DOMENICO FRIOLO: “SOMMESSO, RACCONTO”

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“Le mie poesie – dice Domenico Friolo– “non richiedono sforzi interpretativi tanto meno intermediari capaci di fare da ponte tra il poeta ed il suo pubblico. Racchiudono già in esse la motivazione del loro essere”. Non c’è bisogno di scovare la loro trama, il loro spazio temporale, in quanto rimbalzano, qui e là come palla ai piedi di un bambino , che si diverte a rincorrerla, lasciandosi guidare dalla sola emozione di afferrarla .” A volte struggenti, a volte triste o nostalgiche, sono –dice Domenico-poesie d’amore per la mia terra, per persone a me care. La Lucania, è culla di poesia, con le sue albe e i suoi tramonti, con le sue problematiche e il suo passato. Luoghi che diffondono l’essenza del meraviglioso creato. La natura ho posto nei miei occhi la percezione, nel mio cuore la parola per descriverla con amore, ed ecco l’infuso che poi diventa un racconto poetico. Un distillato. Non a caso, parlando della Lucania ho scritto:.. “” Distilli goccia a goccia, nel mio cuor angoscia.” O in un’altra poesia: … “” Ci viene in soccorso, la vastità degli orizzonti, nostra dolce culla…Questa che presento oggi al lettori di Talenti Lucani è uno dei brani più intimi di Friolo, direi domestico, non nel senso di casa ma nel senso di affetti che ti tengono caldo come un bambino sotto la coperta in una notte di vento e neve. Lì, fuori ci sono i ricordi, quelli angosciosi di una infanzia che ha fatto conoscere il dolore ,quello più intenso, e poi le difficoltà, le paure, il senso di sgomento per una strada in salita. Dentro una casa invece ci sono gli affetti, quelli più cari, quelli più forti dei nipotini che ti ronzano intorno senza farti mai stancare di ammirarne la vitalità, o quella di una moglie, sensibile e tenera, che allo stesso tempo sa amare e lottare, sa essere roccia e ruscello, sole e frescura.

 

SOMMESSO, RACCONTO

Mi racconto…
Non so perché.
Forse, per lasciare
una traccia affinché
qualcuno cancelli amarezze
di un tempo lontano.
Mi racconto…
Forse, per lasciare
porgere al vento
carezze inviate
e mai giunte
sul volto di chi ho amato
e ha pianto per me.
Mi racconto…
Forse, per rincorrere ancora
I sogni della mia
solitudine infantile:
del bambino, il cui grido
lacerava il cielo
dove dissero,
fosse addormentata
sua madre.
Mi racconto…
Forse, perché non dimentico
la misericordia di Dio
adagiarsi sulle mie braccia
venirmi in soccorso,
porgermi speranza.
Mi racconto…
Per dire della vita
che pensavo fosse inutile,
mi ha irradiato più del sole
con il sorriso dei miei nipotini
In un girotondo con altri bambini.
Mi racconto…
Ed è greve raccontare,
veder la terra
ansimare, spogliata del verde
sporcata, insudiciata.
Presentata smagliante
con foto, le più belle !
Buone a celare i punti neri
della miseria, della fame.
Mi racconto…
Quello che vorrei,
che domani sia un altro giorno,
dove vedrò acque cristalline
riunirsi in un fiume,
trasparente
che plachi la sete e poi…
i colori ed i profumi del bosco
allietare una passeggiata
che porti al gusto
di quella umanità perduta.
Mi racconto…
Che tu mia cara,
sei ancora qui,
e porgi un senso alla vita
in cui, anno dopo anno
nel tempo hai percorso
sentieri impervii,
sacrificando te stessa
donandomi amore.
Mi racconto…
L’ emozione di adagiare
sulle tue labbra” Ti amo”
aggiungendo” Grazie ”
…e tu, rispondermi, deliziandomi
del tuo sorriso.

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Domenico Friolo...

1 commento

  1. Cornetta Maria il

    AL SOLE
    Ritrai le zampe aguzze
    dietro nuvole di marmo,
    immense come altari
    che celebrano il giorno,
    t’insinui nelle zolle
    o nelle nude corolle
    di mille stelle terrene,
    soltanto tu,
    regale schiavo e padrone
    dell’azzurra eternità.

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