
MICHELE PETRUZZO
Il 25 settembre il popolo italiano si è pronunciato sul proprio futuro. C’è poco da dire: la destra ha vinto le elezioni e Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni, è la prima forza politica del Paese. La coalizione di centrodestra ha staccato di gran lunga quella del centrosinistra. Osservando attentamente i numeri della coalizione vincente, si può notare un netto calo della Lega rispetto alle elezioni precedenti. Il Partito Democratico, che è risultato il secondo partito più votato, non può certo definirsi soddisfatto dell’esito di questa tornata elettorale. Non a caso Enrico Letta ha annunciato che non si ricandiderà al prossimo congresso. Oltre il 15% il Movimento Cinque Stelle, guidato dall’ex Premier Giuseppe Conte, che ha parlato di “grande rimonta contro ogni pronostico”. Il terzo polo di Renzi e Calenda ha ottenuto più del 7%, mentre l’Alleanza rossoverde di Fratoianni e Bonelli ha superato la soglia del 3%. Fuori dai giochi Impegno civico, il progetto dell’ex Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che non ha raggiunto neanche l’1%. Non entra in Parlamento neanche Unione Popolare, guidata dall’ex sindaco di Napoli, Luigi De Magistris.
Al di là dei risultati ottenuti dalle diverse forze politiche, fa riflettere, ancora una volta, il dato sull’affluenza: poco sotto il 64%, il più basso della storia repubblicana. Volendo essere onesti, l’esito di queste elezioni, tanto nelle percentuali ottenute dai partiti, quanto nell’affluenza, non era difficile da ipotizzare: la vittoria della destra era cosa nota già da tempo e la larga fetta del “non voto” era facilmente prevedibile, sia perché sono molte le persone sfiduciate e lontane dalla politica, sia perché nel 2022 non è ancora ammesso il voto fuorisede. Una discussione su questo ultimo aspetto andrebbe intavolata seriamente. Perché un fuorisede può votare da Sidney, ma non da Milano? Una domanda dalla risposta difficile per la politica italiana, che sul tema non si è mai concretamente impegnata e attivata.
Tornando all’esito del voto, il centrosinistra dovrebbe riflettere, e anche molto, su questa pesante sconfitta. Se da una parte c’è chi accusa Letta di aver rotto con i pentastellati in un momento sbagliato, dall’altra c’è chi ritiene che le cause della disfatta siano altre. A prescindere da tutto ciò, quello che bisogna capire è che non basta dire “arriva la destra”, perché per vincere serve molto più; occorre tenerlo a mente, soprattutto nei momenti in cui la destra risulta più forte e parte favorita, come in questo caso. Difficile prevedere quanto accadrà nel PD, e più in generale nel centrosinistra durante i prossimi mesi. Di sicuro non sarà semplice rimettere insieme i cocci, ricostruire e ripartire, per l’ennesima volta.
1 commento
Se non cambia la legge elettorale non andrò più va votare! È normale eleggere in Basilicata la Casellati ?