La Procura di Potenza viene a ricordare a tutti noi che il disastro ambientale c’è stato e che questo disastro è stato provocato da un approccio imprenditoriale al problema fatto di poco rigore e molta arroganza, il poco rigore dimostrato nella realizzazione degli impianti, con la disinvolta allocazione di serbatoi di stoccaggio privi di doppio fondo, e l’arroganza nello zittire sistematicamente quelle poche persone che osavano mettere naso, chi fermato ai cancelli con tanto di estrazione della pistola dalla fondina, chi portato in tribunale per diffamazione , poi rilevatasi una denuncia assolutamente legittima. In mezzo a tutto questo una vigilanza che non vigilava sul piano tecnico, che osservava ma non prescriveva e se prescriveva non controllava: esercizio semplice giacché in questa regione la colpa è sempre del politico di turno anche quando macroscopicamente la cosa riguarda responsabilità specifiche di funzionari e dirigenti che il loro dovere non lo fanno. Questa svolta dell’inchiesta suscita clamore in Italia ma non in Basilicata dove si è avvertito plasticamente che la coscienza civile di un popolo si è addormentata dopo che in quel luogo ,nel quale hanno operato i promotori del disastro, è arrivato un personaggio superpopolare a dire che tutto va bene, che bisogna darsi da fare con le trivelle e che petrolio significa futuro. Ma vuoi vedere che finora abbiamo fatto la lotta ai mulini al vento, vuoi vedere che la Albina Colella si diverte a colorare i rigagnoli? Ed ecco finalmente che tutti gli incubi erano scomparsi, che la puzza era colpa di qualche passante mangiatore di fagioli e che il fermo dell’impianto per quattro mesi era colpa di una politica che non sapeva guardare alle cose concrete. Oggi questa benedetta Procura, che nel frattempo non ha dormito, si è letto più volte la lettera-testamento di un ingegnere dotato di coscienza e di senso di responsabilità , ci viene a dire che il pericolo che abbiamo corso era reale e consistente: che dal serbatoio è fuoriuscito petrolio in quantità elevatissime e che questo petrolio è arrivato a duecento metri dalla diga , solo per miracolo non toccata ( speriamo) dal più grande inquinamento di un lago artificiale che porta la sua acqua nei rubinetti di milioni di famiglie lucane e pugliesi. La domanda è: da dove ripartiamo noi che non siamo capaci di distinguere l’acqua dal petrolio, l’oro azzurro dall’oro nero, i propugnatori di verità dai propalatori di menzogne, la politica dalla propaganda? Io non so rispondere. Rocco Rosa
CINISMO E ARROGANZA, LA STORIA DEL PETROLIO LUCANO
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