Piuttosto negativo il giudizio dei Tour Operator di tutto il mondo giunti in Basilicata per un giro esplorativo atto a facilitare la valorizzazione del prodotto lucano nel mondo.
Il tour era stato organizzato con cura ed entusiasmo dall’agenzia di promozione turistica, come notiziava anche il principale mezzo di informazione televisivo regionale. Al termine del tour, tuttavia, lo stesso notiziario regionale riportava alcune interviste agli operatori turistici che hanno lasciato piuttosto amareggiati gli spettatori. In particolare il primo degli intervistati riferisce delle note carenze strutturali della regione, in specie riferite alla mancanza di aeroporti. Dice l’operatore: “come faccio a convincere i turisti a venire in Basilicata se l’aeroporto più vicino è a Bari, a oltre 60 chilometri? Il turista mi risponde che a quel punto se ne resta in Puglia”. E già questa mi pare una prima, gigantesca cazzata, per diverse ragioni. La prima è che non mi risulta che gli aeroporti delle principali destinazioni turistiche siano collocati direttamente all’interno della destinazione stessa, a meno che non si tratti di turismo delle capitali, ma è evidente che la Basilicata non attrae quel genere di visitatori. Se uno sceglie di venire in Basilicata sa che non verrà a fare un city break (tipo Parigi o Londra tanto per intenderci), ma viene in Basilicata per altre ragioni. In secondo
luogo la teoria della mancanza di aeroporto sembra ancora meno convincente laddove si consideri che infinite sono le mète turistiche sprovviste di aeroporto, raggiungibili soltanto in macchina o in treno eppure sono piene di visitatori gran parte dell’anno. Infine il solerte operatore turistico intervistato dovrebbe sapere molto bene che la distanza che intercorre tra gli aeroporti e le località da raggiungere non è mai in genere molto ravvicinata e, tanto per fare un esempio, se prendi un volo low cost per arrivare a Londra Stansted, ci vogliono più di 80 chilometri per arrivare al centro della città. Ma la stessa cosa vale anche per aeroporti di altre città europee e non solo.
Più preoccupante, a mio modo di vedere, il giudizio riferito da una operatrice brasiliana che all’intervistatore afferma quanto segue: “In Basilicata non c’è una vera ragione che giustifichi un viaggio da parte di turisti brasiliani direttamente in questi luoghi. Perché dal Brasile i turisti dovrebbero visitare la Basilicata?”. Queste parole mi hanno fatto un po’ sobbalzare dalla sedia. Se, nonostante anni di promozione e copiosi investimenti turistici atti a creare un prodotto Basilicata “unico ed irripetibile”, allora forse qualcosa abbiamo sbagliato. L’affermazione del tour operator brasiliano dovrebbe aprire una riflessione profonda in seno ai vertici dell’Apt e di tutti gli istituti preposti alla diffusione del prodotto Basilicata nell’immaginario turistico internazionale. A mio avviso, per una serie di motivazioni che vanno da ragioni naturalistiche alla politica degli “attrattori” (termine orribile, ma che uso per capirci), la Basilicata un prodotto di eccellenza ce l’ha, basti pensare al caso Matera. Ma se questa eccellenza non viene p
ercepita all’esterno la cosa smette di aver valore, ed ecco che la ricettività non trae alcun vantaggio sul mercato turistico globale. Per cui non ha alcun senso una discussione circa le infrastrutture (aeroporto si / aeroporto no), bensì su come riuscire a veicolare il prodotto Basilicata quale prodotto di eccellenza a livello internazionale. Fa specie che non si sia stati all’altezza di farlo rilevare neppure ad operatori specializzati chiamati a fare un tour esplorativo di persona direttamente sul posto.
Una delle conseguenze di questo ragionamento potrebbe essere riassunta nella tabella che segue, pubblicata dall’ENIT, il portale nazionale del turismo. Ecco una vera ragione per preoccuparsi, molto al di là di quello che possono affermare gli operatori intervistati, molto al di là dei dati percentuali di arrivi e presenze e molto al di là del campanilismo e del tifo che ci raccontiamo. Se, da un anno all’altro, la spesa complessiva dei turisti stranieri in Basilicata – ovvero l’unico dato che realmente abbia una valenza concreta – è crollata di oltre il 50% passando dagli 83 milioni di euro spesi nel 2014 ai 41 mln/€ spesi nel 2015, ecco che si manifestano in tutta la loro drammaticità gli effetti della crisi internazionale ai quali, con evidenza perfino spietata, non ha saputo porre rimedio la definizione delle strategie turistiche locali, anche – e nonostante – il dirompente effetto Matera 2019.
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1 commento
Caro De Angelis, la prima cosa da verificare sarebbe la vera “natura” di quest’ operatrice brasiliana. In Italia alle fiere di turismo od ai famtour, come questo che lei cita ,vengono invitati sempre gli stessi player del turismo , normalmente si tratta di agenti di viaggi di origine italiana, la cui lista gira tra i vari tourism board regionali ed ENIT, che in realtà sono poco espressivi in termini numerici ma anche qualitativi. Per un turista brasiliano, abituato alle grandi distanze , 60 km non sono niente ! Il vero problema è che almeno qui in Brasile non si vede (da sempre) la benchè minima “promozione” e tanto meno i “copiosi investimenti turistici atti a creare un prodotto Basilicata “unico ed irripetibile”. Matera avrebbe tutte le carte in regola per essere una destinazione con la D maiuscola , ma il target al quale rivolgersi su mercati lontani come questo non può essere nè quello di queste agenzie medio piccole di oriundi italiani , nè quello dei TO mass market , che vendono solo le grandi città d’ arte, bensì quello delle agenzie che vendono viaggi di “lusso”o “fuori rotta “, comunque itinerari per repeater della destinazione Italia interessati ad approfondire e coltivare il loro amore per il Bel Paese, appassionati di arte od architettura, segmenti di nicchia …che però sommati tra di loro fanno anche quei numeri che fanno bene all’ economia di un territorio. Assessori al turismo e addetti ai lavori devono smetterla di pensare al Brasile (od all’ Argentina ) come bacini di traffico per il “turismo di ritorno o delle origini “, che non esiste più …e puntare ad un Turismo di qualità cercando di sensibilizzare il viaggiatore ( incredibile la mancanza di contenuti in rete ed in lingua portoghese su Matera !) ed il trade turistico che è responsabile di almeno 80 % dei flussi turistici da questo mercato. Basterebbe impiegare un po´di quelle risorse che si spendono in forum, dibattiti, piani strategici …..e fare le cose semplici, magari limitandoci a copiare quello che la ns concorrenza ( non solo quella primaria ma anche quella secondaria ) fa tutti i giorni. Cordiali saluti.