Escono solo oggi i dati sul monitoraggio delle acque di falda e dei terrreni a valle dell’Ex Fenice e questi dati confermano i superamenti in riferimento alle acque sotterranee dei parametri Ferro, Manganese, Fluoruri, Triclorometano, Tetracloroetilene, Tricloroetilene, 1,2- Dicloropropano rispetto ai valori delle CSC del D.Lgs, 152/06 e ss.mm.ii.I monitoraggi sono del 2015 ed oggi a due anni non servono praticamente a nulla perché bisogna rifarli. Detto in soldoni il terreno in area Sata non desta preoccupazioni, mentre le falde sì. E, sorpresa nella sorpresa, non è vero che i dati non li conosceva nessuno perché Arpab li aveva trasmessi agli enti competenti con nota n.2169 del 23 febbraio 2016, un anno fa. A chi? Al Comune di Melfi, alla Regione Basilicata- Dipartimento ATPS,alla Provincia di Potenza ed all’ASP, Nessuno dei 5 enti consegnatari si è preoccupato di renderli pubblici i eppure il d.lgs 33/2013 sulla trasparenza parla chiaro. Appare evidente che ora quei dati sono inservibili e che bisognerà cominciare daccapo, mettendoli a confronto con quelli ottenuti dal monitoraggio dell’Agrobios , prima di presentarli all’ISPRA per una valutazione finale sul da farsi. Insomma anche da questa vicenda non ne usciamo bene. Il perché di questo silenzio generale non è dato capire. Si potrebbe mettere in relazione al fatto che l’impianto ha dovuto sopperire alle emergenza rifiuti registrata in alcune parti del territorio regionale, per cui meglio non creare complicazioni a compolicazioni. Ma è solo una pura illazione. Semplicemente possiamo registrare una sonnolenza generale diventata improvvisamente virale.Fortuna che l’anello al naso sta scomparendo nell’aspetto dei cittadini di questa regione e che, sempre più numerosi, c’è chi non si accontenta del verba volant, pretendendo di vedere le carte. Forse il solo modo per addrizzare la situazione è quello di far sentire il fiato sul collo.