Francesco Romano

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Francesco Romano: la seduzione delle parole da scrivere e da leggere.
Scritto da Lucia Lapenta

Scrivere per evadere dal mondo ma, nello stesso tempo, per costruire i propri spazi interiori.

Cercare l’espressione o il primo vocabolo che passi per la mente purché sia colorito, seducente ma soprattutto calzante, perché “le parole – così istruisce Stephen King in On writing, Autobiografia di un mestiere, Sperling&Kupfer – non sono altro che rappresentazioni del significato e, anche nel migliore dei casi, la scrittura ne resta quasi sempre un passo indietro”.

Francesco Romano, salviano di 33 anni ha cercato di essere sempre un passo avanti, anche rispetto alla creatività. Il successo che sta riscuotendo sul fronte creativo lo deve, infatti, prima ancora che agli insegnamenti di stile appresi direttamente dal “Re del terrore”, essenzialmente a se stesso.

Come il narratore statunitense dalla cui penna sono usciti i migliori best-seller del genere horror (divenuti ancor più noti grazie alle trasposizioni cinematografiche) anche il giovane lucano ha imparato ben presto a disporre la sua scrivania in un angolo, a scrivere con la porta chiusa e a “riscrivere” tenendo l’uscio aperto. Incominciando con dar corpo ad una storia intima per, poi, consegnare tutto il resto al giudizio dei propri lettori.

Ed è emulando il maestro della suspence che Francesco ha iniziato, sin dalla tenera età, a prendere confidenza con la lettura, il centro creativo della vita di ogni buon scrittore che sia degno di questo titolo. Già a otto- nove anni divorava instancabilmente ogni genere di libro, affiancando le pagine impegnate a quelle più rilassanti. Passando agevolmente da un testo di prosa a uno di poesia, da un romanzo classico a uno più moderno, convincendosi che per imparare a scrivere bene necessitasse allenarsi anche a leggere tanto.

Dopo l’infanzia trascorsa a Savoia di Lucania (paese originario della madre, ndr), il ragazzo per metà lucano e, per l’altra, campano ha deciso di proseguire i suoi studi a Salerno, la città natale del padre, conseguendo sia la maturità classica che la laurea in Scienze della Comunicazione (con indirizzo Istituzionale e d’Impresa).

Nel 2004, fresco di dottorato ha provato la carta dello stage gratuito presso l’Ufficio Stampa Reti Mediaset di Cologno Monzese. E, gli è andata bene. Da responsabile della comunicazione per noti programmi calcistici come “Pressing”, “Controcampo” e “Guida al campionato” è diventato, nell’arco di pochi anni, nelle sede di Roma, l’addetto Desk Immagini di “Verissimo” nonché ricercatore iconografico per l’Area News del TG5, di TG4 e di Studio Aperto.

“È il tipo di mestiere – conferma Francesco Romano – che più si avvicina alle mie aspirazioni e che mi consente di sfruttare al meglio le mie capacità di comunicazione. Chi sta al desk, oltre ad avere una preparazione trasversale rispetto alle notizie deve saper trovare, scegliere, catalogare e scalettare in maniera appropriata le immagini da abbinare al lavoro dei giornalisti. Un po’ come si deve saper fare con le parole: ognuna deve poter trovare il suo ideale collocamento all’interno della narrazione. Ogni parola ha la responsabilità di esprimere efficacemente e totalmente un significato”.

Ed è pensando alla scrittura come fonte di piacere e di evasione che Francesco esordisce, un anno fa, anche nel campo dell’editoria.

Il suo primo romanzo (“Sangue Solo”, uscito nel 2010 per le edizioni Lineadaria, Biella) ha già racimolato numerosi consensi, dimostrando di essere un’opera d’esordio alquanto accattivante. Non solo per quanto riguarda il titolo, paradigma di tutti i temi che si dipanano all’interno della narrazione (la vita, la morte e la solitudine attraverso cui l’uomo ritrova se stesso) ma anche per lo stile di scrittura e per la figura del suo personaggio- protagonista: Alex Meyer.

“Il trentenne di Stoccolma che anima il mio romanzo – afferma lo scrittore – è una figura di vampiro buono, molto più umano di tanti altri uomini. Non è un mostro, un revenant ( come i morti viventi protagonisti del testo di Paul Barber Vampiri, sepoltura e morte) o il prototipo del melanconico vampiro-gentiluomo di John Palidori. Non è l’Edward di Twilight, piuttosto il Dracula di Bram Stoker: un eroe tradito, un uomo notturno che nonostante tutto è alla ricerca della felicità”.

In una doppia, triplice (e anche di più) lettura, il lettore di “Sangue Solo” è come travolto dalla sua scrittura adrenalinica, a volte irrazionale che colora le sue pagine: “Si tratta – spiega Francesco – di un testo decisamente espositivo, scritto in prima persona e che, da un climax iniziale alto, protende verso il basso”.

Una storia, allo stesso modo, di disperazione e liberazione. Un romanzo, di fatto, scritto tutto d’un fiato: “avevo voglia di cacciare fuori – confessa l’autore che ha partecipato, nel 2010, con la sua opera al Festival del genere giallo- noir “GialloLuna NeroNotte” a Ravenna – tutto ciò che per un certo periodo della mia vita ho provato dentro di me. Mettere nero su bianco è stato essenzialmente un momento di evasione, uno sfogo a cui ho dato semplicemente forma, tralasciando la chirurgia della parola per dare spazio alle emozioni”.

Nonostante l’imperizia, Sangue Solo è stato gradito dai suoi lettori, in particolare da quelli lucani che hanno intravisto, in Alex Mayer, oltre che il riflesso del suo autore anche l’effige di un Passannante moderno.

“La sua – chiarisce Romano – è una figura che mi fa grande simpatia. In particolare, la disumana prigionia a cui fu condannato dopo il fallito attentato al Principe Umberto I di Savoia diventerà la trama del mio prossimo libro in cui si parlerà di potere e di lotta al sistema, rimandando alla sociologia di orwelliana impostazione”.

Dal gothic – horror di Sangue Solo alla fantapolitica del suo prossimo best-seller: generi diversi per uno scrittore poliedrico che, attraverso la scrittura, tenta di entrare tra le righe dell’esistenza per ritrovare se stesso.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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