La comunità lucana ha dato una prova di dignità, facendo capire a chi di dovere che sul petrolio non si scherza più. Qui non hanno prevalso né i tweet né i plateali interventi da codice penale fatti da coglioncini che anelano a stare nel cerchio magico . Ha prevalso la determinazione di persone che , pur sapendo che il quesito non cambiava più di tanto la situazione vera di questa regione, sono andate al voto per lanciare un segnale preciso: che con loro bisognerà da ora in poi fare i conti. Anche la politica è stata sobria, evitando, nei suoi massimi vertici istituzionali, di personalizzare il si o il no e lasciando praticamente che il popolo si esprimesse in piena coscienza.Hanno pesato qui le vicende giudiziarie che mentre altrove sono state lette come l’ennesimo scandalo, qui sono state viste come tradimento ai danni di una comunità, coltellate nella schiena da parte di persone che moralmente dovrebbero prendere i voti ma non quelli del consenso elettorale. Emerge dalle urne il meraviglioso comportamento di giovani e di associazioni, i veri protagonisti di questa giornata per molti versi memorabili: chi segue i social, sa quale e quanto impegno hanno profuso, convincendo le persone, organizzando servizi per andare a prendere gli invalidi, facendo un passaparola efficace e sentito. Il risultato non sorprende neanche per quanto riguarda il dato nazionale. Avevamo anticipato il comportamento di alcune regioni che la benzina la vogliono e se ne fottono da dove viene estratta. Vale per la Lombardia, ma anche per la Campania e per il Piemonte, per non parlare di regioni che il problema del petrolio lo faranno proprio solo se gli vanno a piazzare una bella trivella tra un impianto sciistico e l’altro. Insomma l’italia senza morale, del “ dieci centimetri lontani dal mio sedere fate quello che volete. E noi il sedere lo abbiamo tutto scoperto . Paradossalmente a livello nazionale mi aspettavo qualche punto in meno di partecipanti al voto: il di più lo ha messo Renzi personalizzando oltre misura un quesito che non valeva una amata minghia. Voleva fare le prove generali e il risultato è un disastro. Come un disastro lo ha fatto Emiliano,cercando di dare la scalata al partito e riscontrando che la sua regione ha preferito andarsene al mare, vicino alle trivelle. Hai voglia a dire che un 40 per cento è un bel risultato. No che non lo è.
Nella foto distribuita dall'ufficio stampa il 31 luglio 2014 la Rainbow Warrior, nave simbolo di Greenpeace, entrata in azione nel mar Adriatico presso la piattaforma petrolifera Rospo Mare B, di proprietà Edison ed Eni.
ANSA/UFFICIO STAMPA GREEN PEACE
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UNA PROVA DI ORGOGLIO, IN UN MARE DI OMINICCHI
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