VOCI DI STRADA
Prego, accomodatevi
nella città più ospitale.
Scale che fendono tornanti,
scale ripide, su cui bordi scivolano
i ragazzi, volando verso il basso.
pendii che, studenti al mattino.
risalgono o scendono comodamente
con scale mobili, lunghe da record.
Stazioni ferroviarie disseminate
in punti nevralgici, dove giungono
fiumi di pendolari da ogni dove.
Gente che corre e non si accorge,
nè scorge nella città, le tante virtù
che si danno convegno in arte bastante,
solo se vi si porga un po’ di attenzione.
Io che conosco questi tesori,
mi inebrio al ricordo, mi emoziono.
Una città, con tanti pregi, ricca da sè,
ville giardino, parchi, panorami diversi,
con cime boscose lussurreggianti
verdi o bianche ricolme di neve.
Non manca il fiume con i sui ponti:
antichi o moderni: romantici, storici o addirittura tra i monumenti nazionali:
il moderno ponte, di un abilissimo
e fantasioso progettista.
Grandissima opera,
lanciato su archi rimbalzanti nelle forme
in un proprio universo spettacolare.
Attenta al traffico, la gente lo percorre,
vi passa sotto o a fianco: ignara.
Voci di strada che denigrano,
senza sapere che questa è una città,
il cui verde la colloca quinta in Italia,
o riviste, poco attendibili, falsano tutto,
privilegiando luoghi con piste ciclabili, buone in pianura o al mare, non qui,
che ai piedi, è meglio attaccare sci.
Ma basta una foto del Teatro Stabile,
a farvi capire, le cose belle della città.
Roba da non credere a chi, per strada,
denigra questo luogo senza conoscerlo.
Parlo di Potenza, della mia Potenza,
culla della mia adolescenza,
culla della mia vita, patria dell’amore.
Domenico Friolo.
