UN MONDO INTELLETTUALE FERMO DA CINQUANT’ANNI AL LEVISMO

0

LUCIO TUFANO

Come si fa a parlare della Lucania quando si è così assenti da rimanere disinformati e fermi ancora a quella fase di denuncia poetica che ha caratterizzato il “levismo” e che ha procurato una notevole rendita di pretenziosa intellettualità a chi ostinatamente ha voluto pedissequamente sfrut­tarne le orme percorrendo lo stesso tracciato, senza alcuno sprazzo di originale talento?

Certamente non fu nostra la colpa se il “levismo” finì con l’imporre una tunica mesta anzi funerea alla Lucania, trascurando gran parte della sua identità e della sua storia, sia di quella arcaica, sia di quella moderna, e non valutando a fondo i suoli lirismi, le sue stagioni, i suoi regimi, il costume, la commedia e il grottesco del suo teatro popolare e urbano, la sua civiltà, e la sua borghesia costumata e colta. Ma invece da decenni si continua a pontificare. Lo fanno gli inviati del centro e del Nord, delle grandi testate (stampa e Tv), spesso frettolosi e superficiali, gli studiosi stranieri e altri, e che prendono sempre spunto dai canoni leviani; spesso aggiungendo il fenomeno del “brigantismo”, nota folcloristica con cui viene ancora reclamizzata la Basilicata.

Personaggi che oggi vengono ancora contrabbandati come i detentori del tutto, intel­lettuali, storici, economisti, docenti universitari, leaders di partiti o di formazioni, creati dalla sera alla mattina, consulenti e direttori generali, la cui rendita è composta di conti in banca semplice­mente faraonici, non fanno granché per elevare la nostra dignità regionale a livello europeo.

Com’è potuto accadere tutto questo? Molti, anche con notevoli qualità e prerogative acclara­te, hanno voluto inseguire la suggestione della “centralità del successo”. Se ne andarono e continua­no ad andarsene, alla ricerca di lavoro, di affermazione e di fortuna. Se Napoleone Buonaparte fosse nato qui, qualcuno potrà oggi dire che, sarebbe finito come impiegato al Catasto, proprio per quella sua mania di appuntare le bandierine sulle mappe e sulle particelle).

Meglio così, come è andata, poiché i benefici effetti della più grande delle rivoluzioni, la meglio riuscita, vennero in fondo annientati dal “bonapartismo” di famiglia, tirannico e nepotista.

La verità è che c’è quest’antica, ancestrale ansia di emigrare sull’esempio di tanti che si an­corarono a Mecenate (Orazio Flacco), o a “Il mondo” di Pannunzio, al “Corriere della Sera”, alla Rai, alla politica parlamentare, alle industrie del nord e via di seguito …

Fu Felice Scardaccione che inneggiò all’Esodo degli intellettuali e dei poeti, facendoli lievitare alla guisa di un esercito in fuga, alla ricerca di applausi, di pubblico, di ribalte e di mercato.

Ora, con la fabbrica delle lauree, con l’imposizione egualitaria del “diritto allo studio”, con la scomparsa dei mestieri più tradizionali, da quelli umili a quelli d’arte e creativi, con la caduta dell’etica, nel modo di vivere e di convivere nella politica ed in questa nostra società, ha ragione chi parla di una società immersa in una bolgia delle presunzioni, di vane competizioni, di invidie e di esibizionismi esasperati … Tutti sono scrittori, tutti scrivono e pochissimi leggono, tutti sono poeti, tutti sono geniali politici, sono pensatori e sono in grado di essere all’altezza di ogni situazione …

Questo probabilmente si è verificato anche a causa della scomparsa delle classi, di quelle contadine e artigiane, mentre si assiste alla formazione di un magma senza identità, dentro il quale si sono inseriti i nipoti degli ex contadini, qualche esponente della vecchia borghesia, i piccoli borghesi ed infi­ne i sottoproletari con titolo di studio.

A tutto questo occorre aggiungere uno dei peggiori difetti del “provincialismo”, quello di fregiarsi dei grandi nomi che vengono invitati a tenere le loro ponderose conferenze sul nostro povero e de­solato deserto. L’esterofilia di chi è sempre e solo disposto a riconoscere e applaudire il già noto, per altro, applaudito altrove, perché possa far lievitare il decoro ed il prestigio di chi ha invocato la sua presenza.

La “centralità del successo” è sempre stato un fenomeno gravitazionale, non è mai stato un fenomeno di periferia, tranne per coloro che, fruendo della spinta elettorale, specie oggi, vengono elevati al rango di detentori del potere locale con i vari crismi del privilegio, assumendo anche il ruolo degli antichi baroni o dei ricchi borghesi di un tempo. È possibile decentrare il successo, come sono stati decentrati i poteri, o come furono decentrati i programmi radiofonici dell’accesso? Occor­re forse abbattere la televisione komeinista, la televisione totalitaria, la televisione che impone i suoi programmi, le sue didattiche, le sue pedagogie – così come hanno lamentato Karl R. Popper e P. Paolo Pasolini – senza che vi sia al­cuno che dal basso possa interloquire e contraddire.

A tutto questo bisogna opporre un dibattito democratico, se non si tratta di situazioni patolo­giche, altrimenti bisognerà ricorrere alle terapie d’urto.

Condividi

Sull' Autore

Avatar

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

Lascia un Commento