Domenico Friolo ci ha mandato una testimonianza sugli effetti a breve della massiccia immigrazione che in germania si sta registrando. Lo ha fatto producendo una intervista con un meccanico, anche lui di origine italiana che vive e lavora nella periferia di Marburg. La chiaccchierata, in tedesco, era partita da una osservazione del titolare dell’officina: gli avevano rubate le scarpe nuove messe ad asciugare davanti al locale. Nessuna illazione, solo, quasi per riflesso condizionato, il possibile riferimento al nuovo insediamento di profughi che si era realizzato lì vicino. Da premettere che la Germania ha fatto delle porte aperte all’immigrazione la sua bandiera e che, mentre l’Italia si lamenta un giorno si ed un giorno no, i tedeschi si sono già sorbiti in questi ultimi anni qualcosa come 800 mila rifugiati o comunque emigrati,dando esempi concreti di accoglienza e di rifiuto degli stereotipi circa i nuovi arrivati. Tanto per fare u
n esempio in un borgo, nei pressi di Marburg, non più grande di un paesino dell’interno di Basilicata, sono arrivati 4500 rifugiati. Ospitati in gran parte in una caserma per soldati, anche in quattro per camere, con le stanze più grandi date a famiglie con bambini, la prima cosa che hanno fatto è stata di coprire tutte le finestre con giornali di carta per impedirne la visione dall’esterno, e lo hanno fatto talmente bene da essere costretti a tenere la luce artificiale tutto il giorno. C’è una diffidenza enorme nei nostri confronti, dice l’intervistato, molto più che la nostra nei loro confronti. Noi li abbiamo accolti bene, portando doni e giocattoli per i bambini. Loro escono a gruppi, hanno timore, e sono a loro volta timore per i cittadini. Insomma quattromila sono troppi e il pericolo è che possano approfittare di questa imponenza numerica. Insomma non l’accoglienza è diventata il problema, ma il numero delle persone, che è tale da alterare gli equilibri. E’ una testimonianza che non va presa sottogamba, soprattutto per chi, come la Basilicata sembra scegliere la strada della convivenza nei piccoli paesi, anziché dell’accoglienza in alberghi o strutture più o meno chiuse. Si, è una saggia decisione quella di ripartire le presenze nei paesi abbandonati, purchè lo si faccia tenendo un opportuno rapporto tra residenti e richiedenti asilo. In centotrenta paesi, distribuire cinquemila persone anzichè ammassarli in alberghi e candidarli all’elemosina davanti ai supermercati non dovrebbe costituire un problema.