Là, tra muri di pietra,
nell’umile dimora
mi accolsero,
le tiepide braccia di mia madre,
è lì che venni al mondo,
dopo un’era sconvolgente,
in quella mura nascevo.
Oggi li vedo tristemente inutili,
cadenti e nel loro abbandono.
Sembrano guardare di traverso
chi li ha fotografati,
il quale ignaro, di quando,
tra quelle mura vivevano
felici e vivaci bambini,
splendide ragazze,
baldi giovani,
forti uomini,
amorevoli madri,
arzilli nonnetti,
ne pubblica la foto.
Tutto era vita, dal cantar del gallo,
all’apparire delle stelle,
ognuno aveva un ruolo,
qualcosa da fare, da dire,
da consigliare, da badare,
qualcosa a cui aspirare.
In quel luogo stavamo bene,
ma i giovani erano audaci:
visitarono altre localita’,
alla scoperta di un po’ di benessere,
andarono via, seguendo pionieri.
Cosi’ pian piano, tutto svaniva,
al Purgatorio, rimasero i vecchi
in compagnia di cuccioli di cane,
al fresco della cappella
poi piu’ nessuno.
Il sole non ravvivò più
quelle onde di tegole,
gli embrici
rimasero orfani
degli uccelli,
cesso’ l’abituale trambusto nella via.
Rimase sola, la chiesa del Carmine:
vana è la sua preghiera,
lanciata nel vuoto,
raccolta dal vento
raccontata al sordo silenzio
di strade abbandonate, prive di vita.
La mia visione andò oltre,
ad immagini, come in sogno,
alle tante persone dipartirsi
alla volta del Signore,
lasciandosi dietro la croce
degli acciacchi patiti in solitudine,
senza il conforto, del proprio sangue.
Tace la trombetta del banditore,
tace la sua voce memore
di annunci armonizzati
da rime efficaci e spassose,
alla Fera Chiusa, salutava
una anziana donna
ella, si trascinava con fatica:
con la sua voce tremula e roca,
promuoveva, vendeva
piccole cose per sopravvivere.
Là, tra le dimore di pietra,
la chiesa ha il portale aperto,
ormai meta di cani senza padrone.
by Domenico Friolo.
