UNA POTENZA DA SCRIVERE

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Giampiero D’ecclesiis

Mi sveglio presto al mattina, alle 6,00 la luce filtra dalla mia finestra che d’estate è sempre aperta, e da essa dilaga nella mia stanza l’aria buona del primo mattino.

Quando mi affaccio alla finestra la mia veduta è di quelle davvero belle, abito in un luogo che mi permette una veduta completa e priva di ostacoli sulla intera valle del Basento sotto la città, dal verde a macchie e cespugli di Poggio Cavallo, ai pini di Rossellino fino al limite del bosco di Pallareta, si alternano alla mia vista boschi verdissimi e il giallo degli spazi coltivati. Al fondo della valle l’alveo del Basento è segnato dai filari di pioppi che si aprono sugli spazi che negli anni ‘60 sono stati occupati dalle aspirazioni industriali della città, in gran parte andate deluse.

La visione che ho davanti tutti i giorni è chiarissima, una grande area periurbana meridionale della città strutturata e progettata in maniera ecocompatibile che rappresenti il biglietto di accesso al grande Parco dell’Appennino meridionale di cui Potenza non può che essere principale hub di accesso e capitale.

E’ una visione netta, chiara, quella della costruzione del green belt sul modello inglese, una fascia verde occupata da boschi, terreni coltivati e luoghi di svago all’aria aperta realizzata con il doppio scopo di impedire la scomposta proliferazione di costruzioni che vadano ad inquinare questo spazio di rispetto e di rinsaldare la relazione ecologica già esistente tra l’area periurbana di Potenza e il Parco dell’Appennino meridionale.

Non si tratta di trasformare tutta l’area in un grande parco, ma di immaginare, progettare e realizzare una grande operazione di restauro urbano, sostituendo nel tempo le costruzioni esistenti con altre realizzate secondo una logica ecocompatibile, aprire il mercato delle costruzioni in legno, bonificare le aree degradate, incentivare la riconversione delle attività economiche presenti in una direzione sostenibile, realizzare anche un’area in grado di ospitare strutture turistiche in grado di accogliere e poi smistare i visitatori verso le aree del Parco nazionale.

Cosa ci impedisce di ragionare per una volta in termini di prospettiva svincolandoci dalle piccole logiche di una politica locale incapace di guardare oltre l’orizzonte della prossima scadenza elettorale? La Valle del Basento, nel suo tratto prossimo alla Città di Potenza, è la grande opportunità di svolta che attende da sempre la nostra città.

Certo questa è una Potenza tutta da scrivere, o meglio da riscrivere, una Potenza in cui lo spazio per i palazzinari incapaci di percorrere vie innovative si deve ridurre, una città che deve tornare ad essere normale, ossia un capoluogo in cui si discute, si programma, si progetta, e si persegue una via che vada a vantaggio di tutti.

Ci vuole coraggio per fare tabula rasa, il ricatto è continuo, chi pensa di usare le passioni sportive, chi il ricatto occupazionale, chi si muove per file interne agendo sugli “amici degli amici”, ma al netto di tutto ciò che rappresenta il peggio del vissuto della nostra Città e la causa di tutti i disservizi, gli errori, a volte i veri e propri scempi che si sono compiuti, ci sono i cittadini normali, le famiglie, i ragazzi, i giovani, che meritano un futuro migliore.

Io mi sorprendo davvero quando sembra che questi discorsi siano considerati da illusi, visionari o, peggio ancora, appannaggio ideologico di una parte, il futuro è chiaro è netto ed è in una direzione che guarda verso l’appennino e le aree interne con cui è necessario rinsaldare partnership di ferro e costruire un network delle comunità dell’appennino.

Questa cosa accadrà, che si voglia o no, si può solo scegliere se Potenza può dare il suo contributo per far crescere questo processo, guidandolo, oppure se essere semplicemente la “Città Regione”, ostile, inutile, burocratica e sempre più lontana dalle comunità che le sono attorno.

Non sarebbe affatto complicato, una pianificazione attenta, e gli urbanisti sensibili all’argomento in regione non mancano, potrebbe immaginare un percorso progressivo e aiutare la politica a costruire una norma di incentivi/penalità che riorienti gli indirizzi di sviluppo.

Un’area da destinare a piccole costruzioni in legno, di basso costo, da destinare per esempio ai giovani, la riconversione delle attività economiche intorno all’area ex-cipzoo e la progettazione del grande Parco della Città con l’inclusione del Ponte Musmeci e la riconfigurazione dello svincolo di Potenza centro che oggi è oggettivamente pericoloso.

Un’area di transizione tra l’area urbana e il periurbano propriamente detto, in grado di ospitare attività sportive e ricreative, recettive, con un sistema di trasporto che attraverso la Stazione delle FS e delle Ferrovie Appulo-Lucane ricongiunge queste strutture al resto della Città, non c’è quasi nulla da dover costruire ex-novo, è tutto lì da ottimizzare, adeguare, ristrutturare.

Questo significherebbe lavoro, sviluppo, l’apetura di un orizzonte futuro e la realizzazione di una città più bella, più vivibile, con una missione e un futuro.

Tutto ciò non preclude nulla, finanche ipotesi che a me, francamente, sono apparse e appaiono assolutamente prive di senso, come quella della costruzione di uno stadio, ma io so che quando si pianifica e si progetta un futuro è così che si fa, si valutano tutte le istanze, si valuta se è possibile armonizzarle, ciò che non si potrà mai accettare è l’agire di chi persegue solo i propri interessi personali.

Io ero e resto convinto che questa visione di Città sia possibile, fattibile e utile, sia quella che offre migliori opportunità per tutti e che non corrisponda affatto ad una specifica concezione di società, non occorre essere socialisti ed ecologisti per sposarla né essere liberisti per osteggiarla, essa è in grado di rispondere ad entrambe le impostazioni, dipende soltanto da come si pensi di declinarla.

E’ finita l’epoca delle industrie pesanti, l’epoca delle energie legate al fossile se non è al tramonto è oramai ad un pomeriggio molto inoltrato, l’economia è fatta di alta tecnologia, di servizi di avanguardia, di attività che in un contesto come quello che ho provato a descrivere si troverebbero perfettamente a loro agio.

L’approccio liberista allo sviluppo è fallito, il mondo ha preso coscienza che la continuità delle risorse non può essere garantita dal progresso tecnologico e che le risorse del pianeta non sono infinite, l’approccio ecologista puro è allo stato impossibile, semplicemente perché i contrasti di ricchezza nel mondo generano disequilibri e le tecnologie a basso impatto sono tipiche delle società avanzate.

La sostenibilità è un concetto ampiamente diffuso, ma la sottigliezza dei suoi principi sfugge ai più, essa è esattamente la via di mezzo tra un approccio liberista e uno ecologista integrale e prova a valutare le azioni sulla base della capacità del sistema naturale di sostenerle in qualche misura, assorbendone le modificazioni indotte a medio termine.

Ci vorrebbe solo una classe imprenditoriale all’altezza di una sfida di innovazione e io so che, al di là dei tanti vecchi bacucchi, incapaci di guardare oltre il mattone, c’è una classe di nuovi imprenditori vitale, preparata che potrebbe, volendo e anche se adeguatamente sensibilizzata e incentivata, raccogliere questa sfida.

Ci vorrebbe una politica capace di guardare a cosa sarà tra 20 anni, di sognare e di provare a trasformare i sogni in azione.

Ci vorrebbero cittadini non ripiegati solo sul lamento, sull’odio, sul sarcasmo, o peggio ancora sull’autoreferenzialità sterile che ha partorito l’etica de “la ggente”, ma capaci di essere protagonisti delle scelte e propositivi.

Mi sento parte attiva del civismo propositivo che è sorto in città anzi, orgogliosamente, rivendico di essere parte di un gruppo che, su una specifica battaglia, quella per il Parco della Città, ha segnato un punto di svolta mostrando che la via della partecipazione/azione è possibile.

C’è una Potenza da scrivere, da disegnare, da immaginare oltre gli inutili steccati ideologici, oltre le convenienze personali. Proviamoci.

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Sull' Autore

Giampiero D'Ecclesiis

Giampiero D'Ecclesiis (Miles Algo) è un geologo. Forse anche per questo riesce ad amare la profondità dei luoghi e della terra. Poeta e scrittore pubblica i suoi racconti e le sue poesie in anteprima sulla pagina Facebook e sul suo blog. Nel 2008 presenta un libro di sue poesie dal titolo “Fantasmi Riflessi” cui segue, nel 2009, il suo primo lavoro narrativo “Vota Antonio, Viaggio semiserio in una campagna elettorale del 2009” (Arduino Sacco Editore). Nel 2012 per la collana “Scritture in metamorfosi” curata dall’Associazione culturale LucaniArt, pubblica una silloge di poesie dal titolo “Graffi nell’anima”. Con il suo racconto “150° Unità d’Italia – 20 luglio 1915, Isonzo” vince il primo premio della sezione Narrativa adulti del 1° Concorso letterario Nazionale “Premio Carolina D'Araio” e, sempre nella stessa occasione, con la poesia “Salendo al paese” il terzo premio della sezione Poesia adulti. Pubblica “Due avventure di Giovacchino Zaccana viaggiatore” in una raccolta di racconti editi dalla casa editrice Pagine nella collana “Nuovi autori contemporanei”. Nel 2014 pubblica il libro “Ipnotiche oscillazioni ed altre storie” Edizioni Universosud cui segue, nel 2015 sempre con la Casa Editrice UniversoSud, il libro di racconti “Giovacchino Zaccana – Appunti disordinati di viaggio”. Collabora con giornali e con riviste on line pubblicando poesie, brevi racconti e riflessioni di natura sociale e culturale. Ha un rapporto critico con il mondo che lo circonda. E’ curioso, irriverente. Odia ed ama la politica. Preferisce quella di prossimità. E’ capace di animare eventi complessi quando la letteratura, la musica, il teatro e la poesia possono restituire una occasione anche ai luoghi che vive. Così ha fatto rendendosi ‘testimonial’ del bisogno di spazi verdi fruibili nella sua amata Potenza, di luoghi da sottrarre all’amianto, all’incuria e all’abbandono.

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