ROBERTO CASELLI E LA SUA “STORIA DELLA CANZONE ITALIANA”

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valeria iannuzzi

DAL SALONE DEL LIBRO DI TORINO

Al salone internazionale del libro c’è aria di cultura e, una delle sue manifestazioni più dirette ed esplosive, è sicuramente la musica. Roberto Caselli dialoga con Mario Luzzato Fegiz, giornalista del Corriere della Sera, e con Antonio Silva sul suo ultimo libro “storia della canzone italiana”, uno dei diversi lavori frutto della sua forte passione e cultura musicale. Densa e decisa è poi la voce di Alberto Fortis che, tra una discussione e l’altra, suona la sua musica intrattenendo il vivace pubblico. Giornalista musicale e professore (amatissimo dai suoi studenti, tra l’altro),  Caselli ha da sempre considerato la musica qualcosa di molto più profondo di un piacere melodico: “una forma artistica come la musica è stata fondamentale per la mia crescita, mi ha aiutato spesso a capirmi meglio. Essa, inoltre, non può prescindere dal riflettere il sociale poiché l’artista, infatti, col suo sguardo attento ed acuto sul mondo, comprende in anticipo la società. Questo è il motivo per cui mi ha portato sempre ad una profonda riflessione e mi ha aiutato ad acquisire maggiore consapevolezza di alcune realtà”. Mario Luzzato Fegiz condivide: “per il suo contesto storico, quella degli anni sessanta era di certo una musica più impegnata rispetto a quella contemporanea, forse costituiva una delle forme d’arte più vicina alla gente”. Io penso ad esempio al Festival di Woodstock del 1969, a quei “tre giorni di pace e di musica rock”. A sostegno di questa considerazione, l’autore nel suo testo accompagna alla storia della canzone la storia socio politica dell’Italia, spesso quella dei vinti, e più ancora degli emarginati, che non vivono la storia, ma la subiscono. Nel libro le canzoni, con i loro tanti generi ed autori, viaggiano in tutto il mondo, perché quest’ultimo è una realtà sempre dinamica: il mondo che migra porta con sé la propria tradizione, e quindi, tra le tante cose, la propria musica. Caselli parte dalle origini della musica italiana, individuate nella scuola siciliana di Federico II di Svevia, procedendo poi con le villanelle, le tarantelle, la canzone classica napoletana, la musica risorgimentale, quella della prima guerra mondiale, poi del ventennio fascista, degli anni cinquanta, quando nasce il festival musicale che più appartiene agli italiani: Sanremo. Continua poi con la musica d’autore degli anni sessanta, e si protrae negli anni fino a definire le ultime tendenze dei giorni nostri. Un percorso che si concentra dunque sull’aspetto diacronico e diatopico della musica, presentato ed esposto in un modo ancor più diretto qui, a Torino, tra le note, le parole e la passione di Fortis. La musica non ha limiti, la musica non ha luoghi: “ciò che non si può dire e ciò che non si può tacere, la musica lo esprime” (Victor Hugo). 

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Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall’agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line ” talenti lucani”, una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell’opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


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