La notte che porta consiglio, la notte che porta speranza, la notte che porta pensiero, è l’habitat del pensatore, il paradiso del diseredato della vita, la requie del viaggiatore. Di notte si tace il creato, nella notte si cela l’incontro scabroso con sé stessi, lo scandalo assurdo dell’esistenza della mente. Cosa sarebbe la vita senza l’oscurità?
Per le nostre brave notti, per il pensiero, e per le tenebre del respiro.
IL CANTO DELLA NOTTE
Non farmi sentir più del male,
non farmi osservar più che il sogno,
non farmi affannar per saziare
il bisogno.
Non voglio più umana passione
Inseguir seguitare.
Oh Notte, tu, pura e celeste,
discendi dal tuo firmamento,
la luna imperiosa si veste
d’argento;
si posano dolci faville
sul brun campo agreste.
Oh Notte, che mesta riscopri
dai manti, e denudi ogni alma,
di vento e rugiada ricopri
mia salma,
ch’è stanca e che chiede soltanto
qualcun che s’adopri
per quel che le manca.
Ritorna il villano dai campi,
ei brama tornare a dimora,
la pioggia da l’alto ed i lampi
l’incora,
in tavola il pasto e i sospiri,
si fanno più ampii.
Finisce il pagliaccio di urlare,
rincasa anche il buon bottegaio,
non s’ode già più risuonare
il mortaio.
Son chiuse le chiese, ed empie,
ancor empie le bare.
Il fuoco ha concluse sue ore,
la fiamma traballa insicura,
in essa si placa il dolore
e ogni cura,
che restano desti, fin quando
un piccolo ardore
nel vano si resti.
Concluse le danze ed i cori,
svanita nel vero la speme,
quest’anima spegne gli ardori,
poi geme,
poiché ha tramutati suoi sogni
in dolci dolori;
discende una candida neve
che copre col dolce suo manto
ogni triste ricordo, ogni greve
bel canto,
che allegra essa intona nel giorno,
perché solo deve.
È strano, ma sembra che il pianto
divenga una dolce armonia,
di sotto le stelle, e l’incanto
va via
veloce, col giunger del giorno,
che più non fa vanto
del canto suo atroce.
Si vede dal monte spuntare
dell’alba il mesto pallore.
vorrei inseguire il sognare,
ma muore
al rumore del mondo che veglia
e ch’è pronto ad errare.
Mi tocca ancora aspettare,
che un’altra giornata finisca,
che quieto si faccia il peccare
e perisca
il bel lume a la fertile valle,
e ancora sognare.
Così fanno le anime inquiete,
così il tempo vivon del giorno,
s’osservano come segrete
intorno,
dirotte, dal pianto a la morte,
che attendon la quiete
di un’altra notte.
