Irsina: tra lingua e pratiche magiche

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Alcune peculiarità della lingua di Irsina

Irsina, p.d.r. 27 dell’A.L.Ba., è tra i comuni territorialmente più estesi della Basilicata. Il comune, a 49 km da Matera, è situato nella parte nord-orientale della regione, in una posizione strategica. Irsina infatti, domina l’intera valle del Bradano. Il paese che vanta una storia antichissima risalente al periodo greco e romano, è stato chiamato fino al 1895 Montepeloso. Il toponimo mundëpëlusë [mundəpəˈlusə] che è ancora in uso fra i parlanti, i mundëpëlusè(i)në [mundəpəluˈsɛinë] allude ad un’altura caratterizzata da presenza di vegetazione. Per quanto riguarda il nome attuale invece, esso si accosta al latino Irsūtus ‘ispido, peloso’.

A proposito di marche morfologiche, il dialetto di Irsina, conserva il suffisso -ORA del latino: è il caso di  ussë [‘us:ǝ] “osso”, òssërë [‘ɔs:ǝrǝ] “ossa”.

Anche dal punto di vista fonetico il nostro dialetto presenta molte particolarità. La A tonica, grazie al processo della palatalizzazione, in sillaba libera (quindi terminante in vocale) può avere vari esiti:

è [ɛ]  è l’esito più diffuso: chè [ˈkɛpə] ‘testa’, mè[ˈmɛnə]’mano’, pè [ˈpɛnə] ‘pane’.

é [e]ed  [æ] sono esiti più sporadici: chané [kaˈnetə] ‘cognato’, pëgné [pəˈɲ:etə] ‘pignatta’ e chiang [kiaŋˈgætə] ‘pavimento di pietra’.

Per quanto riguarda il consonantismo, del tutto particolare è l’esito t [t]da -D- che in Basilicata è presente solo ad Irsina:  të [ˈpetə] ‘piede’, cautèrë [kauˈtɛrə] ‘paiuolo’, sutë [ˈsutə] ‘sudi/-a’.

Un altro tratto sempre consonantico è l’evoluzione della  -LL-  in dd [d:], per cui registriamo staddë [ˈstad:ə] ‘stalla’, capiddë [kaˈpid:ə] ‘capelli’, chërtiddë [kərˈtid:ə] ‘coltello’.

Il IV volume dell’A.L.Ba. ci permette inoltre di individuare l’ausiliare perfettivo usato nel dialetto di Irsina. Dai dati a nostra disposizione possiamo constatare che AVERE è l’unico ausiliare utilizzato: a scambètë [a skamˈbɛtə]‘è spiovuto’, a mmurtë [a ˈm:urtə]‘è morto’, annë murtë [ˈan:ə ˈmurtə] ‘sono morti’.

 

Uno sguardo all’A.L.Ba.

Dies, diei è un sostantivo latino della V declinazione che può essere sia maschile che femminile. Quando dies è usato al plurale è sempre maschile, ma nel significato specifico di ‘giorno stabilito’ o in quello più generico di ‘spazio di tempo’, se dies è usato al singolare diventa femminile.

In tre soli comuni della Basilicata, Irsina, Matera (p.d.r. 34) e Montescaglioso (p.d.r. 54) ‘il giorno’ è un  sostantivo femminile: ad Irsina  si registra a dijë [a ˈdijə], a Matera la dë [la də], a Montescaglioso a dië [a ˈdiə].

A.L.Ba. vol. II, sez. II, carta 1. “Il giorno”:

 

Anche “mezzogiorno” deve essere, nei dialetti in questione, un sostantivo femminile. Infatti ad Irsina e a Matera dove rispettivamente si registrano mezzadijë [mɛd:zaˈdijə] e menzadë [mɛndzaˈdə]. A Montescaglioso invece, come nel resto della Basilicata, il sostantivo è maschile: mënzëiuórnë [məndzəˈjwornə].

A.L.Ba. vol. II, sez. II, carta 4. “Mezzogiorno”:

 

 

Irsina: il malocchio e le formule magiche

 Pratiche magiche e credenze popolari hanno caratterizzato i diversi momenti della vita della società contadina di molti paesi lucani e non solo. È importante conoscere queste pratiche per comprendere comportamenti e mentalità di una comunità che altrimenti sarebbero non solo inspiegabili, ma addirittura condannabili.

La maggior parte delle informazioni riportate di seguito, riguardanti Irsina, sono riprese dal lavoro del prof. Antonio Buonanno “A noume de Ddej. Per non dimenticare la religiosità, la magia e il folklore di un popolo.”, pubblicato nel 2010.

Le persone depositarie di formule e pratiche magiche, contro cui la magia non aveva potere, erano quelle che nascevano di venerdì, vënërdijë [vənər’dijə] o, anche se in misura minore, quelle nate di martedì, martrëdijë [martrə’dijə]. Le formule venivano trasmesse oralmente e il momento dell’anno più propizio per memorizzarle era la notte di Natale, a nòttë dë Natẽlë [a ‘nɔtːə də na’tælə].

Il malocchio, pigghiẽtë d’ucchië oppure u malucchië, [a pi’gːjætə ‘d_ukːjə]oppure [u ma’lukːjə]è, sicuramente, una delle credenze popolari più radicate.

Lo sguardo “cattivo” pieno di invidia o di gelosia di una persona particolarmente interessata comporterebbe, per la persona oggetto di invidia, una serie di manifestazioni come mal di testa, pesantezza, bruciore degli occhi, capogiri e difficoltà di concentrazione.

Il primo rimedio contro il malocchio sono degli utili amuleti portafortuna come, ad esempio: un chiodo di ferro curvo, cèndra stòrtë [‘ʧɛndra ‘stɔrtə] o un cornicello, u curnëciddë [u kurnə’ʧidːə]in tasca, un ferro di cavallo, u firrë dë cavaddë [u ‘firːə də ka’vadːə]sulla porta di casa, delle forbici aperte, furcëuë apiértë [‘furʧəwə a’pjertë] o una scopa in piedi, a scòpa addèrtë [a ‘skɔpa ‘adːɛrtə]dietro la porta di casa.

 Se questi amuleti non sono sufficienti e il malocchio “colpisce”, interviene a mašèrë [a ma’ʃɛrə]con riti e formule. A mašèrë effettua dapprima due segni di croce sugli occhi e un primo segno di croce al centro della fronte portando i pollici della mano verso l’arcata sopraccigliare e continuando fin dietro la testa, come ad allungare le braccia della croce stessa; poi procede con un secondo segno di croce sulla fronte, prolungando le braccia della croce e raggiungendo con i pollici prima le tempie e poi la nuca; termina con un terzo segno di croce sulla fronte e ritorna a massaggiare l’arcata sopraccigliare. Durante questo rito vengono recitate delle formule magiche, ogni formula per tre volte. Il numero tre non solo rappresenta il numero perfetto, ma anche la Santissima Trinità a cui spesso si fa riferimento nelle formule stesse.

Riportiamo di seguito solo una delle formule magiche trascritta in ADL (Alfabeto dei Dialetti Lucani), IPA (alfabeto fonetico internazionale) e tradotta in italiano:

Duië só i malucchië ca t’ànë attacchẽtë,                               [‘dujə so i ma’lukːjə ka ‘t_anə atːa’kːætə]

duië t’attacchënë e dduië t’assògghiënë.                              [‘dujə t_a’tːakːənə e ‘dːujə t_a’sːɔgːjənə]

attènë, Fịgghië e Spirëtë Sandë                                             [a’tːɛnə ‘fɪgːjə e ‘spirətə ‘sandə]

malucchië livëtë da nandë.                                                    [ma’lukːjə ‘livətə da ‘nandə]

“Due sono i malocchi che ti hanno legato, due ti legano e due ti slegano. Padre, Figlio e Spirito Santo malocchio sparisci.”

Con l’espressione “due ti slegano” probabilmente si fa riferimento ai Santi Cosma e Damiano.

Questa pratica funziona anche a distanza: la formula viene scritta su un fazzoletto, u maccaturë [u makːa’turə], che viene mandato alla persona “colpita” da malocchio per fasciarsi la testa, a chèpë [a ‘kɛpə].

 

 Alfabeto Dialetto Lucani _ ADL Irsina

 

 Alcune peculiarità della lingua di Irsina_ Irene Panella

 Uno sguardo all’A.L.Ba._ Irene Panella

Irsina: il malocchio e le formule magiche_ Giovanna Memoli

 Alfabeto Dialetti Lucani _ ADL Irsina_ Teresa Graziano

 

 

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