LA REGOLA DELLE TRE C

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by  DINO DE ANGELIS

profile-photo-dinodeangelis-96x96Sono sempre stato critico nei confronti dell’attuale Amministrazione potentina, fin dal momento del suo insediamento nel 2014. Non ho alcun problema ad affermare che l’operato del sindaco, per quanto io abbia potuto vedere dalle innumerevoli dichiarazioni di intenti rese in questo periodo di gestione amministrativa della città non si è mai caratterizzato per avere un respiro lungo, una visione globale, un programma d’insieme, una strategia per far capire  quale fosse la visione della città. Fin dai tempi della campagna elettorale ho sempre ritenuto insufficiente la definizione di “brava persona” che gli affibbiavano, come se essere bravi, disponibili e corretti con le persone significasse di per sé avere capacità manageriali, meccanismi di soluzione dei numerosi problemi di cui la città è afflitta, capacità di rimarginare con decisione le ferite che prostrano il capoluogo, retrocedendolo ormai in tutte le classifiche. Senza dilungarmi sulle tantissime piroette, dimissioni date e poi revocate, giravolte, marce indietro e continui cambi di idee, dall’argomento più semplice a quello più complesso, mi limito a considerare che, nella difficilissima situazione di governabilità nella quale il consiglio comunale si è ritrovato all’indomani del voto, c’era solo una regola alla quale aggrapparsi per dare dignità al ruolo del rinnovamento che aveva incarnato con l’esito delle urne: la regola delle tre C. Coerenza, Capacità, Coraggio. Coerenza di constatare che non vi fossero i presupposti per dare alla città un assetto stabile ed efficiente e ritornare a far esprimere i cittadini nell’unica forma che la Costituzione riconosce. Capacità di conoscere ed affrontare prima di tutto le emergenze della città e di poter avviare una stagione di rinnovamento che, nelle secche in cui versano i conti finanziari, poteva essere parzialmente risolta solo con una grande partecipazione dal basso, visti i numerosissimi movimenti ed associazioni che animano silenziosamente ma fattivamente la vita della città come mai si era visto prima. Ed infine Coraggio di tenere la barra dritta, di puntare nella stessa direzione dalla quale era partito, un netto cambio di rotta, dare corpo e sostanza a quella discontinuità che gli veniva chiesta da una parte degli elettori, quelli che poi hanno decretato la voglia di cambiare pagina. Ma nessuna di queste tre C è stata perseguita e l’impressione iniziale (poi diventata cronaca politica attuale) ci consegna un nocchiero indeciso, capace soltanto di rotte indefinite e confuse che, oltre a non affrontare e risolvere quasi nessuno dei veri problemi di cui è attanagliata la città (due rotonde agli incroci e il cambio di gestione – ma non di sostanza – del trasporto pubblico) sono ben poca cosa rispetto alle vere emergenze ed hanno di fatto finito con l’alimentare un conflitto politico che ha inacidito gli animi portando l’attenzione dei cittadini solo su una sterile diatriba muro contro muro. Se l’alibi è stato sinora che non aveva maggioranza, adesso quest’alibi non esiste più. Vedremo quanta stoffa c’è in chi guida la città.

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