UN PD ALLA PRESE CON LA FRITTATA

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Fallita ormai l’ipotesi di quel campo largo che era l’unica possibilità di fermare le destre e rimettere il paese sui binarI di una conduzione responsabile  in linea con gli impegni europei  e con il surplus di fiducia che il Continente  tutto ha tributato a Draghi, per Letta si apre uno scenario da incubo  con una coalizione che già ai nastri di partenza si presenta sfilacciata e cacofonica e con un Pd che per incollare ora questo ora quello, si è ritrovato con entrambi le mani incollate,, incapace di operare al centro come a sinistra. Meglio a questo punto sarebbe stata la ricerca di una identità che, pur mettendo in conto una sconfitta a settembre, pensasse a lavorare sui tempi lunghi, recuperando una identità di sinistra che si è sbiadita al punto di annullarsi in quella palude di centro nella quale si muovono coccodrilli sdentati e giovani piragna in crescita. Ora , il solo obiettivo che una persona sensata e con un minimo di lungimiranza strategica può darsi, è pensare al proprio partito, a come organizzare una immagine di credibilità per questa campagna elettorale, un messaggio convincente capace di fargli superare il gap di quei punto e mezzo che separa il Pd dall’essere primo partito. Per far questo, la prima cosa che dovrebbe fare, lui come tutti i dirigenti locali , è cancellare dalla mente la supponenza di un partito che un tempo era arbitro del giorno e della notte, nel quale le elezioni erano un modo per rioganizzare il potere interno e per trovare equilibri dall’alto. Quello era un altro partito, che ora non c’è più, perchè era un partito capace di eleggere anche persone la cui unica qualità era il servilismo al potente di turno. Ora è un partito che deve lottare con i denti per ottenere almeno il riconoscimento di essere quello più votato, indipendentemente dal risultato finale che questa legge produce rispetto alla governabilità del Paese. Un lavoro di  lungo corso ma che può essere nella prospettiva vincente, ove si pensi già ai temi che la destra sta ponendo e che vanno in direzione di spaccare l’Italia, con la reintroduzione della autonomia delle regioni ( Salvini) con la eliminazione del reddito di cittadinanza  ( Meloni), con la flat tax per sgonfiare le casse dello Stato e aumentare il monte debitorio e con  il ritorno di una nuova legislazione ad personam per pregiudicati di rango superiore. Per far questo, Letta deve zittire i capi corrente e puntare a mettere quelli che hanno più voti personali, evitando facce nuove  di uomini e donne che vorrebbero campare sui voti degli altri o sullo striminzito tesoretto di partito. Qui senza voti aggiuntivi, senza persone supportate dai consensi, si chiamino Tizio o Caio, antipatici o simpatici che siano, non si va da nessuna parte . Non solo, ma proprio la possibilità di far leva su persone che portano quell valore in più nel loro rapporti relazionali con la società civile, può innescare quel meccanismo meritocratico che non è la perfezione ma che è il meno discutibile. Questo valga per le elezioni politiche, ma sia anche la premessa delineata per una competizione regionale, che dovrebbe seguire a breve, e dove la vittoria è unicamente condizionata alla capacità di mettere tutti , ma proprio tutti, alla prova del voto e vedere quanto ognuno di loro porta di contributo ematico alla salute del partito. Se già in questa scelta delle politiche si procede ad esclusioni che riducono le possibilità di vittoria, allora è il momento di dire addio al Pd, diventato comitato direttivo di una società in via di liquidazione. Rocco Rosa 

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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