Incontro Paolo Verri in un caffè di via Ridola. Arrivo in colpevole ma annunciato ritardo e lo trovo al lavoro sul piccolo tavolino del bar, quasi completamente invaso dal portatile, dallo smartphone che trilla in continuazione, e dai giornali del giorno.
Mi mostra il titolo del Quotidiano della Basilicata. Dice: “Matera 2019 non sceglie i materani“. Ma il sottotitolo parla invece di una polemica sulle assunzioni al Comune. “Con Matera 2019 non c’entra nulla” mi dice sorpreso e un po’ amareggiato. “Il 2019 è come il nudo in pubblicità, aiuta a vendere, rinforzando qualunque polemica” provo a ironizzare, ma capisco che il punto è un altro: dobbiamo cominciare a rinnamorarci del nostro percorso, della nostra storia, del progetto con il quale abbiamo sbancato il concorso ECOC due anni fa.
Paolo Verri è determinato, e convinto che finalmente il cammino verso Matera 2019 possa avere inizio. Ammette che si è perso fin troppo tempo in beghe procedurali, nel tentativo della politica (in senso lato, di quella che guida i processi, quindi sia interna che esterna) di mettersi a realizzare materialmente progetti e scelte, invece di accompagnarle e indirizzarle. Che poi in ogni caso, mi spiega, la Fondazione avrebbe iniziato a produrre appieno solo un paio di anni prima dell’appuntamento. E per recuperare il parziale tempo perso, ha un serratissimo cronoprogramma, e tutta l’intenzione di realizzarlo impiegando per intero le 24 ore quotidiane a disposizione. Mi snocciola uno dopo l’altro tutti gli eventi in cantiere: le 4 grandi mostre previste, ad esempio, di cui una lavora per farla diventare permanente, in modo da arricchire le nostre collezioni museali anche dopo il 2019. Perchè il 2019 lascerà un segno inportante per molti anni nella città. Ma non finirà certo tutto nel 2019: ci saranno altri concorsi cui candidarsi, altri traguardi da tagliare. E Matera potrà fare ancora tantissimo, dopo.
Ma intanto abbiamo questo, e ora che il problema maggiore è stato rimosso, ovvero la diffidenza e l’ostilità di parte della politica locale nei confronti dello stesso Verri e della Fondazione che dirige, e che l’ultimo Consiglio Comunale è stata una liberatoria terapia di gruppo che ha appianato le divergenze e chiarito che non ci si può permettere di perdere altro tempo, la strada è in discesa. Gli riporto però che il clima in città rimane pesante. Che i materani avevano puntato molto (forse troppo) su questo appuntamento, e sul relativo corollario di infrastrutture per recuperare un gap molto sentito, nonché sulla maggiore attrattività del territorio per creare imprese e lavoro anche al di fuori del circuito prettamente culturale e turistico. Cose che senza giri di parole erano state promesse e paventate all’inizio del percorso da tutta la scena politica, e che invece vanno sempre più sfumandosi all’orizzonte. In consiglio comunale Verri aveva già chiaramente spiegato che questi, al limite, sarebbero stati compiti della classe dirigente, della politica cittadina, regionale e nazionale. La Fondazione doveva “solo” realizzare il dossier e preparare il grande evento 2019. E ha intenzione di farlo, bruciando le tappe.
Ma anche su questo c’è comunque una percepibile sfiducia e delusione. L’ansia da prestazione dei materani è forse figlia del timore di ripiombare di nuovo nell’etichetta di “vergogna nazionale”, dopo venti anni di incredibile e inarrestabile conquista di sempre maggiore credibilità e reputazione. Ricordo che proprio il contributo dei cittadini fu determinate nel percorso di candidatura, nel convincere i commissari europei, dando lo scatto di reni decisivo per la vittoria finale. Oggi invece si sentono poco coinvolti. Verri ammette che in parte è vero, ma anche inevitabile: in una manifestazione di questo tipo c’è un lungo lavoro preparatorio affidato a uno staff di preparati professionisti. “Per l’inaugurazione delle Olimpiadi c’è una regia che lavora a lungo prima di distribuire i compiti“. Ma, spiega, sul coinvolgimento della popolazione non ci sono compromessi: il dossier racconta Matera e la Basilicata, e a realizzarlo dovrà essere la scena creativa lucana, non certo la Fondazione, che può solo guidare il cammino. Per questo tra poco, ad aprile, ci sarà un incontro aperto con le oltre 250 associazioni e realtà esistenti sul territorio, e in autunno partiranno i primi progetti secondo le linee guida del dossier e i finanziamenti disponibili. Nessuno dovrà sentirsi escluso. Ci saranno anche risorse (2,5 milioni in tre anni) per realizzare manifestazioni e progetti collaterali, non previsti dal dossier, ma che potranno aiutare a raccontare meglio e rappresentare la nostra cultura. E mi anticipa che la Fondazione ha intenzione di ripartire da dove il discorso era stato lasciato: dalle scuole. C’è entusiasmo e voglia di fare nelle scuole materane, e quando è stato richiesto a studenti, insegnanti e dirigenti di impegnarsi e dare una mano, lo hanno fatto oltre qualunque aspettativa.
Sarà il momento che segnerà l’inizio del giubileo 2019. Ora finalmente la Fondazione si è dotata di uno staff, e può lavorare con ordine e profitto. Ma come saranno distribuiti i soldi? Che tanto il nodo, alla fine, mi pare tutto lì… “Ogni incarico, ogni spesa, sarà ad evidenza pubblica. Ci saranno bandi aperti e trasparenti per tutto“. E tanti saluti agli impastatori di professione.
L’entusiasmo di Paolo Verri è coinvolgente: sembra già vedere il futuro, sa esattamente cosa fare, cosa chiedere e a chi. Domando dell’incontro di oggi con Renzi e Pittella, e se l’hanno voluto vedere per chiedergli magari di boicottare Emiliano… Sorride e racconta: “Ma no, Renzi era in Calabria in vacanza e ha chiesto se poteva venire a trovarci. E’ molto interessato al nostro progetto. Si è messo a disposizione, e allora gli ho chiesto, se poteva, di intervenire presso il governo per aiutarci a rendere importante quello che stiamo facendo: noi qui realizziamo il prodotto, ma metterlo nella giusta luce e dargli la dimensione internazionale che richiede, è fuori dalla portata delle istituzioni locali. E’ compito del Governo centrale.“
E invece, curiosità mia, i cugini di Plovdiv come stanno messi? Sono più avanti, più indietro? Che si dice in Bulgaria? “Bisognerebbe chiederlo a Rossella Tarantino che è appena tornata da Plovdiv” tenta di svicolare. Ok, magari la sentirò, ma possibile che Verri non ne sappia proprio nulla? “Pare siano un po’ delusi dalle frizioni con il Comune, e che i rapporti con la politica locale siano piuttosto tesi…”. Chissà se è vero, o se è una battuta autosarcastica. Forse entrambi.
E della questione dello Statuto, fermo in Prefettura? E delle richieste sempre più insistenti di parte della politica e delle associazioni produttive di commissariare Matera 2019 come già successo per Expo? E della questione del doppio incarico lucano-pugliese? Questioni figlie di un tempo in cui il primo (e scioccamente unico, dico io) interesse era mettere in discussione le persone, piuttosto che discutere delle cose da realizzare. Lo Statuto verrà modificato come annunciato nei giorni scorsi, ma in ogni caso questo non intacca l’attività della Fondazione, che continua a lavorare. Expo e Matera 2019 sono questioni molto diverse, e il commissariamento evocato non può applicarsi al nostro caso. E comunque, aggiungo io, sarebbe la certificazione di un fallimento che è davvero interesse di tutti evitare. Sul rapporto con la Puglia conferma che non rinnoverà il contratto. Non è tenuto a farlo, mi pare. Mi conferma che non esistono incompatibilità, in Puglia guadagnerebbe certamente di più, ma la passione per Matera e per il 2019 è troppo grande. Ed evidentemente Verri non vuole più ombre, che possano metterla in discussione.
I minuti passano veloci ed è già ora di cena. Ho tempo solo per un’ultima domanda: cosa possono fare i materani per aiutare Matera 2019? C’è tanta voglia di partecipare, di sentirsi coinvolti in qualche modo; la frustrazione nel percepire la distanza con quello che si sta programmando, produce rabbia e delusione. “I materani possono fare molto. Ma soprattutto dovranno mettersi in discussione, partecipando attivamente e proponendosi per progetti e iniziative. Certo è prima di tutto compito nostro stimolare e coinvolgere. Ma c’è tanto da fare, e proprio in questo momento e in questa città ci sono ora le risorse, gli strumenti, le professionalità per poterlo fare. In autunno sarà tutto più chiaro, e la città si sentirà di nuovo coinvolta, com’è stato nel percorso di candidatura”.
Già. Non c’è Matera senza i materani. E senza i materani, non ci sarà nemmeno Matera 2019.
Parola di Paolo Verri.

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