L’eroina è come un virus, come quei virus che, una volta entrati nell’organismo, rimangono costantemente in circolo. Possono passare decenni in cui restano silenti, sotto l’epidermide, ad incubare, a confondersi sotto la soglia di altre crisi. Poi esplode, e comincia ad uccidere.
Attualmente siamo nel versante ascendente di una nuova epidemia, una nuova recrudescenza che utilizza i bassi prezzi per fare breccia nelle maglie sfilacciate di una società che abbandona l’individuo a sé stesso, solo di fronte ad un presente sempre sull’orlo di un baratro ed un futuro che non offre argini, sponde, sicurezze. 
A livello locale quanto a quello nazionale assistiamo a risposte confuse, a proposte quasi deliranti, che di fatto delegittimano la necessità di un lavoro di rinascita sociale e di una seria presa in carico delle sofferenze dell’individuo, delle famiglie e delle comunità intere. Il mondo politico appare cieco di fronte ai bisogni di un tessuto sociale che si sfalda, che inserisce feticci tra le persone, steroidi di relazioni e identità, antidolorifici per le sofferenze di crescite bloccate, e punta l’attenzione ed il dito contro le strutture di cura per le dipendenze o contro la cannabis legalizzata.
Il messaggio è sempre uguale: si creano divisioni, schieramenti, anche laddove è necessario, più che mai, agire insieme, intervenire come una squadra compatta a sostegno delle persone e non contro di esse; si creano spauracchi, piccoli obiettivi vuoti, capri espiatori che scientificamente poco hanno a che fare con la vera lotta alle sostanze ed alle dipendenze, con l’unico risultato, o peggio con l’unico scopo, di smuovere un arido dibattito. E intanto piangiamo i morti e ci prepariamo alle prossime vittime, continuando, pur tra frustrazioni, indignazione ed attacchi, a tentare di inserirci in quelle maglie larghe, a ricucire gli strappi, a slegare ciò che di dannoso si avvinghia intorno e tra le persone.
La lotta all’eroina, alla cocaina, ai “fentanili”, alla morte, indipendentemente dalla sostanza che se ne fa portatrice, è un’estenuante lotta per la vita, fatta di scelte politiche, impegno sociale, allocazione di risorse, spesa di professionalità ed attenzione civile. Se uno di questi tasselli, se uno di questi anti-corpi viene meno, o addirittura ostacola ed indebolisce gli scudi alzati del sistema immunitario della società, in una sorta di malattia auto-immune, la prognosi diventa infausta, una sentenza, una “condanna a morti”. Ufficio stampa Insieme.