FILIANO: TRA LINGUA E TRADIZIONI

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FILIANO: LA LINGUA

Filiano è un comune molto giovane: originariamente frazione di Avigliano, è divenuto indipendente da quest’ultimo solo nel 1952.

L’origine del toponimo, in dialetto fëlianë [fəˈljanə], è da far risalire forse ad un nome proprio latino come Fillius o Afil(l)ius al quale è stato poi aggiunto il suffisso aggettivale –anus che indica appartenenza.

Il dialetto di Filiano presenta un sistema vocalico romanzo-occidentale, come l’italiano. Abbiamo infatti:

(g)u [ˈɣunə] ‘uno’;

nëpó [nəˈpotə] ‘nipote’;

(g)òttë [ˈɣɔt:ə] ‘otto’;

ma [ˈmanë] ‘mano’

sèttë [ˈsɛt:ə] ‘sette’;

caté [kaˈtenə] ‘catena’;

cinghë [ˈtʃiŋgə] ‘cinque’

 

Ricordiamo poi per il consonantismo l’evoluzione della (-)B- latina in (-)v– (-)[v]-. Questo fenomeno è presente in gran parte dei dialetti meridionali e tecnicamente viene definito betacismo. Ma vediamo alcuni esempi:

vócchë [vok:] ‘bocca’;

vasë [ˈvasə] ‘bacio’;

varvèḍḍë [varˈvɛɖ:ə] ‘mento’.

 

Inoltre Filiano, come altri dialetti della Basilicata, presenta l’evoluzione della (-)D- latina in –r– -[r]- (rotacismo):

rèndë [ˈrɛndə]  ‘dente’;

rë [ˈpɛrə] ‘piede’;

rištë [ˈriʃtə] ‘dito’.

Le (-)B- e (-)D- latine si conservano soltanto in alcuni casi, in particolare quando si verifica il Raddoppiamento fonosintattico, cioè il raddoppiamento della consonante iniziale della parola successiva agli articoli femminile plurale e neutro. Vediamo dei casi esemplificativi:

lu vrazz [lu vrat:s]‘il braccio’    ma    bbrazz [rə b:rat:s] ‘le braccia’;

lu ruištë [lu ˈrwiʃtə]‘il dito’ ma ddéštë [rə ˈd:eʃtə] ‘le dita’.

Come si potrà osservare da lu ruištë [lu ˈrwiʃtə]‘il dito’, il dialetto di Filiano presenta il fenomeno della propagginazione di /u/. Questo fenomeno consiste nella proiezione nella prima sillaba della vocale velare originaria -U dell’articolo o di un determinatore.

Dal punto di vista sintattico si potrà osservare, inoltre, che in questo dialetto gli aggettivi possessivi di prima, seconda e terza persona singolare vengono posti prima dei sostantivi designanti rapporti di parentela, al contrario di quanto accade nella maggior parte delle varietà meridionali, nelle quali gli stessi vengono posposti:

ta fratë [ta ˈfratə]‘tuo fratello’;

figlië [mə ˈfiʎ:ə] ‘mio figlio’;

cunzuprinë [mə kundzuˈprinə] ‘mio cugino’.

Vi sono però dei casi nei quali l’aggettivo possessivo viene aggiunto alla fine del nome:

maritë [maˈritəmə] ‘mio marito’;

mëglièrë [məˈʎ:ɛrəmə] ‘mia moglie’

Questo accade perché tale peculiarità del dialetto di Filiano sta cedendo sotto la spinta degli altri dialetti della zona, che invece non la presentano, e sta iniziando proprio da quei rapporti di parentela che sono acquisiti e non di sangue, come appunto è il caso di moglie e marito.

UNO SGUARDO ALL’A.L.Ba.

In Basilicata si registrano prevalentemente due tipi lessicali che designano la culla:

  • Naca [‘naka] con le relative varianti di pronuncia, è il tipo lessicale ereditato dal greco e diffuso nei dialetti meridionali.
  • Cuna [‘kuna] con le relative varianti, è il tipo lessicale presente nelle colonie galloitaliche.

Il comune di Avigliano (pdr. n° 28) fa registrare un dialetto di tipo meridionale con dei tratti settentrionali. Probabilmente la presenza dei tratti galloitalici nella lingua aviglianese è da ascrivere ai rapporti che il paese ha intessuto con le contigue comunità galloitaliche, tra cui Pietragalla (pdr. n° 26) che in tempi recenti era ancora parte del comune di Avigliano. Così come Pietragalla, anche Filiano (pdr n° 20) era parte dell’esteso comune aviglianese da cui si è reso autonomo solo a partire dal 1952.

Una delle differenze tra il dialetto di Filiano e quello di Avigliano è data proprio dal termine che designa la culla. Dunque, è interessante notare che ad Avigliano si registra la variante galloitalica cunë [‘kunə] ‘culla’ mentre a Filiano si registra la variante meridionale nachë [‘nakə] ‘culla’.

 

POSTILLA ETNOLINGUISTICA

Il comune di Filiano è noto in Basilicata, e non solo, per la produzione del formaggio pecorino, che nel 2007 ha ottenuto il prestigioso riconoscimento di marchio DOP.

Questo è stato possibile perché Filiano è un comune ancora legato all’attività agro-pastorale e continua ad avere un’ingente produzione di latte.

Il pecorino di Filiano è un formaggio (in filianese ru ccuasë [ru ˈk:wasə]) a pasta dura dal sapore inconfondibile, che si produce tutto l’anno, con picchi produttivi nei periodi di giugno e luglio.

Le tecniche di lavorazione sono molto elaborate.

Il latte crudo (della sera e della mattina), filtrato con appositi setacci, è riscaldato tradizionalmente in una caldaia (lu cuararónë [lu kwaraˈronə]) posta su un treppiedi (lu trëppèrë [lu trəˈp:ɛrə]) fino ad una temperatura di 35-40 gradi; si aggiunge quindi del caglio (lu cuaglië [lu ˈkwaʎ:ə]), ottenuto da ritagli di stomaco di agnelli e capretti.

In tempi lontani, la quantità di latte veniva misurata con uno strumento di legno dentato, chiamato catarìna [kataˈrina].

Dopo circa quaranta minuti di cottura il latte arriva a coagulazione, formando l’impasto più solido e compatto della cagliata. Questa viene rotta con l’ausilio di un apposito mestolo di legno (lu scuópëlë [lu ˈskwopələ] o lu ruótëlë [lu ˈrwótələ]), fino a formare dei grumi, poi si lascia riposare per alcuni minuti nel siero caldo.

Successivamente, la cagliata viene estratta e sistemata in un apposito recipiente di giunco o vimini (la faššèḍḍa [faˈʃ:ɛɖ:a]), e qui viene pressata con le mani per far fuoriuscire il siero. Dall’ebollizione di questo, in unione con del latte di capra, si otteneva la ricotta.

Le forme di formaggio si lasciano poi riposare per tre o quattro giorni.

In seguito si effettua l’operazione di salatura, a secco o in salamoia.

Nel primo caso, occorrono una decina di giorni; nel secondo, il formaggio rimane immerso in salamoia per 10-12 ore per chilogrammo della singola forma.

Dopo la maturazione di circa quindici-venti giorni in appositi locali interrati, è previsto anche un periodo di stagionatura di circa un anno.

A partire dal ventesimo giorno di maturazione, la crosta dei pecorini può essere curata con olio extravergine di oliva prodotto in Basilicata e con aceto di vino.

L’importanza del prodotto, che è parte integrante della cultura locale, è confermata dall’annuale Mostra regionale dei prodotti lattiero-caseari – conosciuta come Sagra del Pecorino – che si tiene a Filiano agli inizi di settembre e che nel 2018 è giunta alla sua 46ma edizione. Nella due giorni preposta all’evento, spinte dalla curiosità e dalla fama del prodotto, affluiscono migliaia di persone, che sfruttano l’occasione come momento conviviale e di scambio.

Altro momento di sentita condivisone sociale è rappresentato dalla sagra Lu mùzzëchë [lu ˈmut:səkə], che si tiene il 17 agosto e rievoca la giornata del mietitore, scandita da sei pasti:

  • Lu candariéḍḍë [lu kandaˈrjeɖ:ə]: zuppa fredda di pane casereccio con vino aglianico e cipolla;
  • La luàta rë sécchë [la luˈata rə ˈsek:ə]: ciambotta (zucchine, cipolle, pomodori, patate e peperoni stufati) insaporita con salsiccia stagionata;
  • Lu prìmë mùzzëchë [lu ˈprimə ˈmut:səkə]: pecorino di Filiano, uovo sodo e focaccia bianca;
  • Lu ddìnnë [lu ˈd:in:ə]: piatto di pasta corta lavorata a mano, condita con sugo di pomodoro e salsiccia stagionata;
  • La murènna [la muˈrɛn:a]: frittata con verdure di stagione;
  • La calàta rë lu sólë [la kaˈlata rə lu ˈsolə]: biscotto da forno gustato con un bicchiere di Aglianico.

Viva testimonianza dell’attaccamento alla terra natìa e alle tradizioni è la chiusura della poesia “Tèrra rë gli nnandënàtë mèië” [ˈtɛr:a rə ʎ:i n:andəˈnatə ˈmɛjə], scritta da Crescenzia Lucia, autrice di tanti altri componimenti in dialetto.

E tu, Filiànë, si ffàttë nu bbèlle paìsë,

ma rë ppècurë rë ttiénë angòrë,

a ppë ru ccuàsë si ccanuššùtë lundànë.

Só ccundèndë rë quanda migliurìa ‘ngèglia

e ssàccë pùrë ch’àia rëngrazià šchittë

a ttùppë e vvràzzë rë gli fìglië tòië!

Të salùtë, Tèrra rë gli nnandënàtë mèië!

 

E tu fiˈljanə si ˈf:at:ə nu ˈb:ɛl:ə paˈisə,

ma rə ˈp:ɛkurə rə ˈt:jenə anˈgɔrə,

a p:ə ru ˈk:wasə si k:anuˈʃ:utə lunˈdanə.

so k:unˈdɛndə rə ˈkwanda miʎ:uˈria ˈnʤɛʎ:a

e ˈs:at:ʃə ˈpurə k‿ˈaja rəngraˈd:zja ˈʃkit:ə

a ˈt:up:ə e ˈv:rat:sə rə  ʎ:i  ˈfiʎ:ə ˈtɔjə!

tə saˈlutə ˈtɛr:a rə ʎ:i n:andəˈnatə ˈmɛjə!

 

E tu, Filiano, sei diventato un bel paese,

ma le pecore le allevi ancora

e per il formaggio sei conosciuto anche lontano.

Sono contenta per i miglioramenti che ci sono

e so anche che devi ringraziare soltanto

intelligenza e braccia dei figli tuoi!

Ti saluto, Terra dei miei avi!

L’ADL DI FILIANO

Alfabeto dei Dialetti Lucani_Filiano

CURATORI

Filiano: la lingua:Teresa Carbutti

Uno sguardo all’A.L.Ba.: Potito Paccione

Postilla etnolinguistica: Vita Laurenzana

L’ADL di Filiano: Francesco Villone

 

 

 

 

 

 

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