by Rocco Rosa
Pietro Simonetti, quando era segretario della Cgil , e ancora prima, era criticatissimo dall’ambiente politico per il suo continuo e inarrestabile ricorso alla Magistratura. Come si dice, non ci pensava due volte e quando vedeva qualche cosa di storto subito chiamava in causa la Procura. Era allora un atteggiamento eccessivo, frutto di un odio viscerale che intercorreva come un filo di alta tensione tra il potere democristiano e l’opposizione comunista. E sì che allora c’erano meccanismi istituzionali che tutelavano le minoranze e consentivano loro di fermare dei provvedimenti, di emendarli , mentre la maggioranza si accontentava di portare a casa il grosso, lasciando sul tavolo qualche concessione che le consentisse di affermare che la politica non ricorre ai tribunali. Poi è capitato che i tribunali hanno rincorso la politica per fermare qua o là l’arroganza che una nuova legislazione ha portato, con i Sindaci che possono fare il bello e cattivo tempo senza che un consiglio comunale possa mettere veramente becco, con gli amministratori unici al posto dei Consigli di amministrazione che rispondono unicamente a chi li ha messi, senza che nessuno sappia perfino che cosa fanno. Capita così che rinascono, e sono giustificati, i Simonetti che, di fronte al muro di gomma di un potere che non ascolta, non legge, non sente i cittadini, sono costretti a rispolverare il vecchio arnese della denuncia . Il caso della discarica di La Martella ha messo in luce questa iattanza espressa dall’Amministrazione comunale di Matera che anziché dire semplicemente le cose come stavano ( tanto più che la colpa di un inquinamento delle falde non poteva certo attribuirsi all’attuale amministrazione) si è messa a fare i giri di valzer per minimizzare, negare, prendere tempo, richiedere pareri e contropareri, cercare fra mille esperti uno che potesse dargli un minimo di ragione. La stessa cosa al Parco dell’Appennino lucano. Si è sbagliato? Lo si dica e si adottino rimedi, senza cercare di traccheggiare tra una interpretazione ed un’altra. Ma che democrazia è questa se persino le associazioni che hanno come scopo la difesa dell’ambiente e della legalità si vedono deturpare l’ambiente sotto gli occhi e negare la legalità? . No, non è questa la strada per riconciliarsi con i cittadini. Oggi l’amministratore che si nega al confronto preventivo, che non raccoglie pareri e proposte, che agisce come se l’amministrazione fosse casa sua, che mette sotto i piedi la legalità non solo è un cattivo amministratore ma è destinato ad essere un perdente perché la verità è come una lumaca ,e’ lenta a camminare ma arriva, con tanto di conto della Magistratura.