DOMENICO FRIOLO: TUTTO PASSA E VA

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by DOMENICO FRIOLO

DOMENICO FRIOLO TUTTO PASSA E VA

Nella vita a volte si entra nelle grazie di brave persone. A me è successo: avevo 14 anni, ero un ragazzino che non poteva più studiare, ne soffrii molto, mi isolai, non rilevavo più i saluti dei conoscenti, camminavo in periferia, non volevo sapere di città. Un giorno a Rifreddo, fui avvicinato da un barboncino, era giocherellone, poco dopo vennero i padroni, mi salutarono, io di rimando chiesi se mi dessero un passaggio in città. Durante il viaggio, mi dissero i loro nomi “Bonati “, mi chiesero dei miei genitori, risposi che non li avevo, in quanto mia madre era morta e mio padre era lontano. Non avevano figli. Il mio stato lì commosse, mi offrirono un lavoro per la mia età, mi iscrissero ad un corso per imparare un mestiere. Mi presentarono la governante e mi affidarono alle sue cure. Lei si chiamava Bramante, mi accompagnò in camera, mi salutò dopo avermi fatto vedere dove vivevo. La Signora Bramante, mi insegnò molte cose, tra cui la disciplina. Toscana, Fiorentina. Rimasi con loro 5 anni. Imparai a strimpellare col pianoforte, imparai la gentilezza, la riconoscenza. Poi io, ormai adulto, andai via. La signora Bramante, non era sposata e non poteva avere figli, riversò su me un amore profondo, come una madre. Le fui molto grato. Per lei, scrissi questa poesia, ripensandola. Non mi dilungo nei particolari, sarà la poesia a farlo.

TUTTO PASSA E VA`
By Domenico Friolo.

Scelsi i fiori più belli
I cioccolatini con ciliegia
Mi recai a far visita
alla, ormai anziana,
cara dolce governante.
Lei, quando io ero piccino
ricordo: e lo faccio con gioia,
mi chiamava Pallino.
Bussai alla porta, lei aprì,
sussulto` divampò pronunciò
il mio nome, mi sorrise.
Ogni nonnulla si elevava
prendeva significato.
Le sue mani, le sue rughe
la maschera più bella.
Capii che soffriva, ma fiera
senza lamento o pianto.
Poi ci sedemmo per ricordare.
Avevamo tante cose da dire.
Nel mentre la fiamma ardeva
arroventava il focolare.
Il vapore sbuffando sollevava
coperchio e pillacchere,
dalle bollenti pignatelle,
si diffondeva
un gustoso sapore
di cotica e fagioli.
Il piatto rustico, che amavo.
Beatrice, la dolce, cara governante,
mi commosse,per questa attenzione.
Poco dopo erano a tavola
fumanti e graditi, poi caffè.
Indugiammo nel commiato,
spegnendoci nei saluti.
Addio Pallino, sussurava,
agitando la sua mano.
Rispondevo:
Addio governante.
Addio signora Bramante.
Seppi in seguito: Ella,
lasciato Potenza, riposa
nella sua terra Toscana,
tra i fiori più belli.
( in ricordo di Beatrice Bramante ).

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