Come la prendiamo questa prima sfida che l’Open Design School , la creatura più cara di Verri, sta lanciando a Matera e su Matera con il suo progetto di assegnare alla cava del Sole una nuova funzione? Una provocazione? Il segno dell’ambizione di Matera a realizzare una cosa difficile? Oppure un modo astratto di parlare, molto concettuale e poco pratico, non fosse per il fatto che costa quasi 300 mila euro?? Per i lettori che non sono di Matera, riassumiamo la questione . Il territorio delle Gravine nonostante sia uno dei 20 siti che fanno parte della cosidetta rete natura, voluta dall’Unione Europea con la direttiva habitat 2000 per salvaguardare siti di interesse ambientali e di conservazione della biodiversità, è stata aggredita in questi anni, con interventi demolitori che hanno bellamente bypassato i vincoli ostativi per fare cose che non potevano farsi. Così la cava del Sole, uno enorme e maestoso canyon prodotto dal lavoro di decine e decine di anni di estrazione del tufo, già a partire dal 700, ha finito col diventare nei decenni scorsi un deposito di
rifiuti di ogni genere, fino a candidarsi per una parte dell’area a discarica ufficiale. L’hanno riempita per almeno 20, 25 metri di altezza, e per immaginare di che cosa parliamo, pensate a Potenza che il suolo di piazza prefettura sia arrivato all’altezza del tetto del palazzo del prefetto o a Matera, piazza Vittor
io , abbia coperto il Duni e il palazzo del Prefetto.. Ora, quando si lanciano idee progettuali, bisogna anche sapere se esse possono avere una realizzazione pratica, altrimenti si rischia di fare accademia dei sogni. L’idea di mettere insieme energie e capacità tecniche in tanti settori, dal disegn, all’architetto, all’’ingegnere, al comunicatore è bella e interessante e sicuramente risponde al modo di relazionarsi professionalmente nella modernità; ma quella località non può essere solo uno scenario da cambiare, ma uno scenario da bonificare. E questo è tutto un altro discorso, che è fatto di soldi, di volontà politica, di scelte prioritarie. Una caratterizzazione obbligatoria di quel sito non è cosa di tutti i giorni e il fine dovrebbe poter sempre giustificare i mezzi. Giustamente Pio Abiusi ha osservato che non c’è nessuna demonizzazione del progetto, è solo che esso deve garantire la salubrità del sito. E cioè che bisogna evitare quello che è successo alla pista Mattei, che dopo averci costruito un nostro di asfalto per decollare, ci si ricorda che sotto c’erano tonnellate e tonnellate di materiale inquinante. Faremo il teatro vicino ad un bell’impiantino di biogas?
la foto di copertina : mario Cresci, cava del sole 1973
ndia