UNO SGARBI SBOCCATO …E BOCCIATO

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ANNA MARIA SCARNATO

Mentre ogni giorno ci si interroga sulle cause del disastro educativo e le ripercussioni in episodi di bullismo, di violenza, di fallimenti scolastici, di droga, e da più parti si incolpa la famiglia, primo nucleo sociale di apprendimento, si incolpa la Scuola che vede sotto accusa Presidi e Insegnanti per la scarsa formazione, definiti inadeguati a gestire comportamenti fuori controllo di alcuni allievi, una sensazione ineluttabile di disorientamento si prova mentre l’immaginazione riporta contesti scolastici d’altri tempi, figure di docenti oggi definiti creatori di illusioni quando
fanno vistosa regalia di voti, soggetti che attuano discriminazioni quando promuovono senza merito e giustificano attenuando estremismi comportamentali manifestati da taluni. E sembra fantascienza…… se crediamo che la Scuola deve perseguire gli obiettivi costituzionali, testimoniando il rispetto per tutti, offrire uguali opportunità per la realizzazione personale a soggetti diversi da accogliere e a cui dedicare percorsi individualizzati secondo i bisogni. Come sembra difficile assimilare l’idea di una famiglia che non collabora dal punto di vista educativo con la
Scuola. Non la sostiene. Anzi diviene garantista della posizione del proprio figlio in talune situazioni. Ed è proprio allora che la memoria ci rimanda ai Decreti Delegati del ’74 che sancirono l’istituzione degli organi collegiali come forma di partecipazione studentesca e familiare alla promozione di una nuova Scuola in rete
con il territorio, una nuova organizzazione scolastica e una funzione docente più rilevante e professionale. Da insegnante che analizza il processo di cambiamento messo in atto dai Decreti del 74, posso dire, a sostegno della Istituzione Scuola, che la ricerca di un equilibrio giusto nel rapporto Scuola-Famiglia che potesse contemplare il diritto dell’Insegnante alla libertà di insegnamento e il dovere stesso, se rapportato a quegli anni (1975 al 2000), diede buoni risultati sul piano della collaborazione ed entusiasmo sano delle famiglie. In seguito, le mutazioni sociali, i fattori economici, il cambiamento strutturale della famiglia tradizionale, sembra avere reso difficile, in molti casi, la relazione tra i due contesti educativi che non
sempre si ritrova sulla condivisione degli stessi valori capaci di creare vere comunità di apprendimento e formazione. Una democrazia partecipata che ha sforato in invadenza metodologica e didattica, una laurea che non basta più a formare un docente. Un lavoro oggi divenuto difficile. La famiglia che deve supportarla nei cambiamenti che repentinamente la Scuola subisce e che la sta portando verso forme di servizio sempre più amministrativo e meno formativo, costituiscono due modelli educativi sotto stress. Sono perciò sempre alla ribalta nelle notizie quotidiane. E come se non bastasse le Istituzioni di governo anch’esse fanno a turno ad interpretare modelli diseducativi che li screditano agli occhi attenti di chi segue le vicende politiche e le scelte conseguenti. Per soddisfare gli appetiti ricattatori dei partiti di coalizione e mantenere gli equilibri, si fanno purtroppo scelte apicali sbagliate. Ciò che si dovrebbe ispirare al “politicamente corretto”, di frequente fa assistere a spettacoli istituzionali “scorretti”. E all’inaugurazione del Museo MAXXI di Roma, Vittorio Sgarbi, sottosegretario alla Cultura del governo Meloni, presente Morgan e Alessandro Giuli, neo presidente del primo museo nazionale dedicato alla creatività contemporanea, divagando nel suo intervento, ha pronunciato espressioni volgari e parolacce sessiste. Non nuovo a questi fatti, tra i tanti si ricorda quando il 20-3-2023 così si espresse a Domenica in: “quelle del 2000 son tutte tr**e”, riportando quanto affermava una sua assistente a proposito di ragazze. Poi chiese scusa. Ma uno scivolone dietro l’altro non è un caso se costituisce un modo di essere, indicibile e vergognoso. Pare si sia giustificato, senza chiedere scusa a nessuno, per quanto detto al Museo e dopo che lo stesso Ministro alla Cultura Sangiuliano ha ritenute deprecabili le affermazioni di Sgarbi, sessiste, e pronunciate in un turpiloquio inammissibile. Forse anche in questo campo, sarebbe opportuno prendere provvedimenti. Tra l’altro qui non si tratta di bocciare o abbassare il voto di condotta di ragazzi in crisi adolescenziale o provenienti da situazioni ambientali precarie sui quali è facile fare i ”professori” da parte dei rappresentanti di governo esercitando i loro poteri nel ribaltare decisioni delle altre Agenzie educative. No, qui è altra cosa. Siamo in presenza di un soggetto colto, una “persona” che è riconosciuta competente ma non è “un uomo de facto”, piuttosto ”uterino”. Un attempato che la crisi adolescenziale non l’ha mai superata. E’ in cerca ancora di conferme identitarie e lo fa servendosi della Cultura, rivestendo i panni di idolo mediatico ma di dubbia umanità. Un bullo senile in cerca di legittimazione universale. Un bullo pericoloso nel ruolo “schiacciapersone”, un modello disvaloriale, da censura. Un fenomeno che può essere emulato e costituire una normalità alla quale si può fare l’abitudine. Se penso che molte comunità gli concedono la cittadinanza onoraria ad inaugurazione di mostre ed eventi culturali, se penso che per lui si aprono i castelli solo per un apericena prima di matrimoni d’elite, per lui si fa atterrare l’elicottero personale alla pista Mattei di Pisticci scalo, non ancora in esercizio per il trasporto passeggeri, per giungere a Bernalda, luogo della celebrazione matrimoniale, mi vien da pensare che soffriamo di crisi identitaria, che veramente la Scuola, la Famiglia, le
Istituzioni non hanno fatto ammenda degli errori se ancora la società va dietro gli idoli del nulla, i colletti bianchi della società, gli “esperti” che saranno anche “competenti” di creatività artistica, sapranno anche inventarsi spiegazioni sul sorriso enigmatico della Gioconda di Leonardo, ma sul piano umano valgono ZERO in condotta. Come gli alunni trasgressori. Sgarbi… sboccato…..è un uomo bocciato. E’ necessaria una presa di coscienza collettiva dei tanti sgarbi subiti e dire basta. E la ministra per la famiglia (Roccella), quello dell’Istruzione (Valditara) e Sangiuliano (ministro della Cultura) dicano alla Meloni che è urgente un cambio di passo non solo in Europa ma anche in casa nostra se vogliamo costruire un Paese più giusto e rispettoso, partendo dalla comunicazione.

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