UNA PREGHIERA DI NATALE

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di GERARDO ACIERNO

 

Mi portava per mano di notte a guardare la luna impigliata sulle punte dei pini nel cielo gelido della Vigilia. Già allora, in quel mio tempo fanciullo, nevicava quasi mai a Natale e mio padre mi diceva che le stagioni stavano cambiando ma le guerre da qualche parte s’infiammavano. Mi portava per mano mio padre là dove il vento del nostro paese lucano non si stancava di arruffare i miei e i suoi capelli per raccontarmi i suoi Natali senza giocattoli e senza giochi. Già allora, in quel suo tempo fanciullo, c’era la Grande Guerra a cancellare l’Amore che il Natale ci dona. Oggi, in questo tempo del nuovo millennio solchiamo flutti d’illusioni, acque schiumanti apparenze, increspate maree di delusioni. Uomini e donne quietati e corrotti da diffusa ignoranza, nel torpore dell’indifferenza opponiamo a Sirene danzanti mani in tasca, ragioni distanti. Prima mio padre e poi anch’io sapevamo inventarci sogni e bellezze. Oggi, una densa nebbia circonda me, i miei figli, il nostro sgombro ormeggiare. Mi sembrano così scomposte le cose di questo mondo: tutto sfuma sul veloce scivolo del vivere quotidiano, allineato in sequenze impoverite da gelida memoria. Ho la sensazione che la notte, ogni notte, avanzi al galoppo. E non so farci nulla. Questo mondo così scomposto, così aggrovigliato, così tenebroso. Vado vagabondeggiando scorciatoie di preghiere, il fiato mozzato, i giorni ripiegati come solchi in cerca di cose lontane, di stagioni esaurite. Lo faccio perché so di ritrovare Lui, il Signore, ombra logorata ai crocicchi della Storia, rugiada su lamiere dismesse, rivolo pietrificato che discioglie segni di Sé dentro di me. E allora, oggi, giorno di Natale, con la cometa sempre sopra di noi e sulle scomposte cose di questo nostro mondo, preghiamo affinché questo giorno sia inizio e continuazione della Vita. Nel nome Tuo, Signore.

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