I VESPRI

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di Giampiero D'Ecclesiis i vespriGiampiero D’Ecclesiis

La figlia del mugnaio saliva svelta da Contrada Buliemma, aveva fatto tardi, lo sguardo dritto e il mento alto passava altera in mezzo alla “marmaglia”. Ormai erano rari i carretti che riportavano a casa i “braccialiedd’“ dopo una giornata di lavoro nei campi.

Alzava il passo veloce Carmelina, sapendo che il sole che calava segnava il tempo giusto per l’uscita di una ragazza perbene, sguardo dritto e poca confidenza a quella teppa che puzzava di sudore e del lavoro duro nelle terre.

Pietro guardava in basso dal mulino, verso la strada che andava a Buliemma da cui la figlia doveva spuntare, e non spuntava. “E mò arriva” pensava, e si allungava sul collo per vedere.

L’arrotino tornava per la strada menando il suo carretto con le mole e, mentre saliva bello allegro, fischiava qui e là chiamando i suoi compagni, buttando l’occhio a qualche contadina. Era una faina l’arrotino, veloce di lingua e di coltello, abile e svelto di parlata, aveva fama di uomo navigato, di esperto predatore e di padre snaturato.

Michele, il “Guardio” d’Intendenza stava alla porta badando al traffico in entrata che ormai scemava, aspettando l’ora della sera in cui dava la consegna per la vigilanza e ritornava a casa.

“Uè Uè bella figliola, Sali sul carro, l’erta è troppo appesa, vieni figliola bella che l’arrotino te sape accumpagnà fino alla casa !” e Carmela affrettò il passo e si aggiustò il fazzoletto in testa. “Uè Uè Figliola mia, nun fà a ritrosa, che si te la tire l’ommo nun te sposa !!” e una risata forte venne all’arrotino e con lui alle braccianti che sedute sul suo carro approfittavano del passaggio per risparmiare un poco di fatica.

“Camina ‘nnanze và, Maste Francisco, chi te cunusce và pe la tua strata !”.

E passa avanti il carro portandosi via l’arrotino, la sua risata e quelle delle donne..

Il mugnaio era troppo inquieto, chiuse il mulino e mosse verso valle, verso Porta S. Luca e di lì verso Buliemma.

Lo sbirro lo vide arrivare da lontano “Addò vaie Don Pietro? Ormai sono i vespri? Non è ora di uscire fuori porta”, e il mugnaio “Hai visto a Carmela?” “No!”, “Famme passà!”.

Scendeva lungo il sentiero a passo svelto, Don Pietro il mugnaio, senza guardare ai lati della strada i derelitti, gli emarginati del paese che a sera uscivano dalle mura per la proibizione emanata di dormire per terra nelle strade.

Quegli occhi lo spiavano affamati, il mugnaio era ricco, il mugnaio faceva il pane, quel porco non fa elemosina né regala avanzi.

Sudava il mugnaio mentre scendeva, il passo svelto e quegli occhi bramosi gli acceleravano il battito e la respirazione.

Da lontano un carro saliva, l’arrotino.

“Ehi voi, sul carro! Su fermate!” il mugnaio sbarrava la sua strada, “Ohè mugnaio, che fate per la strada? Avete un appuntamento licenzioso?, Arrivate tardi Don Pietro, quello che c’era da prendere è già preso, c’è solo na bella contadinotta bruna bruna, ma è troppo ritrosa, se vi muovete forse, esce qualcosa per voi che siete Cavaliere!”.

E sferzò il mulo che scattò in avanti.

Pietro correva come fosse Pazzo “Carmelaaa, Carmelaaa, dove sei ????”.

Saliva rabbiosa per la strada, “Quel cafone Padre, mi mancò di rispetto! Faceva il galletto l’arrotino! Gliela dovete far pagare, hanno riso quelle cagnette che l’accompagnavano sul carretto !”.

Michele u’ Guardio fece la faccia brutta, la questione era complicata, stavolta il sovrastante all’arrotino gliele faceva pagare tutte quante.

E lo presero alla taverna nella piazza, e calci e pugni e sputi e calci in culo, lo portarono a braccia al Sovrastante, più morto che vivo dalle botte.

“Questa è la volta che le pagate tutte, Mastro Francisco, questa è la volta che rimpiangerete. Poi fece un cenno allo sgherro più violento, con il pugno nel palmo della mano, fece il segno della mola per le olive.

Gli tagliarono svelti i pantaloni e mentre urlava come l’acciaio sotto la sua mola, con un colpo di maglio all’improvviso, molarono le olive a Don Francisco rendendolo storpio per la vita e inutile alle donne.

Lo lasciarono a terra nella piazza, con un cencio buttato sulle gambe a coprire quello che ormai non c’era più e andarono a casa, ormai era compieta.

Al mattino era morto l’arrotino, le donne lasciarono spighe di grano davanti al suo carretto.

Al mugnaio nessuno portò più grano a far farina, ogni giorno i muli facevano la spola per andare al mulino del Basento per ritornare alla sera con la farina.

Protestò il mugnaio, alzò la voce, fece per bastonare un contadino.

Mastro coltello fu veloce e fece giustizia all’arrotino.

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Sull' Autore

Giampiero D'Ecclesiis

Giampiero D'Ecclesiis (Miles Algo) è un geologo. Forse anche per questo riesce ad amare la profondità dei luoghi e della terra. Poeta e scrittore pubblica i suoi racconti e le sue poesie in anteprima sulla pagina Facebook e sul suo blog. Nel 2008 presenta un libro di sue poesie dal titolo “Fantasmi Riflessi” cui segue, nel 2009, il suo primo lavoro narrativo “Vota Antonio, Viaggio semiserio in una campagna elettorale del 2009” (Arduino Sacco Editore). Nel 2012 per la collana “Scritture in metamorfosi” curata dall’Associazione culturale LucaniArt, pubblica una silloge di poesie dal titolo “Graffi nell’anima”. Con il suo racconto “150° Unità d’Italia – 20 luglio 1915, Isonzo” vince il primo premio della sezione Narrativa adulti del 1° Concorso letterario Nazionale “Premio Carolina D'Araio” e, sempre nella stessa occasione, con la poesia “Salendo al paese” il terzo premio della sezione Poesia adulti. Pubblica “Due avventure di Giovacchino Zaccana viaggiatore” in una raccolta di racconti editi dalla casa editrice Pagine nella collana “Nuovi autori contemporanei”. Nel 2014 pubblica il libro “Ipnotiche oscillazioni ed altre storie” Edizioni Universosud cui segue, nel 2015 sempre con la Casa Editrice UniversoSud, il libro di racconti “Giovacchino Zaccana – Appunti disordinati di viaggio”. Collabora con giornali e con riviste on line pubblicando poesie, brevi racconti e riflessioni di natura sociale e culturale. Ha un rapporto critico con il mondo che lo circonda. E’ curioso, irriverente. Odia ed ama la politica. Preferisce quella di prossimità. E’ capace di animare eventi complessi quando la letteratura, la musica, il teatro e la poesia possono restituire una occasione anche ai luoghi che vive. Così ha fatto rendendosi ‘testimonial’ del bisogno di spazi verdi fruibili nella sua amata Potenza, di luoghi da sottrarre all’amianto, all’incuria e all’abbandono.

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