
ANNA MARIA SCARNATO
Osservare, comprendere, convincersi e poi esprimersi. Sono fasi necessarie che ho cercato di rispettare in ogni campo da quello professionale, passando dai rapporti interpersonali, fino all’esperienza politica che ho intrapreso riconoscendo un impegno civile a servizio della comunità. Ogni esperienza vissuta mi ha persuaso che spesso le idee migliori in cui si crede fermamente , non sempre vengono riconosciute tali e condivise per l’intrinseco valore. E qui la libertà che muove chi propone e chi accoglie o rifiuta una proposta ha un primato inconfutabile e sul quale ogni parola non trova giustificazione. Come è anche un dovere supportare un diniego o una posizione che tenda a modificare un’asserzione, un’idea, un progetto, con motivazioni, fossero anche non valide, ma comunque una risposta dovuta per educazione, serietà morale e coerenza istituzionale. Sì, se il riferimento riguarda il campo della politica e del governo della cosa pubblica, parlarsi tra persone semplici cittadini e tra governanti di livello differente tra di loro è improcrastinabile e ineccepibile. E’ la concertazione che muove un Paese non la disarmonia. Ma in politica sovente le richieste di una parte di popolazione restano inevase, gli appelli, i suggerimenti di chi conosce il proprio territorio arrivano ad orecchie sorde . E’ allora che il silenzio dissimula una negazione , un’ opposizione silente che convince sempre più che i discorsi elettorali sono solo prove di performance per divenire poi esercizio autonomo di potere dato dal popolo ma non per il popolo. E il mondo politico che arriva al governo segue il suo percorso tra strade conosciute e sentieri selvaggi , con le sue logiche, mentre il Paese reale va per conto suo. Che non si dimentichino le promesse, come ci si dimentica che nella regione Basilicata esiste un ospedale a Tinchi di Marconia-Pisticci che nell’intenzione dell’assessore Leone, appena eletto, forse per l’euforia della nomina, avrebbe formato con Policoro e Matera il polo sanitario del Metapontino. Ma giace là la struttura, adeguata alle norme ultime di sicurezza e rimasto ”zitella” in attesa che lo sposo la portasse all’altare. Un presidio di valore per quanti cittadini ha curato con prestazioni di alto livello , per i sanitari competenti che hanno preferito emigrare nella vicina Puglia presagendo le sorti che i politici, anche del passato, le avrebbero destinato. E’ inammissibile che, già agli albori della pandemia, percepita la difficoltà che la situazione sanitaria regionale, per mancanza di attrezzature necessarie e lo scarso numero dei medici e infermieri, nella ricognizione di strutture per malati Covid o da isolare per sorveglianza del decorso, non sia stata incluso l’Ospedale del Sud. E in questa ripresa del contagio, ancora più temibile poiché si conosce la ferocia del virus, ancora si indugia a riconoscere l’utilità di quel presidio che, tanto, sia la Sindaca di Pisticci-Marconia che i vari comitati di cittadini invitano a prendere in considerazione, come fatto per altre strutture del nord ovest regione. Eppure per la popolazione tutta il Presidente eletto di oggi e del passato diviene il loro Presidente, a prescindere dal colore della coalizione, colui che per i componenti della sua famiglia ha le stesse attenzioni, comunica e dà risposte senza discriminazione, appannando la sua bandiera e quella dell’equipaggio, prescindendo che la disponibilità gli venga ricordata da una Sindaca dei 5 stelle e pensando solo ai cittadini preoccupati di trovarsi in una regione tra le più povere e più sguarnite di mezzi di difesa in una guerra alla quale soccombono anche i più equipaggiati.. Al popolo interessa portare la pelle a casa, di essere presi in cura. E nasce un dubbio che se ne faccia una questione politica e si preferiscano hotel magari a 5 stelle da pagare come meritano e ancor di più per covid, e non rispondere ad un invito , pare anche garbato, di una Sindaca dei 5 stelle che non merita, stante così i fatti, nemmeno una giustificazione.” Non n’ vol paggh ù ciucc”(non è gradita la paglia all’asino) si dice al sud regione e non so perché mi venga a tal momento in mente questo detto in vernacolo bernaldese. Si potrebbe far ricorso alla prof.ssa Del Puente ,esperta in dialettologia presso l’Unibas , per comprendere il significato dell’espressione e i contesti in cui nel passato veniva usata. Sempre se è ancora al suo posto e non licenziata. E’ un po’ la sorte di chi rappresenta un valore non riconosciuto ed entra nei tagli finanziari a sanare bilanci sbilanciati. E’ un po’ la sorte simile dell’ospedale di Tinchi. E’ tempo di rivalutare cose e persone, territori e tradizioni, a meno che non si scelga di cambiare lingua e appartenenza. E allora si sceglie di parlare solo arabo.