“LA CITTA’ SVELATA DAI GIOVANI”

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VALERIA IANNUZZI

 

Durante la presentazione del quarto volume “La città svelata dai giovani” della collana Letti di sera, tenutasi lunedì scorso ,a Potenza, a parlare sono stati alcuni giovani del capoluogo lucano. Quaranta voci distinte, quaranta punti di vista diversi su una città che sempre più spesso viene abbandonata a se stessa. Un libro che diventa un vero e proprio progetto, sostenuto e finanziato, che vuole scuotere animi giovani e non giovani, nella speranza di formare una forte identità collettiva che possa riscattare la città e dare sempre maggiori opportunità alle generazioni future, affinché nascere a Potenza non sia più vista come una “condanna” ma come un’opportunità.

Partire ora. Partire da qui.

 

 

 

“A volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane.”

E’ così che Calvino dava voce ad uno stato d’animo sempre attuale: la sensazione di vuoto, tormento ed incertezza che ogni giovane prova di fronte al pensiero del futuro. Vent’anni: poca esperienza, tante aspettative dalla vita e la tremenda paura di sbagliare.

Correre velocemente aiuterebbe a non pensare. Ed è così difficile capire ed affrontare le proprie irrequietudini. Dopo quella che forse è stata una frenetica corsa verso una meta ignota in cui riponiamo tutte le nostre speranze, si è costretti, ad un certo punto, a rallentare, sempre di più, fino a fermarsi del tutto davanti ad un bivio decisivo. Compiere una scelta ci apre sempre nuovi orizzonti e nuove possibilità. Ma dall’altro lato ce ne preclude altri: è la vita che non vivremo mai e che ogni tanto riecheggia nei nostri “se” e nei nostri “ma”. E’ per questo che in ogni scelta ci vuole la massima consapevolezza: partire da sé, guardarsi attorno, guardarsi dentro, riflettere, conoscersi, conoscere.

Quaranta giovani del capoluogo lucano hanno raccontato la loro esperienza e le loro scelte alla luce del rapporto con Potenza, quella che, con giudizio rassegnato e spesso anche un po’ indignato, è definita “la città dell’eterno immobilismo”.

Un’idea nata quando la ventiseienne Francesca Ferri, laureata a Roma in lingue e frequentante ora un master di ricerca in cinema e audiovisione alla Sorbona di Parigi, ha sentito l’esigenza di avvicinarsi alla città di Potenza da cui, qualche anno fa, aveva deciso di allontarsi. Un’idea divenuta poi un progetto, sostenuto e finanziato, per dar voce ai ricordi e alle visioni di alcuni giovani cittadini, con lo scopo di raccontare la storia della città segreta che vive in ognuno di loro, in ognuno di noi. Il fine è quello di far emergere, attraverso i loro lucidi punti di vista, le problematiche della città, affinché queste possano essere affrontate e risolte con serietà e consapevolezza.

Partire, tornare o restare: una decisione con cui molti nella vita hanno dovuto fare i conti, proiettando in essa le proprie speranze e i propri progetti. Una decisione, però, che per il diciottenne potentino di oggi è sicuramente molto più difficile rispetto al diciottenne potentino della scorsa generazione o al giovane della capitale.

A volte si parte da Potenza senza pensarci due volte. Insomma, è il famoso e diffuso, soprattutto tra i liceali prossimi alla scelta universitaria, slogan del “questa città non offre nulla” che ci conduce ad andarcene, quasi fosse un obbligo. Altre si parte per bisogno: Potenza realmente non offre le opportunità e gli sbocchi di cui necessariamente abbiamo bisogno per realizzare i nostri sogni.

A volte si parte e si decide di non tornare più. Altre si ritorna. E ciò avviene forse con gli occhi di chi ha vissuto altrove cento vite e mille esperienze, e poi si ritrova in un luogo in cui sembra non esser cambiato nulla e <<ho fatto bene ad andarmene da qui>> è il primo pensiero; o forse invece è proprio questo immobilismo che ci rincuora: il profumo di casa, gli amici di sempre, i pranzi della nonna, il piacere di abbandonarsi alle proprie riflessioni, senza affogare nello stress e nel traffico della metropoli.

Ma a volte…a volte si decide di restare a Potenza perché si intravede uno spiraglio, un’opportunità che si decide di afferrare, aiutando, al contempo, la propria città: colmando i suoi vuoti, ricostruendo le sue marce radici, seminando idee nuove e valide proposte, per sradicarsi da ogni pregiudizio ed ogni ingiuria che, da tempo, la logorano. Una città dolente, una madre sofferente che vede ogni giorno andar via i propri figli potrebbe diventare una città di richiamo, una città di possibilità ed offerte, una madre che vede i propri figli amare la propria città, e trovare in essa il luogo ideale per un futuro in linea con le loro aspettative.

Durante questo percorso, le proposte utopistiche e i programmi inattuabili non recano alcun vantaggio. E’ necessario partire da zero: crederci – perché è questo ogni inizio – come comunità, con l’obiettivo che Potenza non sia più un luogo da cui partire, ma un luogo in cui restare ed arrivare.

Io?

Io ho deciso di restare e non me ne sono pentita.

 

Valeria Iannuzzi, studentessa di Lettere Moderne all’Università degli studi della Basilicata.

 

 

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