche di cittadini che non si arrendono, il bel libro di inchiesta di Ernesto Belisario e Guido Romeo, “Silenzi di Stato”, Ed. Chiarelettere, 2016. L’assunto da cui si parte è semplice, e lo chiarisce perfettamente Gian Antonio Stella nella prefazione: l’Italia è il paese europeo che più ha faticato ad adottare principi di trasparenza delle informazioni cedibili dalla amministrazione pubblica, principi già largamente utilizzati ad es. in Svezia (da 250 anni!), Gran Bretagna, Spagna, Stati Uniti.

Quando ho riletto il libro, mi è parso di essere stato fin troppo pessimista“, dichiara Ernesto Belisario ad una presentazione del libro tenutasi a Potenza. Ma sta di fatto che a leggere le storie che vengono raccontate, si scopre che l’assenza dolosa di trasparenza è un fenomeno che in Italia accomuna le piccole e piccolissime amministrazioni locali, come le amministrazioni centrali e governative, con motivazioni spesso surreali e perfino esilaranti.

Quanto ha speso il Sindaco di Roma Ignazio Marino in viaggi e cene? Quanto è sicura la scuola nella quale vano i nostri figli? Di cosa è composta l’aria che si respira nelle città italiane? A quanto ammontano i rischiosi derivati, utilizzati dallo Stato italiano per finanziare il debito pubblico? Come è gestita l’emergenza migranti, e quanto costa? Quanto  è costato il portale del turismo italiano, il famigerato Italia.it? Come sono selezionati i docenti delle scuole superiori? Dove è possibile trovare informazioni, dati, numeri, sui tumori che colpiscono la popolazione italiana? Chi ha messo le scatole di cartone a coprire le statue dei musei capitolini durante la visita di Stato del presidente iraniano Rouhani? Per ognuna di queste domande Belisario e Romeo raccontano storie di amministrazioni che negano, dolosamente o colposamente, la possibilità di accesso ai dati, e di cittadini eroi che affrontano battaglie lunghe e complesse per ottenere quanto di loro interesse, e cioè “raw data“, dati nudi e crudi, che consentano rielaborazioni e studi, e conclusioni sul migliore o peggiore operato delle amministrazioni medesime. E tutto in base – fra l’altro – ad un principio banale quanto dirompente: quei dati appartengono ai cittadini perchè, per produrli, essi hanno già pagato.

La risposta per tutto è il cosiddetto FOIA (Freedom of Information Act), un documento avente finalmente valore di legge anche in Italia (D. Lgs. 16 maggio 2016, n. 97). Anche la approvazione del FOIA ha richiesto una dura battaglia di impegno civile, e proprio da parte degli autori del libro: in un appassionante capitolo finale si descrivono le fasi del processo che ha portato alla approvazione del FOIA italiano, i protagonisti, i successi, le delusioni. Con un focus speciale sulla caratteristica prima della lotta, e cioè una mobilitazione della intelligenza collettiva, dal basso, di attivisti degli open data ed esperti di diritto sulla privacy, sotto l’hashtag #Foia4Italy. Oggi che il FOIA italiano è realtà, occorre ancora – come ricordano gli autori del libro

(…) l’impegno dei cittadini, che lo usino per controllare l’operato delle pubbliche amministrazioni e acquisire tutte le informazioni utili a prendere le decisioni giuste.

Perché la democrazia, in fondo, funziona solo cosi.”

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Sull' Autore

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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