PERCORSI D’ARTE SACRA: GRUMENTUM

0

DSC05016 DSC07287

 

 

BY SALVATORE SEBASTE E IOLANDA CARELLA

Di Grumentum (sec. III a.C.), l’antica città romana distrutta dai Saraceni nel 973, si possono ammirare i numerosi reperti conservati nel moderno Museo Archeologico Nazionale dell’Alta Val D’Agri di Grumento Nova sorto sul territorio degli scavi ed inaugurato nel 1995.

2019 VIAGGIO INTERNO BASILICATASulla collina dell’antica colonia romana nacque verso il 954 il borgo di Grumento Nova, che fino al Settecento si chiamò Saponaria, poi Saponara fino 1932. Secondo il Ramaglia, il toponimo deriva dalla dea Sapona e dal suo altare (Sapon-ara); per qualche glottologo da sapo-saponis, un’argilla simile al sapone, per il Racioppi dal basso latino sabuum, sabbia e aeria, luogo dell’aia, o ancora da Sarapìon, tempio dedicato alla dea Serapide e aeria, aia dove sostavano gli animali prima di essere sacrificati.
Saponaria appartenne agli Altavilla, (famiglia normanna d’origine francese) i quali fecero costruire il castello con la cinta muraria. Guglielmo, della contea di Montescaglioso, documentato nel 1097, ne fu il primo feudatario. Il feudo fu poi possesso degli Svevi, degli Angioni e dei Sanseverino, i quali nel XII secolo si stabilirono nel castello che ampliarono nel corso dei secoli XV e XVI. Nel febbraio del 1799 anche a Saponaria fu piantato l’albero della libertà in Piazza Sedile, l’attuale Piazza Caputi.
Notevoli furono i danni provocati dai terremoti del 1807 e del 1857, per cui l’abitato venne quasi completamente distrutto: crollarono case, palazzi, torri, chiese e campanili, compreso il castello dei Sanseverino che fu per metà abbattuto. Nel 1860 il castello fu acquistato dalla famiglia Giliberti, ormai estinta quella dei Sanseverino di Saponara. Rimangono  imponenti ruderi del ricco e importante edificio. La scuderia, cui si accedeva da un ampio spiazzo, chiamato Steccato (oggi Largo Umberto I) conserva ancora in 36 nicchie dipinti di angeli e putti reggistemmi del XVIII secolo.
All’interno della cinta muraria, ai piedi della chiesa ed intorno al castello, si estese il primo nucleo urbano, disposto su livelli diversi, con passaggi stradali coperti. La Chiesa Madre, dedicata a Sant’Antonino martire di Apamea, fu costruita nel 1118 su un preesistente tempietto romano nel III-IV secolo dedicato alla dea Serapide, divinità greco-egizia, il cui culto si diffuse nell’impero romano e, un po’ dovunque furono costruiti i Serapei. All’interno della chiesa (nella botola a destra) si nota un pezzo di fondazione dell’antico tempietto. Fu ampliata nei secoli XVI e XVII. Dopo il terremoto del 1857 fu ricostruita in stile neoclassico a croce latina, con abside semicircolare e campanile a base quadrata.

2 tabernacolo ligneo 2019 VIAGGIO INTERNO BASILICATAAll’interno, nella cappella sinistra sopra l’altare, si nota un Tabernacolo ligneo a tarsia del Seicento che racchiude un dipinto ad olio del sec. XX e nella cappella destra in un baldacchino finemente scolpito in oro si trova  la Madonna di Monserrato, del Seicento. La Madonna regge sul braccio destro il Bambino nudo che nella mano sinistra regge una palla. Il modellato delle figure, con andamento sinuoso, è morbido, senza forti risalti; il chiaroscuro costruisce saldamente le forme avvolgendole in uno sfumato discontinuo, in cui s’alternano addensamenti e schiarite.

Davanti alla chiesa c’è una fontana con un capitello corinzio, ex acquasantiera, forse proveniente da qualche tempio romano.
Nelle pareti intorno alla chiesa sono murate alcune lapidi con incisioni romane e sono inseriti cippi funerari.
Dal castello si diramava la cinta muraria del XI-XII secolo con sette porte. La porta di San Francesco è l’unica ancora integra perché ricostruita nel 1725. Viene chiamata la Porta Falla, (la porta che fallì) perché di qui passarono le truppe del re di Napoli Ladislao Durazzo D’Angiò che espugnarono Saponara.
Vicino ai resti delle mura medioevali, nel centro storico che risulta parzialmente modificato nell’edilizia dopo il sisma del 1980, si trova 2019 VIAGGIO INTERNO BASILICATA

la Chiesa di Sant’Infantino, originariamente chiamata Santa Maria di Costantinopoli, la più antica del paese, con campanile a vela, edificata dai monaci orientali del convento di Sant’Antonio abate. Sul muro interno di fondo, recentemente, sono emersi

2019 VIAGGIO INTERNO BASILICATA

affreschi del Cinquecento raffiguranti i santi martiri Cosma e Damiano in cui si notano influenze orientali.
In Piazza Arciprete Caputi è ubicata la Chiesa della Madonna del Rosario, edificata nel 1680. L’interno, ad unica navata, conserva l’altare in stile tardo barocco del sec. XVII scolpito in legno policromo con motivi floreali. Nella ricchezza ed eleganza della decorazione si notano la bravura e la raffinatezza dell’ignoto intagliatore. Nella nicchia centrale troneggia

vergine scultura lignea 2019 VIAGGIO INTERNO BASILICATAla cinquecentesca statua lignea policroma della Madonna di Costantinopoli che regge il Bambino sul braccio sinistro, “more greco”. D’eccezionale fattura, fu realizzata dallo sconosciuto scultore su piani in cui la luce corre uniforme, La mano sinistra della Vergine (fig. 13) imprime al Bambino un movimento rotatorio che amalgama tutta la composizione. La statua proviene dalla chiesa di Sant’Infantino.
Da notare (fig. 14) il paliotto, del Seicento, in argento maccato, di scuola napoletana. Quest’opera piena di ritmo, non simmetrica, instaura il principio di spazialità in movimento.
Di fronte al Municipio si trova la Chiesa di Santa Caterina.14-portale Si accede attraverso uno splendido portale settecentesco in pietra lavorata. L’abside è sormontata da una cupola schiacciata, con riquadri dipinti d’azzurro. Sulla facciata esterna, in alto,si trova la testa in pietra di S. Biagio e una meridiana solare.
Nel rione Clemenza, c’è  la Cappella della Clemenza, originariamente chiamata della Madonna di Loreto, di proprietà dei Sanseverino.
Nella contrada Grumentino, fuori del paese è ubicato  il Santuario Grumentino di Maria SS., detto Salus Infirmorum, edificato agli inizi del VII secolo. Col tempo ha subito varie trasformazioni. Attualmente la facciata del XVIII secolo, divisa da sei lesene e cornicione che reggono un timpano con nicchia, mostra un portale con cornice chiaroscurale e una nicchia che interrompono la monotonia dell’insieme. L’interno  a croce greca con cupola, ha l’abside decorata a stucco e sui pilastri i dipinti dei quattro Evangelisti. Conserva

18-Madonna-Grumentin la statua lignea della Madonna Grumentina del sec. XVIII. La Madonna in trono, seduta staticamente, regge il Bambino, ma lo sguardo carico di forza è teso verso il popolo.

Bibliografia
Giacomo Racioppi, Storia della Lucania e della Basilicata, Roma, Ermanno Loescher & C., 1889. Ristampa anastatica, Matera, Grafica BMG.
Lorenzo Predone, La Basilicata, Bari, Dedalo Litostampa, 1964.
Vincenzo Falasca, Grumentum, Saponaria, Grumento Nova, Potenza, Edizioni Ermes, 1997.
Anna Grelle Iusco, Arte in Basilicata, Roma, De Luca Editore, 1981.
G. Appella, L. Bubbico, A. Ceccarelli, G. Zampino, Calabria e Lucania – I centri storici, Milano, Libri Scheiwiller, 1991.

Condividi

Sull' Autore

Salvatore Sebaste

SALVATORE SEBASTE Salvatore Sebaste (Novoli di Lecce 1939), pittore, scultore e incisore. Consegue la maturità artistica all’Istituto d’Arte di Lecce e al Magistero di Belle Arti di Firenze. Si perfeziona, poi, nelle tecniche incisorie presso lo studio calcografico di Mario Leoni, a Bologna. Vive a Bernalda (MT), in Corso Umberto, 51. Sito internet ed e mail: www.salvatoresebaste.com e info@salvatoresebaste.com Svolge un’intensa attività pittorica, grafica e scultorea negli studi di Bernalda (MT), Bologna e Milano. A Bernalda, dal 1966, il suo laboratorio calcografico è punto d’incontro e di animazione culturale di artisti contemporanei. In questo studio ha stampato, nel 1980, otto acqueforti di Joseph Beuys, le uniche realizzate dall’artista tedesco. Dal 1975 al 1977 è stato Presidente del circolo culturale “La Scaletta” di Matera, dove ha fondato, con altri amici artisti, la “Scuola libera di grafica”. Nel 1992 ha esposto i suoi libri d’arte a “The Museum of Modern Art” di New York ed è inserito nel catalogo “The artist and the book in twentieth - century Italy”, a cura di Ralph Jentsch (Ed. Allemandi, Torino). Nel 1994 ha partecipato alla mostra del libro d’arte al Museo Guggenheim di Venezia ed è presente nel catalogo de “I libri d’artista italiani del Novecento” (Ed. Allemandi, Torino). Dal 1956 ad oggi ha realizzato numerose e importanti rassegne personali e collettive in Italia e all’estero. Sue opere di pittura, scultura e grafica sono collocate in edifici pubblici, chiese, musei e piazze. La sua documentazione artistica si trova negli archivi storici: Biennale di Venezia, Quadriennale di Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, Biblioteca Nazionale RAI di Roma, Galleria per l’Arte Italiana del Novecento a Firenze, Kunsthistorisches Institut a Firenze, Dipartimento delle Arti Visive dell’Università degli Studi di Bologna, Museo Comunale d’Arte Moderna e dell’Informazione a Senigallia (Ancona), Fondazione Re Rebaudengo a Guarene (Cuneo), Centro culturale polivalente a Bagnacavallo (Ravenna), Schweizerische Gesellschaft der freund von kunstauktionen di Max Bollag a Zurigo, Museo d’Arte delle Generazioni Italiane del ‘900 “G. Bargellini” di Pieve di Cento, Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, Libreria Bocca di Milano. Negli anni ’90 suoi “scritti d’arte” sono stati pubblicati su “Basilicata Regione Informazioni Risorsa Cultura” del Consiglio Regionale di Basilicata e sul settimanale “Cronache lucane”. “I percorsi d’Arte” dei 131 paesi della Basilicata e I Profili d’artisti lucani sono inseriti sul sito Internet: http://www.basilicatanet.it Su You tube si trovano documenti-video. Nel 1982 ha pubblicato la prima monografia: “Necessaria Poiesi”, a cura di Franco Vitelli. Ed. Centro Studio “Il Subbio”. Matera, Nel 1998, per l’edizione “Novaluna” Associazione Culturale Internazionale di Brescia, ha pubblicato “Pensieri in movimento”, diario di appunti e riflessioni critiche su e intorno all’arte. Nel 1998 fa fondato la Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea Bernalda-Metaponto, di cui è stato Direttore. Nel 1999 ha pubblicato la monografia di pittura “Sebaste”, per l’edizione “Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna Bernalda-Metaponto”. Il percorso artistico (oltre quarant’anni d’intenso lavoro) è stato elaborato da Rino Cardone. La prefazione è di Claudio Spadoni. Dal 2005 è socio vitalizio della “Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente” di Milano. Nel 2006 pubblica la monografia di grafica ”Salvatore Sebaste - Grafica”, a cura del Consiglio Regionale di Basilicata. Il percorso artistico è stato ricostruito da Elisabetta Pozzetti. La prefazione è di Paolo Bellini. Nel 2007 pubblica la monografia di “Scultura” a cura di Loretta Fabrizi e Anoall Lejcard. Edizioni la “Spiga d’Oro” di Metaponto. Nel 2010, in occasione della mostra antologica presso il Castello Carlo V di Lecce, pubblica la monografia “Il Demone della forma” a cura di Mariadelaide Cuozzo dell’Università di Basilicata, edizione la ”Spiga d’Oro” Metaponto. Dal 2007 ha esposto in importanti Musei Archeologici con opere di scultura e pittura d’ispirazione alla Magna Grecia: 2007 “Metabos”. Evento di sculture. Catalogo con testo di Antonio De Siena. A cura de “La Spiga d’oro”. Museo Archeologico Nazionale di Metaponto. 2011 “Antichi segni nuovi percorsi”. A cura di Salvatore Bianco, Antonio De Siena e Maria Torelli. Museo Archeologico Nazionale di Policoro. 2012 “I Profumi della Magna Grecia”. A cura di Antonio Giambersio e Maria Torelli. Museo Archeologico Nazionale Dinu Adamesteanu di Potenza. 2013 “L’Ebbrezza di Dioniso”. A cura di Francesco Perillo e Antonio De Siena. Museo Archeologico Nazionale di Melfi. 2014 -“I Profumi della Magna Grecia”. A cura di Antonio Giambersio e MariaTorelli. Museo Archeologico Nazionale “Domenico Ridola” di Matera. -“L’Ebbrezza di Dioniso”. A cura Antonio De Siena. Museo Archeologico Nazionale di Metaponto. ------------------------------------------------------------ JOLANDA CARELLA Jolanda Carella nasce a Bernalda in una famiglia d’insegnanti elementari, tra le quali va ricordata la zia Ascensa Lafratta, donna molto rigorosa nel fare il proprio dovere e sempre pronta a dedicarsi agli altri. La giovane Jolanda riceve in famiglia un’educazione culturale di ampio respiro, in una casa fornita di libri e dove si discute frequentemente di temi sociali. Sviluppa, quindi, una personalità forte e autonoma, originale e dinamica rispetto ai canoni tradizionali della femminilità dell’epoca, specialmente nell’Italia meridionale. La spiccata spiritualità e la sensibilità per le problematiche sociali furono inoltre influenzate dalla frequentazione di alcune associazioni presenti sul territorio. Docente per quarant’anni nella Scuola Elementare, ove ha ricoperto incarichi di fiducia: vicaria del Capo d’istituto, segretaria del Consiglio di Circolo, coordinatrice delle insegnanti di classi parallele, è apprezzata e amata ancora oggi dai suoi alunni e colleghi. Come docente approfondisce meglio alcuni argomenti delle attività curriculari e, con il coinvolgimento di genitori ed esperti, pubblica: “Se avessi la bacchetta magica”, “Uomini di pace”, “Bernalda”, il mio paese”. Nel 1960 conosce l’artista Salvatore Sebaste e nel 1965 lo sposa. S’inserisce, quindi, nel campo delle arti figurative: studia, viaggia col marito per l’Europa, visita musei, conosce critici d’arte, scrittori e poeti. Collabora con l’artista da cinquant’anni nella realizzazione di vari eventi culturali espositivi; cura i molteplici cataloghi e libri d’arte di Salvatore Sebaste e di altri artisti lucani. Nel 1961 diventa socia del Circolo culturale “La Scaletta” di Matera, collaborando alle varie iniziative. Nel 1963, con Salvatore Sebaste, fonda l’Associazione Culturale “La Spiga d’Oro”, (di cui è presidente) che diventa poi casa editrice, con sede a Metaponto. Negli anni ’90 collabora col marito a: “Scritti d’arte” (pubblicati su “Basilicata Regione Informazioni Risorsa Cultura” del Consiglio Regionale di Basilicata e sul settimanale “Cronache lucane”), “I percorsi d’Arte” dei 131 paesi della Basilicata e i “Profili d’artisti lucani”. Nel 2001 è eletta vice presidente dell’associazione culturale “Novaluna” di Brescia e di Metaponto. La sua casa è frequentata ancora oggi da personaggi del mondo culturale regionale e nazionale. Nel 2003 costituisce a Bernalda una sezione della F.I.D.A.P.A., federazione (opera in tutto il mondo) che valorizza le donne che operano nel campo delle Arti, delle Professioni e degli Affari. Per tre volte eletta presidente, sempre nel C.P.S., ha organizzando concerti, convegni in particolare sulla medicina e sull’archeologia. In collaborazione con le socie ha pubblicato: “Ricette Pittate”, “il Santuario extraurbano di San Biagio alla Venella” e “L’universo femminile tra incanto e disincanto”.

Lascia un Commento